La stanza dell’udito e dell’orologio

La parola dimenticata

“Sogno di dimenticare quello che devo dire in teatro, devo parlare cantare, sono impedita”

“Se i colori notturni eufemizzano le tenebre, la melodia sembra eufemizzare il rumore...la melodia, la soavità musicale (…) è il doppio eufemizzante della durata esistenziale...ricopre lo stesso ruolo estatico della notte...il simbolismo della melodia è il tema della regressione verso aspirazioni più primitive della psiche, ma anche il mezzo per esorcizzare e riabilitare, attraverso una sorta di eufemizzazione costante, la sostanza stessa del tempo...(...) tutta la musica non è che una metaerotica (...) ogni coreografia ritmica è un'erotica (...) l'immaginazione musicale, una meta erotica la cui funzione essenziale sta nel conciliare i contrari e nel dominare la fuga esistenziale del tempo...la musica, l'esito razionalizzato di un'immagine affettiva, specialmente del gesto sessuale (…) la musica è contrasto drammatico, valorizzazione uguale e reciproca delle antitesi nel tempo (...) la forma contrastante individuata nella musica più o meno pura dell'occidente può inoltre essere concepita come l'ossatura del dramma teatrale propriamente detto così l'immagine del dramma copre e maschera, con le sue peripezie figurate e le sue sperane, il dramma reale della morte e del tempo (...)” (17)

Nei molteplici teatri dove gioca la sua rappresentazione, l'istituzione, il gruppo teatrale, lo psicodramma, il sogno, questa giovane ragazza perde la capacità di poter cantare; smarrisce non solo le parole, l'argine simbolico, l'orlo agli strappi della sua esistenza di donna, ma anche la capacità di inserirli in una trama ritmica, musicale.
“Eufemizzazione costante della sostanza del tempo” questo è il tema che Durand attribuisce alla melodia: il tempo troppo precoce della maternità di x, il tempo che corre della crescita della sua bambina, il tempo sempre attuale del trauma delle violenze subite, il tempo alieno della società degli “adulti”.
La musica è anche un'erotica che si nutre della sensualità del corpo. Ma quale corpo può rivolgersi x se parliamo di un oggetto di uso, scambio e godimento dell'Altro?
È una eufemizzazione impossibile conciliare al di sotto di una scansione armonica e melodica la frattura tra un corpo libidico e un organismo goduto e godente, tra una madre “sufficientemente buona” e una strega divoratrice.


(16) (1568-1625) Jan Bruegel Il Vecchio – Camera della musica - da “il Museo Immaginato”
(17) 1972 - Gilbert Durand -Le strutture antropologiche dell'immaginario – Dedalo edizioni – p. 202

PIANTA DEL MUSEO DEI SOGNI
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