Categoria: gruppo
“SO-STARE NELL’IN-NOMINABILE ?” 17-09-2022
So-g-getti s-ma-r-riti alla guerra! – 11-06-2022
“E la guerra non parla” – Polivisione 8 aprile 2022 ”
“Riverberi ”
“Frammenti di famiglie”
26/02/2022
Incontro di sensibilizzazione allo Psicodramma Analitico
[1]“[…] se lo psicodramma aiuta qualcuno a formulare domande che non ha potuto articolare nella famiglia non è perché costituisca una famiglia sostitutiva, ma in quanto offre al soggetto quello che anche una famiglia sufficientemente buona avrebbe dovuto offrire e cioè dei momenti di mediazione tra i rapporti primari e i rapporti sociali intesi nel senso più vasto”.[2]
“ma proprio in quel momento nella stanza entrò il papà della bambina e del bambino. Guardò i piccoli che dormivano. Rimboccò le coperte della bambina, le accarezzò i capelli soffici e le diede il bacio della buonanotte. Poi si girò e andò verso il letto del bambino. E allora inciampò in un cubo delle costruzioni dimenticato, arancione come il tappeto. Perse l’equilibrio, allungò le braccia e si appoggiò con una mano alla parete della Casa per non cadere. E a un tratto rimase immobile come se fosse stato uno degli gnomi di plastica del giardino”[3]
Il cd Aletheia della SIPsA, al suo terzo anno di vita, nell’ambito dell’attività di sensibilizzazione al dispositivo dello Psicodramma analitico, La invita a partecipare alla giornata del 26 febbraio 2022 dalle 9,00 alle 13,30. L’incontro si terrà su piattaforma Meet, sarà gratuito ma non senza costi. Il costo è rappresentato dalla partecipazione alla ricerca psicoanalitica con il proprio desiderio.
Il centro didattico negli ultimi mesi ha dedicato il proprio lavoro di ricerca, in setting psicodrammatico come in gruppo di lavoro, sui nodi clinici che danno vita alla “famiglia”, individuando i seguenti nuclei tematici:
“il gruppo come spazio transazionale che accompagna il soggetto all’incontro con la sua famiglia interna”;
“la caratteristica del gruppo aperto come richiamo ai movimenti di accoglienza, crescita e separazione nella famiglia e tra fratelli/sorelle”;
“il gioco psicodrammatico e i suoi elementi come facilitatore nel percorso analitico del soggetto che si confronta con la famiglia interiorizzata”.
Come Cd Aletheia siamo partiti da alcuni frammenti sulla famiglia, psicoanalitici, letterari, poetici, audiovisuali scoprendo la loro pregnanza nell’interrogare quanto del significante famiglia ci appartiene. Questi frammenti hanno riattualizzato ciò che è conservato nella rimozione affinché possa essere riprocessato attraverso il sintomo, il lapsus, atti mancati, metafore, metonimie e spostamenti dell’attività onirica diurna e notturna.
Riteniamo che tutto il percorso analitico dovrebbe essere transizionale cioè uno spazio potenziale e di passaggio, nel quale il setting rappresenta una cornice prestabilita, condivisa e relativamente statica nella quale poter procedere nel proprio lavoro analitico. Prima riflessione in questi due anni di pandemia siamo stati costretti a modificare il setting. È indolore? Dice Winnicott che lo spazio transizionale non consiste solo in una fase evolutiva del bambino, ma è anche e soprattutto lo spazio potenziale tra individuo ed ambiente in cui si può modellare in tutte le età successive dell’uomo ogni forma di processo mentale creativo.
Lo spazio transizionale ci permette di sviluppare una autonomia riflessiva personale nonché di cogliere l’opportunità che ciascuno di noi vuole concedersi di dare un nuovo personale senso alla propria esistenza, a partire dalle esperienze sociali culturale e personali, anche le più dolorose. Il merito degli oggetti transizionale è quello di evidenziare la distinzione tra bisogno e desiderio, la possibilità di assumersi la responsabilità tra l’uno e l’altro, come si può e quando si può. Solo in uno spazio transizionale la parola è qualcosa di non fisso ma ogni volta esposta ai doni, o ai furti imprevedibili da parte dell’altro, come ha scritto E. B. Croce.[4]
DA CHI È ABITATA LA CASA DI UN ALTRO MONDO?
Nel libro – “La casa di un altro mondo”[5] – si narra di come una bambina abbia usato la fantasia per poter entrare in contatto con una realtà familiare troppo dolorosa. Si entra giocando, si scendono scale, si aprono porte, incontreremo qualcosa di inaspettato e a tratti inquietante, fischietteremo nel buio e cercheremo conforto in qualche mano che stringa la nostra. La sorpresa più grande sarà un diario bianco ancora da scrivere. Che libro sarà? Un manuale di istruzioni, una autobiografia o un romanzo fantastico? Il protagonista è forse colui che abita qui, un alieno piovuto dal cielo, un mostro degli inferi o solo un bambino, “il bambino della notte” [6], come descritto da Silvia Vegetti Finzi, è nascosto in ognuno di noi, è il soggetto che per vivere dovrà essere riconosciuto come sostanzialmente estraneo, altro rispetto a quello immaginato.
Per uscire dal labirinto della casa dovrà trovare le parole e scrivendole, accettare che volino via come semi portati dal vento, trascinando con sé tutte le facce e le aspettative delle famiglie passate, presenti e future, semi che seguiranno le vie del destino, generando altre piante ed alberi in giardini lontani, probabilmente a noi sconosciuti ed inconoscibili.
La pulsione di sapere, di scoprire, come ci ha insegnato Freud[7], si dirige inevitabilmente verso il tema delle origini, drammatizzata nei fantasmi originari, ha sempre qualcosa di incestuoso. Eugenie Lemoine, citando Lacan, afferma che l’essere umano “desidera sempre ciò che non ha, l’Altro (in questo caso l’altro del sapere) ma trova sempre solo il suo simile immaginario”.
Chi incontriamo quindi nel nostro cammino e nel nostro diario, nella nostra formazione, sono forse dei familiari, fratelli e sorelle che competono con noi o si alleano per scoprire i segreti della conoscenza, patrimonio dei genitori.
Scrive Elena Croce: “Ora è evidente che tra dimensione istituzionale familiare e dimensione del desiderio, inevitabilmente o quasi, c’è conflitto a cominciare dai problemi relativi al posto che la coppia dei genitori offre al bambino e alla funzione che gli è in grado di assumersi, fatto che può risolversi come iscrizione in una catena significante (è il caso della nevrosi), o identificazione con l’oggetto del fantasma materno (è la psicosi) o nel lasciarsi assimilare ad un feticcio (ed è la perversione).”(…) “Il bambino, come del resto l’adulto, entrano nello psicodramma quando il “gruppo” è già in funzione e vengono quindi a trovarsi in un luogo in cui il legame sociale risulta già abbozzato senza aver potuto prendere parte attiva a questo “abbozzo”
Quindi noi ci proponiamo di incontrare questo “abbozzo”, poterlo conoscere, riconoscendolo come frutto dell’Altro, utilizzando gli strumenti dello Psicodramma Analitico “che tendono a opporsi a questo rifugiarsi immaginario in un gruppo unitario e omogeneo come un corpo materno”[8].
Questo processo intrapreso da molti anni, come SIPsA, lo stiamo aprendo anche a chi non per forza nella nostra società debba riconoscersi, affinché il dispositivo dello Psicodramma Analitico ci apra gli occhi sull’illusione della funzione psicoterapeutica senza faglie. Come ci dice Elena Croce, il setting gruppale dello Psicodramma, riedizione del gruppo famiglia, ci costringerà ad esporre i nostri punti ciechi e ad accettare di essere ancora una volta e per sempre castrati ed imperfetti. Proprio questo manterrà vivo il nostro desiderio, la nostra curiosità di esplorare.
Forse, allora, se saremo abbastanza pazienti …avremo la fortuna di trovare nel buio dei frammenti di luce ed anche qualche mano fraterna che accompagni il nostro cammino verso un altro mondo.
A cura del cd Aletheia
Per partecipare:
scrivere a Nicola Basile – nibasile@libero.it o inviare un messaggio al 3296322722 indicando nome e cognome – recapito telefonico.
[1] Angelo Maineri – Clorofilla – vite radicate – 2017
[2] Elena Benedetta Croce – Famiglia e famiglie – Quaderni di psicoanalisi e psicodramma analitico – Il romanzo familiare – anno 8 n. 1- dicembre 2016
[3] Malgorzata Strekowska-Zaremba – La casa di un altro mondo – Mondadori – 2020
[4] E.B.Croce – Il volo della farfalla – Borla ed – 1990
[5] M. S. Zaremba – 2020
[6] Silvia Vegetti Finzi – Il bambino della notte: divenire donna divenire madre – 1990 – Mondadori
[7] Sigmund Freud – i Tre saggi sulla teoria sessuale – 1905 con il paragrafo aggiunto nel 1914 – Opere – vol.4 Boringhieri- Milano 1970
[8] E. B. Croce – 2016
Jung e lo Psicodramma junghiano
Il Centro Didattico della SIPsA Aletheia, nell’ambito del proprio programma di divulgazione della psicoanalisi e del dispositivo dello psicodramma analitico, in collaborazione con lo studio multidisciplinare Nuovi Percorsi di via Borelli 5, Roma, sabato 15 maggio, alle ore 10,00 su piattaforma Meet, è lieto di invitarvi all’incontro su “Jung e lo Psicodramma junghiano”.

La dott.ssa Alessandra Corridore, Psicoterapeuta, Psicologa Analista con funzione di docenza CIPA, associato SIPsA, Docente di Psicologia Sociale della Famiglia presso l’Università degli Studi dell’Aquila ci introdurrà alla psicologia analitica e allo psicodramma junghiano, teatro d’immagini, “sacro temenos” in cui si intrecciano narrazioni e si attivano processi creativi della psiche individuale e di gruppo.
La discussione sarà coordinata dal dott. Nicola Basile, didatta SIPsA. In base al numero dei partecipanti si potrà avviare una breve sessione di psicodramma analitico.
Si consiglia lettura:
- CORRIDORE A., Lo psicodramma come teatro di immagini in Quaderni di cultura junghiana, CIPA, n. 2, 2013 https://www.psicologia-analitica-junghiana.it/lo-psicodramma-come-teatro-di-immagini/
- Corridore A., Dallo psicodramma moreniano allo psicodramma junghiano, https://www.psicologia-analitica-junghiana.it/dallo-psicodramma-moreniano-allo-psicodramma-junghiano
- Presentazione del cd didattico Aletheia
Il seminario terminerà alle 12,30.
Per partecipare richiedere il link, lasciando le proprie generalità e numero telefonico ad uno dei seguenti recapiti:
- nuovipercorsiviaborelli5@gmail.com;
- cell. studio Nuovi Percorsi: 3516369902
- cell. Nicola Basile: 3296322722
- tel. fisso Nuovi Percorsi: 067020310 (risponde segreteria automatica)
Cordiali saluti
dott. Nicola Basile
Responsabile Cd Aletheia SIPsA
Polivisione 11 dicembre 2020
Una voce dalla caverna. Riflessioni per l’incontro di Polivisione del 11 dicembre 2020[1].
di Nicola Basile[2] e Giuseppe Preziosi[3]
Nel pieno della seconda ondata, in un tempo in cui la luce di uscita dal tunnel sembra un timido luccicare in lontananza il gruppo recupera un immaginario da fiaba, di quelle favole classiche che fanno veramente paura, che non hanno le forme solo di principesse ed eroine ma di orchi, inciampi, divoramenti, cuori gelidi, abbandoni. L’immagine inaugurale della nostra riflessione forse può essere quella descritta da Silvia nel suo caso, di un bimbo gettato nel gruppo, senza nessuna mediazione, nessun accompagnamento, come un Pollicino, un Hansel senza Gretel, una Gerda senza Kay, un soldatino di stagno spinto in mare.
Il gruppo si affida alle favole, miti primordiali. Racconti che non eludono la questione della morte, dell’aggressività, della vendetta. A differenza dei videogiochi moderni per esempio, che mi sembra abbiano un diverso tipo di narrazione, che ha a che fare con l’obiettivo, il nemico, il successo e non si muore mai in fondo, si ricomincia sempre finché l’ostacolo non è superato, un diverso tipo di voce accompagna questa narrazione.
La seduta recupera un’altra voce, la possibilità di farne tana, caverna, nascondiglio, contenimento. È “appellarsi” forse a quella parte di corpo più intima che però più si avvicina ad una perdita: la voce sempre perduta appena si manifesta, elemento di alterità ma anche elemento unico, soggettivo, irripetibile. La voce scava una cavità, definisce un luogo, quando siamo all’interno della caverna originaria una voce ci avverte di altro che accade al di fuori, una voce che forse può iniziare a raccontarci come è la vita al di là della caverna. In questo passaggio al digitale, ridotti ad immagini, forse abbiamo più fiducia nelle voci, forse già abituati al telefono da decenni. Attraverso microfoni, cuffie, distorsioni, storture forse crediamo di recuperare qualcosa di autentico, e arcaico, del nostro rapporto con l’Altro nella voce.
Abbiamo interrogativi faticosi: perché, ad esempio, tanti giovani ragazze e ragazzi, detti hijkkimori, decidono di segregarsi nelle loro stanze e abbandonarsi all’incuria del corpo, perdersi nel degrado, come in postmoderne torri di un castello inespugnabile? Quale drago feroce li chiude dentro o tiene fuori gli altri? E noi, siamo immuni a questo fascino? perché poi, in fondo è stato così facile cedere alla nostra libertà e alle nostre vite, e chiuderci nelle nostre tane?
Un messaggio ci arriva da uno di questi rifugi, una voce:
Il mio cielo è in una stanza, tu mi racconti, mi racconti un racconto, che è caduto in un aldilà delle mura della mia stanza. Sono qui dal tempo del piacere senza fine, passando da video, in video. Il mio aldilà si trova in un tempo impreciso e in un luogo molto sicuro, una
stanza.
In una stanza sa stare anche tutto il cielo, nella stanza si vive al di là di ogni relazione, al di là dell’odore dell’altro che puzza, al di là dell’altro che occupa lo spazio, immaginando l’altro che potrebbe offrirti una carezza e domani negarla.
Del domani non c’è certezza, non si sa, quindi perché attendere una carezza quando la posso immaginare, la posso addirittura allucinare?
Se la pelle del mio viso è una buona maschera per uno, non ci sarà necessità di te Altro, che potresti tra un istante non esserci più.
Io voto per tutti e per me stesso, non c’è mai conflitto nella mia stanza, Onu dei miei pensieri, che di ogni distinta nazione fa assemblea che deve votare all’unanimità, portando tutte le distinzioni a uno/1, cioè una perfetta totalità, senza incrinature.
La mia assemblea è tra un letto e un monitor, tra una cuffia e un film residente in un server in Alaska.
Sono uscito dalla parzialità di essere chiamato per decidere chi amare. Indosso un’unica maschera, quella che mi hanno assegnato senza che mi dicessero cosa farci. La porto da tempo ma non è mai stata mia, non sono riuscito a modellarla abbastanza affinché potessi riconoscere in lei anche una minima parte della mia manifattura.
Le mie mani non riescono a staccare la maschera dalla mia pelle. Così prendo a prestito quelle maschere liquide che passano tra un sequel e l’altro di una serie infinita di ripetizioni.
Ma quelle maschere, bidimensionali non mi tolgono il senso di pienezza, di noia che avvolge tutto il cielo dentro la mia stanza.
Quotidianamente l’Onu mi invia i pacchi per rifugiati, piovono dal cielo senza che io li richieda, ci pensa l’Altro a soddisfare le mie richieste, non lo chiamo e non mi interroga, non richiedo e lui non chiede in cambio nulla.
L’uno è l’Onu, traslitterazione senza mancanza, e per entrambi sono solo una maschera lascito dell’altro di cui prendersi cura per dare un compito all’istituzione celeste.
Com’è avvincente l’irradiamento di quei di quei raggi bluastri che sanno di sottrazione del femminile, ottenuto per raffreddamenti dai toni caldi. Sono i colori che dominano nel mio cielo, colore che viene dal freddo, colore che io tengo per sottrazione dal femminicidio, dall’autismo. La mia lunghezza d’onda visibile è il colore del cielo, quello che naturalmente posso scorgere dalla mia finestra in led. Il colore blu lo ottengo miscelando e sottraendo il ciano e il magenta[4].
La maschera sotto le radiazioni s’irrigidisce e si trasforma, senza che io possa fare nulla perché non avvenga, in maschera mortuaria dell’eroe che giace tra il pianto dei suoi eredi che hanno chiuso il feretro.
Le radiazioni bluastre tingono il ricordo di freddo mentre intorno al feretro scorrono simboli dell’infanzia, dove il piombo fuso si fa soldatino in guerra, anzi impegnato nella guerriglia, con strane regole d’ingaggio che lo vuole eroe isolato tra isolati sempre sull’attenti.
A pensarci bene dentro il blu di una fiamma ritroverei il massimo di calore ma non posso accedere che a sorgenti fredde di luce.
C’era la mia vita una volta e in quel c’era io ci sono rimasto, immobile, immobilizzato in un arco di tempo che non scocca mai la sua freccia, un arco che non sa di nascita ma solo di continuità eterna, come quella filastrocca in cui “c’era una volta un re, che chiedeva alla sua schiava, raccontami una storia” senza che la storia non vada mai oltre la schiava che racconta di un re, che chiede alla sua schiava di raccontargli una storia.
Hansel, Gretel, il soldatino di piombo, stanno lì pronti a ripetere che la loro storia, dentro la caverna platonica, dentro l’utero materno, dentro e non fuori, si svolga in un video, di cui è stato perso la funzione stop e si riavvolge per riprendere instancabile.
C’erano una volta delle statue di cera fuse nel fuoco che raffreddate, hanno perso l’unità della materia e restano immobili nel museo in attesa di un visitatore, raro al tempo del covid.
C’era una volta uno zoppo soldatino di stagno, zoppo come Andersen, che per ritrovare la sua amata deve fondersi con lei nel fuoco magico donatogli da una fata, altrimenti sarebbe stato per sempre l’uno separato dall’altro.
La fata, forse la terapeuta, forse la terapia, li salva dall’invidia del diavolo giocattolo riunendoli in un’unica fusione amorosa che di loro lascia solo un piccolo emblema, una favola che va raccontata, in cui l’uno non è separato dall’altro.
A cercare l’invidioso diavolo della favola sul web, bisogna stare particolarmente attenti forse per un certo timore. Per fortuna il gioco infantile non teme il diavolo e c’è sempre un deus ex machina nella tragedia.
L’epilogo di Andersen è che ad amare il rischio è proprio quello di essere soldatini in guerra contro lo sguardo del video, video che entra nella stanza, video che fa luce nella caverna calda e accogliente della madre lingua, cavea in cui risuonano echi indistinti, da ripetere al di là del tempo, per non esser più parlati dal taglio paterno. Sempre Anderson ci avvisa che per amare è necessario stare attenti.
Adesso vi racconto un racconto accaduto al di là del tempo, in un video in cui c’era una storia sola, in cui una madre parla alla sua bambina, che sa di esser da lei parlata ma che non può tagliare la narrazione in alcun modo. Al soldatino di piombo è stata tagliata una gamba. Il racconto sa di ossa, ossa dure da separare. E così riprendiamo il 11 dicembre 2020.
Per iscriversi chiamare il 067020310 e lasciare un messaggio in segreteria con i propri dati o inviare mail a nuovipercorsiviaborelli@gmail.com.
[1] Il testo è la rielaborazione dell’incontro di Polivisione del 20/10/2020 organizzato in collaborazione con la SIPsA.
[2] Membro didatta della SIPsA, fondatore dello studio Nuovi Percorsi di Roma, nibasile@libero.it
[3] Membro titolare della SIPsA, facente parte dell’equipe dello studio Nuovi Percorsi di Roma, g.preziosi79@gmail.com.
[4]Nella codifica CMYK (ciano-magenta-giallo-nero), che si basa sulla miscelazione dei colori sottrattiva, il colore blu è rappresentato come il colore ottenuto dall’addizione del ciano e del magenta, ovvero dalla quadrupla (100; 100; 0; 0), dove le componenti del ciano e del magenta presentano il valore massimo (100) mentre i componenti del giallo e del nero presentano valori nulli (0). https://it.wikipedia.org/wiki/Blu
Polivisione 20 novembre 2020
Incontro di “Polivisione”
con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”…
affinché la parola della clinica, dell’incontro,
non resti privata del suo pubblico …
per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde.
*20 Novembre 2020* h 19:00 – 20,30
Saremo sempre isole,
isolati dentro isole,
necessario isolamento.
Potete girare attorno
alla isola confine
non varcare.
È un confine che confina,
retaggio di quel confino,
marchio di Resistenza.
Questione che va dall’infanzia
alla terza e oltre età.
Pianto, lugere.
Vorresti riunirti a me?
Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Giuseppe Preziosi.
Osserverà il dott. Nicola Basile.
Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com;
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.
L’illustrazione: “L’isola dei giocattoli” di A. Savinio
Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” 2020 – 2021
Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”… affinché la parola della clinica, dell’incontro, non resti privata del suo pubblico … per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde. (1)
Premessa
In questi ultimi mesi il nostro desiderio ha investito energie preziose e vitali per contrastare la pulsione di morte manifestatasi in modo esemplare attraverso la pandemia.
Il nostro compito, come quello che con entusiasmo portò alla scoperta della psicoanalisi di gruppo con Wilfred R. Bion (2), o che fece fare passi da giganti a Sandor Ferenczi (3) sulla pulsione di morte, non è quello di sostituire magicamente la psicoanalisi alla ricerca febbrile della medicina, alla corsa degli Stati per trovare leggi economiche che non calpestino la vita e che convivano con la democrazia, ma quello di rimodulare il conflitto che fa negare il limite, la negazione della morte, affinché la vita, la pulsione di vita possa affermare il suo carattere creativo.
Allo scopo di rendere visibile a un pubblico (4) accomunato dal piacere della psicoanalisi il vasto materiale prodotto nelle sessioni di polivisione, durante i mesi di lockdown, il gruppo di lavoro dello Studio Nuovi Percorsi di Roma,
con sede in via A. Borelli 5, è all’opera per renderne possibile una lettura web. L’impegno editoriale è stato affidato al dott. Nicola Basile e alla nostra amica dott.ssa Viviana Sebastio (5). I curatori della pubblicazione si sono dati un tempo breve, dicembre 2020. I nostri auguri per il loro impegno.
Riprendiamo a partire da ottobre, il progetto di “Polivisione” della clinica, in stretta collaborazione con La Società Italiana Psicodramma Analitico (6)
affinché la clinica sull’infanzia e l’adolescenza, arrechi pensiero alle attività umane che offrono crescita al soggetto uomo in sintonia con l’ambiente.
Calendario dei prossimi incontri in setting a distanza su piattaforma zoom
*23 Ottobre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, Terapisti della Neuro Psicomotricità dell’Età Evolutiva, logoterapisti, educatori di comunità, docenti.
Presenterà il caso clinico la dott.ssa Silvia Salerno.
Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.
*20 Novembre 2020* h 19:00
Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.
*11 Dicembre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, TNPEE, logoterapisti, educatori di comunità, docenti e a coloro degli invitati che siano interessati al pensiero psicoanalitico. Il dott. Giuseppe Preziosi e il dott. Nicola Basile presenteranno una rielaborazione clinica dei precedenti incontri, individuando alcuni nodi della teoria psicoanalitica che il lavoro ha fatto emergere. Condurrà il gruppo, prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, la dott.ssa Silvia Brunelli. Osserverà il dott. Nicola Basile.
Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.
Note
[1] Testo elaborato da N. Basile con l’editing di Viviana Sebastio su proposta del gruppo di lavoro sulla Polivisione dello Studio Nuovi Percorsi di via A. Borelli 5, Roma
[2] W. R. Bion – Esperienze nei gruppi – Armando editore
[3] https://www.spiweb.it/spipedia/ferenczi-miskolc-sandor/
[4] S. Gaudé – Sulla rappresentazione. Narrazione e gioco nello Psicodramma – Alpes Italia
[5] https://www.linkedin.com/in/vivianasebastiotraduzioni/
[6] https://sipsapsicodramma.org/




















Ora che il rimosso si è mosso, muove anche il rimosso che ci abita, rimuove le difese e le dimenticanze e riporta alla luce i ricordi di bambini e bambine che della guerra hanno visto solo i segni, e le tracce, e i marchi, e hanno potuto illudersi che si trattasse solo di favole macabre, brutte storie, paurose fantasie.
Maggiorenne, completati gli studi magistrali, ottenuta una borsa di studi, deve andare via dalla sua regione. È la sua occasione per aprirsi al mondo. La norma le impedisce di viaggiare da sola. Viene accompagnata dal fratello minorenne. A tornare a casa da solo sarà il fratello, ancora bambino.
La tradizione di preparare la figlia alla vita, si legge solo come malessere.
La storia non è sempre storie di vita, va letta e ricordata, memoria di storie di morte come di vita.
A commuoversi è il padre di Paddy (personaggio del libro Paddy Clarke, ah, ah) perché egli può dare al figlio indicazioni geopolitiche sulla provenienza. Il figlio può riconoscere nel padre la sua origine, stenta però a riconoscere le mappe.

Spedita via, spedito via, esordio della sua malattia, non ci possiamo incontrare. Lei mia sorella, lui mio fratello è, sono, siamo dietro una porta di un SPDC. La legge che vieta l'incontro si legge "TSO".

Le mani di ghiaccio fanno venire in mente l'impossibilità di un ballo a due. Alcuno prenderebbe tra le sue lamine senza colore.