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Polivisione 10-09-21

Polivisione

attraverso il dispositivo dello

psicodramma analitico.

“ Sostenere la tensione del desiderio.”

venerdi 10 settembre ore 19-20,30 incontro “aperto”.

IIL SOGNO DI CHAGALL IN UNA MOSTRA SPETTACOLO.
Si consiglia lettura dell'articolo.

Riprendono gli appuntamenti con la “polivisione” attraverso il dispositivo dello psicodramma analitico.

Prosegue la ricerca del gruppo di lavoro dello studio Nuovi Percorsi che, all’indomani del lockdown del 2020, spostatosi nell’online, ha iniziato ad indagare la dimensione del soggetto e del gruppo nella presenza/assenza del digitale e gli effetti sulla relazione di cura.

Se in primo tempo il tema dominante dei nostri incontri è stato la “dispensa”, come a tratteggiare un bisogno di protezione, ripiegamento ma anche valorizzazione delle proprie risorse interne, l’ultimo anno di lavoro ha visto il nostro gruppo di lavoro confrontarsi con la fiaba, la violenza e la questione della legge. Forse la nostra comunità, che nei mesi ha accolto via via nuovi partecipanti, sta immaginando nuovi miti, nuove forme, nuovi sogni per “pensare” questo nostro contemporaneo così precario, incerto e instabile.

Ci sostiene la tensione del desiderio. Desiderio di incontro, di ricerca, di confronto, di erranza e smarrimento, verso articolazioni inedite e sorprendenti della parola e del discorso e del loro intreccio con la pratica clinica e l’elaborazione teorica, come nutrimento essenziale della relazione di cura.

Sono previsti otto incontri a partire da settembre 2021 fino a giugno 2022. Sei appuntamenti saranno online mentre gli incontri di febbraio e giugno si terranno in presenza, rispettivamente a Roma e sul territorio pugliese.

Come nostra modalità di lavoro alterneremo incontri dedicati a tutte le professioni coinvolte nella relazione di cura (psicologi, psicoterapeuti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, neuropsichiatri ecc,) e centrati quindi sulla clinica, a incontri “aperti” a tutti coloro i quali abbiano l’interesse e la curiosità di interrogarsi e interrogarci sui temi che la “cura” pone alla società e al legame sociale.

Primo appuntamento: venerdi 10 settembre ore 19-2030 incontro “aperto”. I successivi appuntamenti online saranno sempre di venerdi ma con orario 20 – 21.30. Per gli appuntamenti in presenza saranno pubblicati nei prossimi mesi aggiornamenti sulle modalità di partecipazione e sulla organizzazione delle giornate.

Calendario prossimi appuntamenti

1 OTTOBRE (incontro clinico) ore 20-21,30

5 NOVEMBRE (incontro aperto) ore 20-21,30

3 DICEMBRE (incontro clinico) ore 20-21,30

5 FEBBRAIO IN PRESENZA (ROMA)  sabato ore 9,30-15,30 e 15,00-17,00

11 MARZO (incontro aperto) ore 20-21,30

8 APRILE (incontro clinico) ore 20-21,30

11 GIUGNO IN PRESENZA (PUGLIA)  sabato orario da definirsi.

Contatti:
dott. Nicola Basile 3296322722
email nuovipercorsiviaborelli@gmail.com

Polivisione 11 giugno 2021 h 19,00 – 20,30

L’incontro di chiusura della Polivisione prima della pausa estiva porta a riflettere sul percorso fatto insieme e sul desiderio che ci ha mossi nel procedere fin qui.

L’occasione è delle più spiazzanti e impensabili: il nuovo percorso della Polivisione è stato impresso dalla pandemia, costringendoci a un lungo periodo di emergenza che ha sovvertito il modo conosciuto di muoverci nel mondo e di stare con l’altro.   Sono entrati nella vita quotidiana il timore del contagio, la dimensione del traumatico, dell’attacco invisibile dall’esterno, facendoci incontrare il perturbante, tema emerso a più riprese e sotto forme diverse nei nostri incontri.

Il concetto di “Perturbante”, introdotto in ambito psicologico per la prima volta dallo psichiatra tedesco Ernst Jentsch nel 1906, è stato sviluppato da Freud nel suo saggio del 1919 dal titolo “Il Perturbante”( “Das Unheimlich”).

A questo concetto Freud aveva già fatto riferimento in una breve nota di “Totem e Tabù” (1912-13, pag.92), parlando del “modo di pensare animistico”. Il significato di tale termine ricade sotto la categoria semantica dello “spaventoso”, del “terrifico”, e tende a coincidere con tutto ciò che ci disgusta, ci offende, ci spaventa, dando così una forma ad un’esperienza emotiva che fa vacillare momentaneamente le nostre certezze acquisite, le nostre consuete categorie di interpretazione del mondo. L’interesse di Freud per quest’area dell’esperienza umana si focalizza in particolare intorno a quelle produzioni artistiche e letterarie che maggiormente fanno leva sull’evocazione del “soprannaturale” e dello spaventoso per coinvolgere il lettore/fruitore e condurlo verso un’esperienza emotiva micro-traumatica nella quale l’affetto principalmente indotto è appunto quello della paura.

Freud riprende la teorizzazione di Jentsch ed estende la lettura del fenomeno in chiave psicoanalitica prendendo anch’egli come esempio di analisi critica il racconto di E T.A. Hoffmann, “Il mago sabbiolino” (1815).
Questo racconto incluso nella raccolta “I notturni”, viene interpretato da Freud come rimando letterario all’angoscia infantile di castrazione, poiché mette in scena il mostruoso personaggio del Mago Sabbiolino, entità maligna capace di cavare gli occhi ai bambini che non vogliono dormire, nonché di darli in pasto ai suoi figli a loro volta esseri mostruosi dotati di becchi curvi.

A partire dall’analisi del racconto di Hoffmann, Freud costruisce una sua teoria del Perturbante riconducendo tale fenomeno emotivo all’azione della rimozione, o per meglio dire del “ritorno del rimosso”.
Attraverso un’accurata indagine filologica della parola “Unheimlich” (Perturbante), che in tedesco significa “non familiare, estraneo, non usuale”, Freud sottolinea tuttavia nel suo opposto, “Heimlich” il significato collaterale di “tenuto nascosto, celato, segreto”, oltre che il significato più consueto di “familiare”o “intimo”.
Se l’”heimlich” è ciò che è familiare ma “tenuto nascosto”- rimosso, l’ ”Unheimilch” è dunque lo svelamento del rimosso, e in ciò stesso risiede la sua natura traumatica, ansiogena e disturbante.

Il Perturbante freudianamente inteso agisce proprio a questo livello, come teoria traumatica, cioè come tentativo dell’Io di creare una “formazione di compromesso”, per “darsi una ragione”, per tollerare l’angoscia che invade i suoi confini, e per tentare di ristabilire la propria omeostasi narcisistica.

Il Perturbante quindi, nell’esperienza estetica, sembra riuscire a condensare questo duplice movimento intrinseco alle parti più primitive della mente del soggetto: da una parte evoca la morte dell’Io mediante una evocata frantumazione dei suoi confini; dall’altra genera significazione, cioè un nuovo confine psichico, attraverso il lavoro della raffigurabilità

emotivo – immaginativa (funzione α). Il valore culturale, “transizionale” (Winnicott, 1971) del Perturbante, sembra cioè consistere in questa sua potenzialità continuamente decostruente e insieme costruttiva di un “confine”, di uno spazio mentale e culturale. Infatti, Il Perturbante si muove sempre sul confine della “rottura del senso”, e di questo confine fa tuttavia il suo luogo d’elezione ed esplorazione.

Ci piacerebbe che l’incontro di venerdì 11 giugno 2021 traesse energia creativa dalla rottura di senso a cui siamo e saremo esposti per indicare alla ricerca psicoanalitica possibili nuove forme del desiderio.

L’incontro si terrà su piattaforma meet.

Per ricevere le credenziali scrivere a: nuovipercorsiviaborelli5@gmail.com

Lasciare un messaggio con numero telefonico alla segreteria del numero 067020310.

L’incontro non è gratis, richiede il proprio lavoro di elaborazione.

Silvia Brunelli e Nicola Basile

occhi che osservano con dolcezza

INCONTRO CON L’OSSERVAZIONE DIRETTA

L’OSSERVAZIONE DIRETTA
E LA SUA APPLICAZIONE IN CAMPO EDUCATIVO
NELLO STUDIO REALIZZATO A BARCELLONA

organizzato in collaborazione con Studio Multidisciplinare Nuovi Percorsi, via Borelli 5 Roma
28 maggio 2021 h 19 – 20,30,  piattaforma meet

occhi che osservano con dolcezzaQuesto incontro presenterà come si è svolta un’esperienza di ricerca in ambito educativo e formativo in cui è stata utilizzata la metodica dell’osservazione diretta. Verrà illustrato ciò ha portato alla definizione di un modello di apprendimento che ha aiutato ad ampliare e modificare lo sguardo dell’adulto sull’infanzia.

Introduce il webinair: Nicola Basile – psicoanalista, membro didatta della SIPsA, che ha collaborato alla costruzione della Metodica dell’Osservazione Diretta.
L’esperienza verrà presentata dall’antropologa dott.ssa Pau Farras Ribas che ha svolto la ricerca.
Seguirà conversazione su esperienze di osservazione in ambiti educativi e formativi-

Per ricevere il link contattare i seguenti recapiti:
mail_nuovipercorsiviaborelli@gmail.com
Nicola Basile – 3296322722

Polivisione

14 maggio 2021

h 19,00 – 20,30

Testo di preparazione al seminario mensile

Lo scorso incontro di Polivisione, svoltosi il 23 aprile 2021, ci ha messo in contatto con un mondo adulto sordo e cieco che espone la bambina ad un trauma senza parole. Il contenuto del trauma, celato dall’inganno e serbato nel segreto, fa cadere nel buco dell’invisibile, l’incomprensibile che si scrive però sulla pelle dell’infanzia femminile e diventa sintomo impossibile da leggere. La bambina, divenuta adulta, cerca le parole che possano essere ascoltate, che producano un suono riconoscibile per trasformare il dolore e l’angoscia in uno spazio di vita.

Di una stanza si dice che è sorda quando le pareti assorbono bene il suono. Ciò che assorbe non permette di sentire? Se qualcosa arriva all’orecchio lo fa perché non ha posti in cui sparire. Il suono è un’energia che non si crea e non si distrugge, può solo cambiare forma. Assorbire vuol dire non sentire. Ma si può ascoltare? Serve un mezzo, come l’aria, perché il suono si mantenga e venga udito ma se questo mezzo manca, il suono si affievolisce fino a scomparire. L’aria è un elemento solo apparentemente vuoto, in realtà è uno spazio che sostiene e non fa cadere la parola, è senza il superfluo, non costringe ma veicola e accoglie.

Il terapeuta è forse un po’ come l’aria: non riempie lo spazio di cose proprie, non forza il paziente a dire ma resta pronto ad ascoltare e accogliere ciò che prende forma di seduta in seduta.  Durante l’incontro di Polivisione si è presentificato all’ascolto dei partecipanti un dialogo al femminile nel quale si cerca di articolare parole piene e scongelare emozioni bloccate dall’esposizione ad una oscenità che sporca sia chi la compie sia chi la subisce.

L’etimologia della parola osceno è dubbia ma le due più plausibili ipotesi etimologiche rimanda al verbo latino ob-scaervare (ob + scaervus = sinistro), cioè portare cattivo augurio, oppure al latino ob = a cagione di + coenum = fango, melma, sporco e, in senso lato, senza pudore, disonesto.
Se parlato tra due donne diventa denuncia, rimette distanza tra gli “oscenati” con l’introduzione di un terzo, la legge.

Il poter dare parole all’evento traumatico, permette di smascherarlo e portarlo fuori da sé attraverso il linguaggio; una “scrittura” che si fa esterna al corpo e per questo leggibile, pensabile.Quando le parole, prima di essere tali, sono segni incisi in profondità, masticati, nascosti, mistificati, esperiti senza poter essere compresi, di quale mezzo hanno bisogno per essere ascoltate? C’è bisogno di ordire quel dolore in una trama accettabile per poterne parlare, per dare aria al suono e farlo vibrare limitando l’onda d’urto su di sé. E se in questo incessante lavoro di traduzione, l’assorbimento è tale da non permettere al suono di essere udito? Le pareti assorbenti sono molteplici: quelle di chi parla tra paura, vergogna e senso di colpa, portando nel discorso tutto lo sforzo per essere altro dalla ferita, quelle di chi ascolta con le proprie orecchie e i propri discorsi che si accavallano al resto e poi la stanza, luogo sospeso che custodisce suoni, fantasmi, segni e sintomi. Di quanta aria c’è bisogno perché quattro orecchie, due bocche e due storie possano dare spazio e ascolto a ciò che viene detto o non detto?

Una rivoluzionaria street artist afghana, Shamsia Hassani, rappresenta volti di donna senza bocca e con gli occhi chiusi, per dare voce alle donne che non ne hanno per cultura, religione, politica.

La bambina, ora donna, non ha avuto modo di portare alla luce il suo grido, la sua narrazione perché non c’era qualcuno in grado di ascoltare il suo silenzio e ha iscritto in sé l’esperienza che porta oggi nella stanza di terapia. Esistono lingue diverse in cui ogni comunità si esprime ma il linguaggio può essere universale perché porta con sé un messaggio che può essere compreso oltre le parole. Bisogna, però, portarlo fuori e pulirlo dal fango e dalla malignità dell’oscenità per non identificarsi con esso.

dott.ssa Silvia Brunelli
dott.ssa Milena Ciano

Per partecipare:
recapito telefonico: dott. Nicola Basile 3296322722
mail: nuovipercorsiviaborelli5@gmail.com

Jung e lo Psicodramma junghiano

 

                                                 

Il Centro Didattico della SIPsA Aletheia, nell’ambito del proprio programma di divulgazione della  psicoanalisi e del dispositivo dello psicodramma analitico, in collaborazione con lo studio multidisciplinare Nuovi Percorsi di via Borelli 5, Roma, sabato 15 maggio, alle ore 10,00 su piattaforma Meet, è lieto di invitarvi all’incontro su “Jung e lo Psicodramma junghiano”.

Giacometti scultura

La dott.ssa Alessandra Corridore, Psicoterapeuta, Psicologa Analista con funzione di docenza CIPA, associato SIPsA, Docente di Psicologia Sociale della Famiglia presso l’Università degli Studi dell’Aquila ci introdurrà alla psicologia analitica e allo psicodramma junghiano, teatro d’immagini, “sacro temenos” in cui si intrecciano narrazioni e si attivano processi creativi della psiche individuale e di gruppo.

La discussione sarà coordinata dal dott. Nicola Basile, didatta SIPsA. In base al numero dei partecipanti si potrà avviare una breve sessione di psicodramma analitico.

Si consiglia lettura:

Il seminario terminerà alle 12,30.

Per partecipare richiedere il link, lasciando le proprie generalità e numero telefonico ad uno dei seguenti recapiti:

  •  nuovipercorsiviaborelli5@gmail.com;
  •  cell. studio Nuovi Percorsi: 3516369902
  •  cell. Nicola Basile: 3296322722
  •  tel. fisso Nuovi Percorsi: 067020310 (risponde segreteria automatica)

Cordiali saluti
dott. Nicola Basile
Responsabile Cd Aletheia SIPsA

Gerda e Kay….al-meno una madre ci sarà!

Cosa dovrebbe imparare di sé un bambino che legge questa favola così narrata?
Per essere capace di accedere a metafore, metonimie, all’uso dei simboli numerici, il nostro eroe dovrà investire il corpo della madre da pulsioni distruttive, immagini maligne, catastrofici sentimenti di impotenza, scissioni dualistiche in cui non c’è possibilità di riunione tra bello e brutto, buono e cattivo?
Proviamo a discuterne assieme venerdì 19 marzo alle ore 19,00 su piattaforma zoom. Introdurranno i dottori Nicola Basile e Giuseppe Preziosi. Seguirà elaborazione in setting di Psicodramma Analitico.
L’incontro fa parte dei seminari sulla Polivisione della SIPsA, organizzati dai centri didattici Apeiron e CRPA di Roma, in collaborazione con lo studio.
Per ricevere le credenziali scrivere a: nuovipercorsiviaborelli@gmail.com

E-book

“Conserve” di Giuseppe Preziosi. Non presentazione di un libro in quattro puntate.

E-book
E-book di G. Preziosi

Quando ci portiamo a spasso, non abbiamo di certo necessità di pensare a quanti tendini stiamo mettendo in movimento, né a quante calorie alla fine del movimento, sensato o insensato che sia, avremo bruciato.
In generale, escludendo tutti i casi di ossessione salutistica o di vero allenamento sportivo, quando andiamo in giro con noi stessi, non pensiamo a prendere con noi il corpo ma tutto che ci servirà o dovrebbe servire.
Le chiavi di casa, quelle della bicicletta, della macchina, la patente, da qualche tempo la mascherina e il gel per le mani, ricevono le nostre attenzioni, il corpo viene da sé stesso, non direi come il cane ma in modo molto simile, quasi automatico, con tutto rispetto per il cane che di automatico non fa mai nulla.
Il corpo è l’alter ego con cui dialogare al momento di entrare nel mondo onirico, quello notturno che abbiamo sempre necessità di far convivere con quello diurno. È sempre lui che ci permette di poter riposare o passare una pessima nottata, al termine della quale saremo lieti di vedere la luce, come fosse il primo giorno di una fuga da clandestini.
Il corpo ci serve e non possiamo dimenticare di conservarlo.
Il corpo è ciò che siamo e ciò di cui non possiamo curarci ogni attimo, pena l’impossibilità di essere noi stessi. Una contraddizione insanabile ai cui estremi sta utilizzare il corpo per farne il recettore di dipendenze e dall’altra l’unico interesse di una vita che diviene schiava di un corpo immaginario. In qualche modo una dimostrazione delle teorie in cui è possibile far coincidere gli opposti.
In mezzo agli estremi di cui sopra, i corpi si scontrano, si incontrano, si distanziano, si infettano, vanno osservati da occhi clinici, sono causa di sguardi sensuali, senza il corpo non ci sarebbe sessualità, che poi la sessualità si arricchisca di eros, è un altro discorso. Il corpo non ne capisce niente di eros ma ogni sua parte può diventare quel meraviglioso oggetto di pensiero che fa da traino al desiderio. Se poi musica e coreografia si mettono a dare corpo alla poesia e all’arte, il corpo fa danzare ombre e lampi che non hanno posto tra le parole ma senza le quali non troverebbero espressione sui palcoscenici, al chiuso o all’aperto che vogliamo immaginare e che in questi giorni mancano.
Il mio corpo ha solo la mia storia, mi viene da affermare. Ne ricordo in modo quasi affettuoso, i momenti in cui mi ha permesso di attraversare un passaggio in parete come di fermare il passante a rete di un avversario ben tenace. Ne ho un buon ricordo anche quando l’ho accompagnato a farsi mettere a posto, piccole manutenzioni, nulla di più, che hanno però richiesto qualche notte in piedi.
L’affermazione che il mio corpo conservi solo la mia storia è un altro inganno. Il mio corpo porta con sé l’esplorazione che milioni di anni hanno compiuto esseri umani sui loro corpi. Tuttavia, poiché il peso di milioni di anni mi sembra eccessivo da portare, preferisco pensare a una storia più recente del corpo. Essere buoni servi del corpo, nel significato di essere coloro che ne sanno più del padrone del corpo, è un concetto che è sempre utile rammentare.
Non va dimenticato però che è qualità del servo saper osservare e saper conservare. Servo, non schiavo, chiaramente.
Tra le letture che ci propone il catalogo di Polimnia Digital Editions è apparso recentemente il testo di Giuseppe Preziosi “Conserve”. E già stiamo tutti pensando a quelle meraviglie del palato che l’eredità culturale della campagna, ci ha consegnato.
Devo deludere il lettore, odori e sapori della cucina non saranno presenti, se non marginalmente, nel testo di Preziosi che ha dato alle stampe solo la prima, delle quattro parti, che comporranno l’intera opera.
Troveremo invece un certo Ottavio Scarlattini che nel 1685, arciprete di Castel San Pietro e precursore di Quentin Tarantino, invitava a riutilizzare un corpo senza vita con “…tecniche di preparazione del “liquore”, fluido cadaverico dalle molteplici capacità terapeutiche, (somiglianti ndr) … a pratiche culinarie.>> (pag. 8). Lo stesso arciprete non disdegnava nemmeno i santi la cui imbalsamazione “rifletteva un ideale di paradiso che era un luogo di corpi, di membra risanate e ormai impassibili, non soggette a decadimento” (pag. 20).
L’immaginario di membra sparse e sante ha condotto la storia di santi e sante durante tutto il medioevo, in un contrabbando di capelli, unghie e maschere, che ritroviamo oggi esposti in mille splendidi luoghi di culto in tutta Europa. Passano i secoli e la stessa trance conservativa si ritrova oggi in quelle aziende che dal 1967 si fanno pagare per conservare corpi che attendono una risurrezione scientista. In pratica uomini e donne pagano affinché il loro corpo, post mortem, venga conservato nel freddo, sperando che un domani, qualcuno, trovi il modo di ridargli vita.
Il corpo a cui Giuseppe Preziosi, psicoanalista che anima il nostro studio, ha dato parola nel primo capitolo della sua opera prima “Conserve”, è un oggetto per tanti contenitori, o, in modo simmetrico, è un contenitore di tanti oggetti dell’immaginario umano che vive nel mondo onirico del diurno come in quello del notturno in una relazione biunivoca.Come ci insegna Bion è il corpo che ha trovato parola grazie alle donne che hanno fondato la psicoanalisi insieme a Freud.

In conclusione, affinché andiate a leggere, Conserve, Polimnia Digital Edition,  vi suggerisco di trovare la soluzione a un piccolo giallo che si nasconde nelle pieghe di questo primo capitolo.
Chi si nasconde dietro il soggetto che tanto interessa lo scrittore?

TIPITIPIRÙ ASCOLTARE I POETI PER NARRARE AI BAMBINI

DALL’ANTOLOGIA "15 ½ PIUTTOSTO BIZZARRE DI PAVLINA PAMPOUDI"

NELLA TRADUZIONE DI VIVIANA SEBASTIO.

Nel 2004 insieme a Viviana Sebastio e al team di docenti di un istituto romano, con la collaborazione grafica di Federica Reale, abbiamo proposto a dei bambini di prima di scrivere un libro, quando sapevano per lo più articolare soltanto le prime forme di lettura e scrivere i primi segni grafici della loro lingua. Abbiamo chiesto a questi bambini di scrivere collettivamente, sollecitati dall'incontro con una lingua che non conoscevano, il neogreco. Abbiamo chiesto loro di disegnare e realizzare le immagini di un libro, affinché altri bambini potessero leggere quel che loro avevano creato.

Cosa ce lo abbia consigliato, è una domanda legittima.

Torno per un attimo al neolitico...
Sarà perché allora si stava definitivamente assestando il patrimonio neuronale della nostra specie, sarà perché il numero degli esseri umani era cresciuto, sarà inoltre per la scoperta che assieme si vive meglio, il fatto è che in quel periodo abbiamo avuto necessità di lasciare pittogrammi un poco ovunque su questo pianeta.
A cosa serviva lasciare un disegno su una parete, a quale urgenza rispondeva aggiungere una forma alle forme già lasciate da altri, così da formare veri e propri musei di pittogrammi, come ad Altamira, in Spagna?

Qpittogrammi da wikipediaualcuno ha scritto che l'urgenza di lasciare quei disegni era determinata dal pensiero che un altro della stessa specie, lo avrebbe visto e, nel poterlo ammirare, il visitatore riportava al presente l'altro. Un modo per entrambi, lettore e autore del pittogramma, di sentirsi in comunicazione nonostante l'assenza di uno dei due. Nelle grotte di Altamira nasce, si sviluppa, e arriva a noi attraverso i millenni, un meraviglioso libro, scritto da analfabeti che immaginano di esistere dopo la vita grazie alla pittura e al segno, i pittogrammi, appunto. Ad Altamira i disegni non sono solo disegni, sono soprattutto messaggi, lettere, testo, storia, dell'uomo che racconta la propria vita a un altro uomo che non conoscerà. Consapevoli di tutto ciò, abbiamo chiesto a una scrittrice greca di raccontare una sua favola attraverso i segni lasciati sulle pagine, grotta, dei suoi libri. Noi con i bambini siamo entrati nella
grotta libro dove i segni sono divenuti pezzi di persone di cartone, brandelli di colori da incollare sui pezzi di cartone che divenivano pupazzi o "pupezzi", simili ai pittogrammi dei nostri avi. Come i nostri avi li abbiamo messi insieme i pupezzi e abbiamo lasciato che ci raccontassero la storia che apparteneva alla comunità degli uomini e delle donne che sentono la solitudine come un dono
da condividere. Così i pupezzi si fanno prima segni, poi narrativo e infine si smaterializzano in pagine virtuali, affinché la grotta divenga sempre più ampia e possa accogliere tutti i naviganti della creatività, come una smisurata balena in cui ad accoglierci troviamo sempre Pinocchio con Geppetto, a leggere, scrivere e a narrare. Abbiamo infine pensato che a scrivere racconti, ci si sente meno soli, pensando che da qualche parte qualcuno comincerà a scrivere una nuova storia perché ha letto la nostra affinché
un altro la legga e scriva la sua e così via, in un mare dove l'attracco nei porti sia un diritto per poter proseguire nella navigazione.
Nicola Basile
psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, psicodrammatista.

L’ombra e la poesia

L’ombra della poesia” è per curiosi della buona letteratura, per chi è interessato a farsi catturare dalle inversioni che la poesia sa offrire allo sguardo quotidiano, a chi vuole scorgere ciò che cela una fessura nel muro, a chi vuole navigare nelle onde della letteratura, a chi vuole andare oltre ciò che appare allo sguardo. All’ombra della poesia si possono fare incontri rinfrescanti come scoperte da trasmettere alle future generazioni. Si consiglia di andare a cercare ombra e poesia nell’ultimo numero della rubrica “Scritture e Riflessioni” Buon proseguo di estate!

L’equipe dello studio Nuovi Percorsi