Mese: giugno 2019

«Conquistare le forze dell’ebbrezza per la rivoluzione»

Per non far sparire nell’ombra il passaggio di Krak, facciamo appello alle parole di W. Benjamin da “Il surrealismo” (1)

 
 Giuseppe Preziosi
"…quando irruppe (il surrealismo) sui suoi fondatori nella forma di un’ispiratrice ondata di sogni, esso apparve come sommamente integrale, definitivo, assoluto. Tutto ciò con cui veniva a contatto si integrava. La vita pareva degna di essere vissuta solo quando la soglia che c’è tra la veglia e il sonno era come cancellata, in ciascuno, dai passi di mille immagini fluttuanti; il linguaggio pareva veramente tale solo là dove il suono e l’immagine, l’immagine e il suono erano ingranati l’uno nell'altra con tale automatica esattezza, con tale felicità che non restava più alcuna fessura dove infilare il gettone «senso» […] Non soltanto sul senso. Anche sull'io. Nella compagine dell’universo il sogno allenta l’individualità come un dente cariato. Proprio questo allentamento dell’io nell’ebbrezza è nello stesso tempo l’esperienza viva e feconda che ha consentito a queste persone di sottrarsi al dominio dell’ebbrezza [...] Esso può vantarsi di una sorprendente scoperta. Per primo si imbatté nelle energie rivoluzionarie che appaiono nelle cose «invecchiate», nelle prime costruzioni in ferro, nelle prime fabbriche, nelle prime fotografie, negli oggetti che cominciano a scomparire, nei pianoforti a coda, negli abiti vecchi più di cinque anni, nei ritrovi mondani, quando cominciano a passare di moda. Quale sia il rapporto di queste cose con la rivoluzione – nessuno può saperlo più esattamente di questi autori. Come la miseria, non solo quella sociale ma anche e altrettanto quella architettonica, la miseria dell’interno, le cose asservite e asserventi si rovescino in nichilismo rivoluzionario, prima di questi veggenti e astrologi non se n’era accorto nessuno [...] Conquistare le forze dell’ebbrezza per la rivoluzione: intorno a questo motivo ruota il surrealismo in tutti i suoi libri e le sue iniziative. Questo può essere definito il suo compito più proprio e specifico. Esso non consiste solo e semplicemente nel fatto che come sappiamo - una componente di ebbrezza è presente e operante in ogni atto rivoluzionario. Essa è identica con quella anarchica. Ma mettere l’accento esclusivamente su di essa equivarrebbe a trascurare interamente la preparazione metodica e disciplinare della rivoluzione a favore di una prassi oscillante fra l’allenamento e i preparativi di una festa. A ciò si aggiunge una concezione troppo immediata e affrettata, “adialettica” della natura dell’ebbrezza. L’estetica del pittore, del poeta en état de surprise, dell’arte come reazione alla sorpresa, è prigioniera di alcuni pregiudizi romantici quanto mai infausti. Ogni indagine seria delle doti e dei fenomeni occulti, surrealisti, allucinatori presuppone un intreccio dialettico di cui una mentalità romantica non verrà mai a capo. E infatti non è molto utile sottolineare con tono patetico o fanatico gli aspetti enigmatici dell’enigmatico; noi riusciamo invece a penetrare il mistero solo nella misura in cui lo ritroviamo nella vita quotidiana, grazie a un’ottica dialettica che riconosce il quotidiano come impenetrabile, l’impenetrabile come quotidiano [...] la più appassionata indagine dell’ebbrezza da hascisc non insegnerà, intorno al pensiero (che è un narcotico per eccellenza), nemmeno la metà di quello che l’illuminazione profana del pensiero insegna sull’ebbrezza da hascisc. Leggere, pensare, attendere, passeggiare sono forme di illuminazione non meno del consumo di oppio, del sogno, dell’ebbrezza. E sono forme più profane. Per tacere di quella più terribile droga (noi stessi) che prendiamo in solitudine.
(1) Scritti 1928 – 1929 – in opere complete vol. 7 – Einaudi Editore