Categoria: osservazione

So stare nell’innominabile – Polivisione 17 – 09 – 22

 

 

Introduzione al seminario di Polivisione del 17/09/2022
a cura di
Giuseppe Preziosi

 

«L’Altro è il luogo ove si costituisce colui che parla con colui che ascolta […].
L’Altro dev’essere considerato anzitutto come un luogo,
il luogo in cui la parola si costituisce»

J. Lacan, Il seminario, Libro III,
Le psicosi, 1955-1956,
pp. 323-324

Il giorno 17 settembre 2022, dalle h 9,00 alle 18,00, svolgeremo l’incontro in presenza, nella bellissima Città dell'Aquila per riprendere il lavoro del seminario di Polivisione con lo Psicodramma Analitico, stagione settembre 2022 - giugno 2023.

Piacere di conoscerti, io sono....

 

“Piacere di conoscerti, io sono…” sono un nome a cui rispondo, che dice qualcosa di me, delle radici da cui sono nato e dice anche della tridimensionalità in cui mi riconosco che mi rende permeabile all’altro. I nostri nomi esprimono la generatività, un processo di esistenza che ci rende altro da. Ma è tutto così scontato? Progettare, portare e far nascere crea un figlio ma anche un genitore, nessuno dei due – dei tre – lo è prima. Generare e trasformarsi richiede di ristrutturare, la casa, quella fatta di mura e quella interna che si adatta e dove ognuno dovrebbe poter trovare il proprio spazio.

Cosa vuol dire attribuire un nome?

Dal gioco concreto delle parti nel quale si parteggia per l’uno o per l’altro contendente (pandemia, guerra), forse per sentire meno la solitudine di essere fuori dai giochi, senza nome, il gruppo di polivisione va alla ricerca di un nome, di una direzione, ma i nomi sfuggono… Cosa vuol dire attribuire un nome? Il soggetto si sente smarrito senza nome. Forse bisogna morire prima di rinascere, di uscire dalla casa originaria, dall’utero materno… e forse venire alla luce sembra tanto pericoloso se nessuno può aiutarci a dare un nome alle emozioni…

Il tempo della ricerca del nome

Il soggetto senza nome è smarrito alla sua nascita e quindi occorre una nominazione che lo faccia esistere nel mondo. Soggetto smarrito ed angosciato alla nascita con un corpo che viene gettato nel mondo e il bisogno di sentirsi accolto e rassicurato così come di essere nominato. Per quanto tempo si può rimanere senza nome alla nascita, forse il tempo per essere guardati, riconosciuti e considerati tanto da potersi poi riconoscere in quel nome che sarà unico e solo e rappresenterà l’identità del soggetto. L’individuo esce da un involucro nel quale può sentirsi a suo agio o può sentirsi schiacciato, al buio, solo e impaurito, ma quando viene fuori da quel tunnel buio e trova qualcosa di meccanico ad accoglierlo e non delle braccia umane ecco che l’angoscia di nascere si fa sentire in tutta la sua entità.

 

 

Attribuzione del nome

L’atto di attribuire un nome è avvertito dal gruppo come una grande responsabilità, va fatto con cura, guardando in faccia il bambino nel momento della nascita, magari aspettando un po’ prima di attribuirlo, per non sbagliare, prima di instaurare un legame. Perché forse il nome permette di instaurare legami, mentre lo “sconosciuto” può rappresentare una presenza inquietante.

La storia del nome


“Figlio, figlia voglio che il nome a cui risponderai, parli davvero di te, che ti renda unico, separato dal simile e dall’aspettativa della tradizione”. Un nome sembra non essere solo una convenzione, un suono di lettere e sillabe ma ha in sé una storia. Se può essere nominata, raccontata, apre alla possibilità di riscriverla, il legame con la radice che le ha dato vita non è un legaccio ma un filo che lascia liberi di muoversi e forse di smarrirsi ed errare sapendo che un luogo in cui ritrovarsi c’è.

 

Giona e la balena

 

Jung utilizza la metafora del racconto biblico relativo a Giona e la balena per rappresentare i processi interiori di cambiamento che necessariamente sono legati alla morte della condizione precedente ed alla rinascita. Giona, infatti, è chiamato da Dio a predicare la Sua parola nella città di Nìnive, dove regnano il peccato e la dissoluzione; fugge dal proprio compito finché in mare viene ingoiato da una balena, nel ventre della quale rimane per tre giorni, per poi rinascere e realizzare il suo destino.

 

“Regressus ad uterum”

Maria Lai _ Legarsi alla montagna

Gli alchimisti chiamano questo processo “Regressus ad uterum”, tappa necessaria per ogni rinascita trasformativa. Regressus ad uterum” di cui parla anche Ferenczi. “la nascita dell’uomo è contrassegnata dal trauma: una catastrofe e che i frammenti di questa storia perduta sono conservati come geroglifici nella psiche e nel corpo. Ferenczi propone di applicare ai grandi misteri della Genesi della specie il metodo di decifrazione psicoanalitico usato per comprendere i piccoli misteri della storia individuale[1]”.

[1] La nostalgia dell’oceano. Guglielmo Campione. Psychomedia.

 

cammino di (ri)nascita

E’ un cammino di (ri)nascita quello intrapreso dal gruppo, ormai più di due anni fa, un cammino che non è stato esente di paure e timori, ma che la passione per la psicoanalisi e il dispositivo dello psicodramma hanno permesso di fondare come luogo e spazio di pensiero ad arginare l’innominabile Reale sempre più opprimente. E dopo aver “lavorato” sulla questione del nome proprio, il gruppo si arrischia al desiderio di un incontro di corpi, dopo un biennio di incontri online, riemerge il desiderio di una presenza. Corpi Reali intessuti nell’immaginario e nel simbolico del legame.

Piacere di conoscerci

“Piacere di conoscerci, tu proprio tu con me, io proprio io con te non rinnegando le ombre e le luci che ci accompagnano”

Contatti

Il seminario  del 11/06/2022, come sempre non è gratuito.  La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere informazioni scrivere a Nicola Basile - nicolabasile.edu@gmail.com
nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono.
Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.
Altrimenti inviare un messaggio WhatsApp a Nicola Basile - 3296322722

So-g-getti s-ma-r-riti alla guerra! – 11-06-2022

"Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per mare, né per terra:
per esempio, la guerra.
"
Gianni Rodari

 

 

 

Introduzione al seminario di Polivisione del 11/06/2022
a cura di
Stefania Falavolti, Annalisa Pascucci, Giuseppe Preziosi

Il giorno 11 giugno 2022, dalle h 9,00 alle 13,30, svolgeremo l’incontro on line, su piattaforma "Meet" che porterà alla sospensione estiva del lavoro del seminario di Polivisione con lo Psicodramma Analitico.
Il seminario di Polivisione mensile riprenderà in autunno.

Alla guerra del virus!

Eva Pedroni "Quando i numeri contano"

Ci hanno detto: “Alla guerra del virus”. Spogliati per un po’ di alcune libertà e tratti individuali, armiamoci e partiamo, anzi stiamo fermi, tuttalpiù alla finestra ma meglio allo schermo dove è possibile traslocare tutto del nostro essere. “Alla guerra” ci hanno detto, alla guerra contro il virus, per giorni, mesi, anni. E come analisti abbiamo derogato a tutte le regole di setting che, forse anche pigramente, c’eravamo dati come eredità neanche troppo pensata del padre/maestro. Alla chiamata alle armi abbiamo esitato, noi analisti/psicologi/psicoterapeuti, solo un secondo. Analisti come cittadini, come appartenenti alla polis, abbiamo quindi fatto la nostra parte e ci siamo presi anche i nostri ristori. Già qui qualche cosa della soggettività si è persa, forse.
Ristorare.
È di questo poi che ci siamo occupati nei nostri collegamenti online? Ristorare?

Dagli schermi alla chiamata

Dagli schermi di tutti i dispositivi, perennemente connessi, ci assale quotidianamente la contrapposizione di pretese verità di una moltitudine di improvvisati esperti. In questo caso non funziona il mantra della pandemia.  “Andrà tutto bene … Ne usciremo migliori … Siamo tutti sulla stessa barca …Vinceremo insieme”, inizia invece da subito la riscoperta e riattivazione di vecchi schemi e vecchie divisioni, riscopriamo improvvisamente che il nostro mondo non era in pace ma sempre attraversato da varie forme di guerra e di violenza, che avevamo solo imparato a non vedere o a dimenticare. Sotto la pressione di uno Stato Grande Altro abbiamo fatto il nostro “dovere” ma che fine avrà fatto la parola errante dei nostri pazienti, che possibilità c’è di errare quando non è possibile deviare da una norma se non al costo di mettere in pericolo l’intera società? Che posto c’è per il dissenso? Anzi meglio, quale ascolto è possibile al dissenso in un tempo di chiamata generale alle armi, che da metafora si è trasformata in una realtà di bombardamenti, fucili, eserciti?

 

Per un soggetto del dissenso, errante.

C’è un posto ancora per un soggetto del dissenso, errante ma non per questo smarrito? Così come nell’ultima seduta di polivisione, ci troviamo dinanzi al reale ineluttabile della morte fisica e psichica che ha rallentato anche il tempo della seduta, in una sorta di paralisi legata all’orrore della fascinazione che essa da sempre esercita in ogni essere umano. Il destino crudele ed allo stesso tempo meraviglioso dell’uomo è quello di essere, più o meno precocemente, consapevole della propria e altrui finitudine. Questa inspiegabile ingiustizia di fronte alla bellezza del mondo è ciò che da molti secoli genera le molteplici forme d’arte, musica e poesia, per sublimare l’angoscia e catturare, in una illusione di eternità, frammenti di ciò che si vede e di ciò che si ama.

 

 

Numeri, elementi isolati e numerabili.

Alighiero Boetti - da Uno a dieci, 1980

Di fronte all’ineluttabile scorrere del tempo che corrode imperi e monumenti millenari, di fronte alla natura, che con un suo sussulto può scatenare catastrofi in grado di cancellare milioni di vite ed estinguere intere specie, qualche piccolo uomo si ribella con rabbia e fa dilagare la sua furia distruttrice in una nuova assurda guerra, sostenendo di farlo “per liberare” una parte di un popolo amico. Contemporaneamente precipitiamo in uno stato non di soggetti ma di numeri, elementi isolati e numerabili, che costruiscono una massa e una moltitudine, eserciti contrapposti.

Alla guerra! Alla guerra!

Massacro in Corea 1951 Pablo Picasso
Pablo Picasso Massacro in Corea 1951


Quale “clinica” è possibile per un mondo concentrato sul godimento e l’eccitazione, disinteressato a qualsiasi forma di perdita di piacere? Che posto ha il gioco psicodrammatico che dovrebbe ricavare un guadagno di piacere sotto forma del lavoro e non dell’eccitazione, dove anche la guerra sembra un gioco tecnologico da adulti in cui basta premere un pulsante e si ottiene un godimento immediato a prescindere dall’impegno del “giocatore”.

 

Dall'angoscia alla dimensione simbolica.

Federica Reale

Esattamente come Freud sottolinea nel gioco del rocchetto del nipotino che riesce a trasformare un avvenimento spiacevole, sul quale non ha alcuna presa (la scomparsa della mamma), in una rappresentazione simbolica che gli genera un guadagno di piacere. Sappiamo che ciascun bambino impara, sia che giochi da solo che con gli altri, che deve tenere conto delle regole che gli consentono il processo di costruzione, evitando che si trasformi in eccitazione e quindi il gioco finisca. C’è ancora qualcuno che insegna queste regole?
Come dice Renato Gerbaudo[1]: “…. La dimensione simbolica del gioco richiede il mantenimento di un limite, inerente non solo al rispetto delle regole, ma a ridurre un godimento personale, in attesa di un risultato finale, che non si conosce in anticipo. Ogni gioco ha un inizio ed una fine, comporta un rischio…. Anche il superare gli altri …. Naturalmente il bambino può essere deluso … ma è una esperienza necessaria per occupare il posto di soggetto e non solo di oggetto del discorso dell’adulto.     Castrazione infantile e gioco sono intimamente legati in questo processo di crescita ...”

[1] Gerbaudo R. - Il bambino reale – F. Angeli ed.

 

Legame/discorso

Maria Lai _ Legarsi alla montagna

Freud “scopre” con l’inconscio la scena interna del soggetto, il mondo interno e mentale, lasciando al conscio l’esterno e il sociale. Ma certo questa linearità (inconscio-interno-mentale e conscio-esterno-reale) da subito non appare sufficiente alla condizione umana. Quando Lacan rilegge Freud e inserisce la nozione di discorso, inteso come legame sociale, la clinica psicoanalitica tratta il soggetto nella complessità dei suoi legami, ci mostra dei punti nodali per andare al di là di una clinica intrapsichica. Attraverso la psicoanalisi che è un si può accedere ad altri discorsi/legami, imparando anche a leggerli, affrontarli, farci i conti. Ciascuno, anche attraverso l’esperienza con lo psicodramma analitico, può rioccupare o occupare per la prima volta, la posizione di soggetto con una doppia accezione; soggetto alle determinanti simboliche, familiari e sociali, e soggetto che le interroga. Lo psicodramma analitico quindi come strumento valido per trasformare la questione del godimento, che non vuole sapere del legame sociale, in un sintomo soggettivo, che apre alla dimensione del desiderio anche dell’altro. L’esempio dei bambini riesce ad esplicitare meglio questo aspetto

Dall’essere soggetti smarriti alla diversità del soggetto errante.

La domanda di aiuto per i bambini origina sempre da una istituzione famiglia, scuola, bisognerebbe lavorare prima di tutto per il passaggio dalla richiesta per il bambino che si presenta nella forma di disturbo, alla richiesta del bambino che è una questione soggettiva. Questo ovviamente esige una complessità di interventi, lenti, adeguati, rispettosi di un’identità che non è mai un dato stabilito a priori. Ci incontriamo per cercare il passaggio dall’essere soggetti smarriti alla diversità del soggetto errante.

Il seminario  del 11/06/2022, come sempre non è gratuito.  La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere il link di accesso a Meet, scrivere a Nicola Basile - nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono. Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.

“E la guerra non parla” – Polivisione 8 aprile 2022 ”

"Non esiste la storia muta. Per quanto le diano fuoco,
per quanto la frantumino,
per quanto la falsifichino,
la storia umana si rifiuta di tacere."
Eduardo Galeano
(Montevideo3 settembre 1940 – Montevideo13 aprile 2015)
giornalistascrittore e saggista uruguaiano.

Introduzione al seminario di Polivisione del 8/04/2022
Giuseppe Preziosi,
"Nuovi Percorsi"- via Borelli 5 - Roma.

... da un incontro di Polivisione con lo Psicodramma analitico del 11 marzo 2022

Theater Box with The-Night Moth Ballet and The Half Moon Queen and The Man in The Moon on Stage George Grosz

Presi nel vortice di questo tempo di guerra, privi di informazioni obiettive, senza la possibilità di considerare con distacco i grandi mutamenti che si sono compiuti o che si stanno compiendo, o di prevedere l’avvenire che sta maturando, noi stessi non riusciamo a renderci conto del vero significato delle impressioni che urgono su di noi, e del valore dei giudizi che siamo indotti a pronunciare. Ci sembra che mai un fatto storico abbia distrutto in tal misura il prezioso patrimonio comune dell’umanità, seminato confusione in tante limpide intelligenze, degradato così radicalmente tutto ciò che è elevato. Anche la scienza ha perduto la sua serena imparzialità; i suoi servitori, esacerbati nel profondo, cercano di trar da essa armi per contribuire alla lotta contro il nemico”

S. Freud-  Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte (1915).

 

Parole


Parole attualissime, parole scritte, sarebbe certamente credibile, solo una settimana fa. E invece si tratta di decenni. Come a dire il tempo della guerra è immobile, oppure che la guerra come l’inconscio non conosce il tempo, si ripete uguale a se stessa, insiste, si ostina.

Maria Lai - dalla Gazzetta della Sardegna

Gesti

Negli stessi gesti, nelle stesse azioni, ormai così slabbrate da aver perso ogni significato. E la guerra non parla. Se non nella lingua del diavolo (colui che separa). Una lingua che riempie la gola e soffoca. E la guerra ci guarda con i suoi occhi di vetro, opachi e ottusi. La guerra ci guarda e ci riguarda.

Maria Lai - Duemila anni di guerra

 

 

 

Il tentativo di un secolo.

Il tentativo di un secolo di rimuovere la guerra, attraverso l’azione illuminante di una razionalità superiore, o di “una categoria superiore di persone dotate di indipendenza di pensiero, inaccessibili alle intimidazioni e cultrici della verità, alle quali dovrebbe spettare la guida delle masse prive di autonomia” come scrive Freud, oppure magari di un “governo dei migliori” come affermerebbe qualcun altro, ha minimizzato le guerre che eppure ci sono state, in sintomi marginali, residuali, tic e piccole nevrosi, anche quando erano lì, proprio dietro l’angolo.

La guerra ci guarda.

Ma la guerra ci guarda e ci riguardava e ha continuato a riguardarci. Nelle attenzioni “ossessive” di un madre che teme il soffocamento dei figli come se anche loro potessero ferirsi in battaglia, nelle dispense riempite di zucchero e di viveri come se fosse sempre possibile la fame, l’inedia, la mancanza. Nell’offesa che solca il corpo e la vita dei nostri affetti, nell’incomunicabilità del trauma.

 

 

 

Picasso - Guernica

Segni e tracce

Ora che il rimosso si è mosso, muove anche il rimosso che ci abita, rimuove le difese e le dimenticanze e riporta alla luce i ricordi di bambini e bambine che della guerra hanno visto solo i segni, e le tracce, e i marchi, e hanno potuto illudersi che si trattasse solo di favole macabre, brutte storie, paurose fantasie.

 

 

 

 

Burri - Combustioni su plastica - 1957

Ma con la guerra condividiamo anche un certo rifiuto alla rinuncia pulsionale, una rinuncia che mette le basi per la civiltà e la convivenza ma verso la quale proviamo una certa insofferenza.
E così tra i racconti di guerra può far capolino, come una infiorescenza, lo sguardo di una bambina che rimane sospesa tra il divieto e il desiderio, tra fascinazione e imbarazzo. E il discorso del Thanatos arriva a far riemergere un ricordo impastato di Eros.

Tutte e due le pulsioni sono parimenti indispensabili, perché i fenomeni della vita dipendono dal loro concorso e dal loro contrasto. Ora, sembra che quasi mai una pulsione di un tipo possa agire isolatamente, essa è sempre legata – vincolata, come noi diciamo – con un certo ammontare della controparte, che ne modifica la meta o, talvolta, solo così ne permette il raggiungimento. Per esempio, la pulsione di autoconservazione è certamente erotica, ma ciò non toglie che debba ricorrere all’aggressività per compiere quanto si ripromette. Allo stesso modo la pulsione amorosa, rivolta a oggetti, necessita un quid della pulsione di appropriazione, se veramente vuole impadronirsi del suo oggetto. La difficoltà di isolare le due specie di pulsioni nelle loro manifestazioni ci ha impedito per tanto tempo di riconoscerle”.

S. Freud-Considerazione attuali sulla guerra e sulla morte (1915).

Il seminario  del 08/04/2022, come sempre non è gratuito.  La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere il link di accesso a Meet, scrivere a Nicola Basile - nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono. Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.

“Riverberi ”

... da un incontro di Polivisione con lo Psicodramma analitico

Introduzione al seminario di Polivisione del 11/03/2022 - h 20,00 - 21,30.
di Nicola Basile
responsabile centro didattico Aletheia della S.I.Ps.A ,
fondatore dello studio e del sito web "Nuovi Percorsi"- via Borelli 5 - Roma.

“La mia patria è qui
dove libertà e legge
non hanno bisogno di custodi
perché sono parte dell'uomo
della terra;
qui dove le case
non hanno cancelli
reti o muri intorno
ma l'uscio sempre aperto;
dove il nascere
il vivere
il morire d'ognuno
è per tutti
un grande evento."

da: RIVERBERO
poesie e racconti di Paolo Bassani.
"Alla volta di Leucade"

Brevissima premessa

Prosegue il lavoro di ricerca sul nucleo tematico "Famiglia". In questi giorni siamo oppressi dalla frammentazione della famiglia Europa il cui mito nasce proprio da un rapimento. Il rapimento di una lembo di territorio europeo da parte di una componente della cultura, arte e religione dell'Europa stessa è fatto gravissimo e, a differenza del mito, non fonda alcunché ma tende alla distruzione.
Per le vittime che in queste ore disseminano di corpi inerti l'Ucraina, per le speranze spezzate di essere fratelli e sorelle che possono lasciare gli usci aperti, credo importantissimo proseguire nell'opera di "Riverbero" delle parole che abbiamo esplorato il 5 febbraio 2022, utilizzando il dispositivo dello Psicodramma Analitico.
Le ho lasciate come fossero paragrafi di un testo ancora da scrivere, missive da un fronte che non hanno il tempo, né l'occasione per essere ampliate. Il soldato Montale strappò dalle trincee della prima guerra mondiale, all'orda mortale del capitalismo guerrafondaio, le sue parole di poesia. Rubo al poeta Paolo Bassani l'incipit e il titolo.

 

Maggiore età e divorzio

Maggiorenne, completati gli studi magistrali, ottenuta una borsa di studi, deve andare via dalla sua regione. È la sua occasione per aprirsi al mondo. La norma le impedisce di viaggiare da sola. Viene accompagnata dal fratello minorenne. A tornare a casa da solo sarà il fratello, ancora bambino.
Storia di mezzo secolo addietro.

La prima donna della sua cittadina a divorziare.

Maggiorenne, in procinto di partire per un viaggio con il fidanzato, si ritrova sottoposta a un veto dalla madre. Non partirà.
Le Americhe non sono più distanti dal continente della Sicilia.

Tradizione e storia

La tradizione di preparare la figlia alla vita, si legge solo come malessere.
Sappiamo che qualcosa di profondo agisce divenendo cultura, sa di malessere come di benessere. Le donne erano molto evolute, una nonna materna insegnava alle elementari, aveva una governante e non eravamo che all’inizio del ‘900.

Oliva, personaggio omonimo del libro, corregge la maestra.
Oliva si prende cura di tutti, non cammina nelle stesse scarpe che altri le avevano dato.
In nome della tradizione nessuno può essere chi è.
Benessere e malessere sono oscillazioni.

Storia e rappresentazioni

La storia non è sempre storie di vita, va letta e ricordata, memoria di storie di morte come di vita.
Le rappresentazioni della storia sono sottoposte a un utilizzo, torsione della storia verso finalità di sottomissione della massa a un potere.

La politica può occuparsi di tutto e si mette a leggere le storie e si ritrova a farne un uso.
Nella polis non si parla d’altro.

Il soggetto proviene da una pluralità di tempi, per continuità contrapposte a discontinuità. Non può essere mai copia dell'altro. Ciò la storia fatica a rappresentarlo e la politica a dirlo.

La voce del padre: libri e non solo.

A commuoversi è il padre di Paddy (personaggio del libro Paddy Clarke, ah, ah) perché egli può dare al figlio indicazioni geopolitiche sulla provenienza. Il figlio può riconoscere nel padre la sua origine, stenta però a riconoscere le mappe.

Il padre di Oliva Denaro (nome e titolo dell’omonimo libro) può camminare con lei a piedi nudi, agitando l’equilibrio dato dal divieto. L’incontro è una ribellione a una legge di stampo materno.

In un libro un bambino viene riempito di botte dal padre, quel bambino trova la sua stabilità facendo il pugile, forte dell'odio.
Il pugile lavora con i disabili e durante una notte di incubi, sogna di uccidere proprio quello a lui più vicino. Al mattino il bambino picchiato, divenuto pugile e operatore, riceverà una lettera di amicizia dal disabile.

Va con i figli a chiamarlo. Lui le getta in aria i soldi che ricadono pesantemente in terra. Madre e figli li raccolgono. Storia di fine '800.

Nell’abisso di voci di donne, quella del padre, assente, flebile, colpevole, eroica, turba l’equilibrio.

Immigrazione


Nella famiglia ciascuno è un immigrato senza documenti, clandestino a se stesso.

Nella famiglia parole per rispondere a domande non sempre sono a disposizioni. Quella per avere i documenti non trova accoglienza.

Le parole non impastano pane ma futuro. Senza parola, il soggetto rischia di morire di inedia alla tavola imbandita.

Fiabe e favole


Ci sono film o racconti basati su una ricerca di parole che non si trovano. Si possono trovare parole parziali fallaci, per parlare di separazioni, malattie come di gioia e stupore. Ci sono favole studiate da adulti che veicolano dinamiche interne e universali. In queste favole l'epilogo è universale. Il soggetto passa dall'individuale a uno dei tanti collettivi possibili.

Anche il poeta non sa rispondere alle domande della sua poesia ma le sa scrivere per gli altri.

Fratelli e sorelle

Spedita via, spedito via, esordio della sua malattia, non ci possiamo incontrare. Lei mia sorella, lui mio fratello è, sono, siamo dietro una porta di un SPDC. La legge che vieta l'incontro si legge "TSO".

Il padre ringhia al vento: - Siamo a posto, adesso.

Io non sono il vento, sono il fratello, sono la sorella, sono il figlio, sono la figlia,  sono il padre, sono la madre.
Ho imparato a usare la parola e a non farmi beccare dalla legge che chiude le porte e lancia anatemi e guerre. Il becco lo lascio agli uccelli, ne fanno un buon uso.

Rimozione


A raccontare storie ci si accorge che in quella storia che hai vissuto, sarebbe stato meglio fare qualcos'altro. E non va proprio giù che non ci hai pensato.

Te ne accorgi, ricordandola a qualcun altro che prova ad ascoltarti.
Se l’altro sarà un buon ascoltatore, quella storia potrà andare nella rimozione.

La rimozione è la fucina delle storie.

Carichi e responsabilità


Il bambino o la bambina sente il carico della responsabilità che dovrebbe esser portato da spalle più grandi. Accade tuttavia che quel peso, venga trasmesso tutto, senza sconti, all’infanzia.
L’infanzia non ce la fa a sostenerlo e deve portare il senso di colpa per non essere riuscita a farlo.

Se qualcuno si prende la briga di ricordare che i bambini e le bambine non hanno il compito di assumere le zavorre degli altri, le bambine e i bambini ce la faranno a ricordare e potranno riporre nella rimozione il dolore.

Se non c’è alcuno ad ascoltare l’infanzia, i bambini e le bambine saranno adulti infantili.
Quegli adulti non saranno in grado di essere accoglienti con l’infanzia, forse perché non riescono a raccontare la loro storia.

  • È bellissimo staccare la spina - dice una donna che sviene guardando il suo sangue.

Mani di ghiaccio, nero e colori.

Le mani di ghiaccio fanno venire in mente l'impossibilità di un ballo a due. Alcuno prenderebbe tra le sue lamine senza colore.

Quando non si è visti, lo sguardo dell'altro ti può definire come vuole malata, bella, svergognata. Lo sguardo può farti a pezzettini.

I colori possono diventare, sovrapponendosi, solo nero, il nero può prendere tutti i pezzi. Il nero è un colore. Si può avere paura del nero, lo si può accettare, si può guardare attraverso la cecità, si può accogliere il buio.

La famiglia ha tanti colori, sulla sua tavolozza appare anche il nero.

"Per non finire....

"Per non finire, quando la parola è attaccata dalla occupazione nazi fascista, il corpo nasconde esso e la parola per non perire, uniti nella sopravvivenza. Corpo e parola restano in attesa di un buon transfert, della sapienza di un ascoltatore accogliente, che possa donare al borgo indirizzi, voci e corpi. L’antitesi è, morte elaborabile soltanto con una lotta partigiana e repubblicana. L’attesa regola sia il flusso mestruale femminile, sia l’alternarsi delle stagioni in cui vi è libertà e in cui si soggiace all’occupazione, mito di Proserpina rivisto e non corretto. Oggi ci porremo altri quesiti su come interiorizzare processi che portino alla consapevolezza della libertà e della ripetizione."
L'avevo scritto per l'incontro di febbraio, mi sembra il caso di riverberare ancora queste parole, nate dal lavoro di un gruppo di lavoro appassionato della psicoanalisi che ha vissuto la guerra sempre cercando l'eros.

"Nota finale per iniziare"

Ho elaborato il testo utilizzando l'osservazione dell’incontro di Polivisione con il dispositivo dello psicodramma analitico del  05/02/2022.
Il seminario  del 11/03/2022, come sempre non è gratuito.  La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere il link di accesso a Meet, scrivere a Nicola Basile - nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono. Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.

Crediti

Immagini
1 - E. Munch – Separation da Art project Google
2 - Napoli_museo_httpsartsandculture.google.comstorypompei-madre-materia-archeologica-le-collezionibwWhJsDlhez3IA
3 - The solitary archeologist, De Chirico_1937
4 – Immigrazione-fan page- https://design.fanpage.it/la-street-art-per-i-migranti-le-10-opere-piu-toccanti-sui-muri-d-europa/
5 - “Principessa delle nevi” da cartoon russo 1957, diretto da Lev Atamanov
6 -  Van Gogh “Vento” - 1883
7 – A. Boetti - Un pozzo senza fine – 1961 - https://www.archivioalighieroboetti.it/scheda/un-pozzo-senza-fine/
8 - Ara Pacis - Roma
9 -  Alberto Burri - https://www.fondazioneburri.org/la-fondazione/ex-seccatoi.html
Restiamo a disposizione per ogni eventuale imprecisione.

“Frammenti di famiglia” – contributo di Viviana Sebastio


Video a cu
ra di: Viviana Sebastio

Vai al video

Musica: Forbidden Colours, di David Sylvian & Ryūichi Sakamoto

Immagini:

Naufragés sur un radeau, di Sylvia_Lefkovitz

Foto di famiglia italiana

Femme de Venise, di Alberto Giacometti

The Cat, di Alberto Giacometti

Transverse Orientation (2021), di Dimitris Papaioannou

La salita, di Jannis Kounellis

Emilio Isgrò

Is This the Life We Really Want? (Roger Waters), di Emilio Isgro

Testi estratti da:

LEV TOLSTOJ (1877)

Anna Karenina, traduz. di Leone Ginzburg per Einaudi, 1961

Jaume Cabré (2011)

“Le voci del fiume”, traduz. di Stefania Maria Ciminelli, La Nuova Frontiera.

Ambrose Bierce, 1985

DIZIONARIO DEL DIAVOLO.

Scelta e Introduzione di Guido Almansi. Traduzione  di Daniela Fink.

Longanesi & C., Milano.

Fernando Pessoa,

“Il libro dell'inquietudine, traduz. di V. Tocco, Oscar classici moderni Vol. 239.

L’età dell’uva, Mattia Tarantino, 2021

Giulio Perrone Editore

Cormac McCarthy

“La strada”, traduzione di Martina Testa, Einaudi 2007

“Frammenti di famiglia”

Introduzione al seminario di Polivisione del 05/02/2022 - h 9,30 - 13,00
a cura di Nicola Basile - socio S.I.Ps.A.

“...esprimere qualcosa di se stesso non gli pare una bella cosa da fare, soprattutto in pubblico. Lo stesso verbo "esprimere" ricorda la secrezione, o, nel migliore dei casi, l'atto di spremere un limone”
Da: Italo Calvino, “La squadratura”, in Giulio Paolini, Torino, Einaudi, 1975, pp. VII-XV.

Brevissima premessa

Descrivere la complessità del gruppo di famiglia, vuol dire domandarsi come utilizzare il vocabolario del gruppo famiglia, interrogarsi su chi parla per il gruppo famiglia, altrimenti non si ascolta altro che rumore.
Kaës ha descritto come in ogni gruppo ci sia un portabandiera ora della parola, ora del sogno, ora del sintomo di quello specifico gruppo. Questi ruoli li ha raccolti in unica definizione: funzioni foriche del soggetto all’interno del gruppo. Questa sera cercheremo di assumere la funzione forica della nostra famiglia.

La clinica del vivere, quotidiana tensione che permette l’incontro come la separazione, potremmo sempre raccontarla come la ricerca di un uomo che non sa di esserlo alla nascita ma che fin prima della nascita è già stato immaginato, sognato, parlato, come Lacan ha non solo teorizzato ma ha mostrato alla psicoanalisi del XX secolo.

Kaës ha ipotizzato come la famiglia stessa non sia un luogo dove il famoso mito di Edipo vive un’immutabile specificità, congelato nel mito arcaico e in quello più moderno della psicoanalisi. Edipo sta in relazione con la complessità del suo ruolo in almeno 5 figure che corrispondono ad altrettanti miti come coniò per Freud l'artista viennese , in cui Edipo “… si può immaginare che contenga stati interni distinti che corrispondono a quello del figlio, dell’uccisore del padre, dell'amante incestuoso della madre, del Padre del fratello dei suoi figli. Si noti che la domanda enigmatica della Sfinge verte anche sui tre stati del medesimo, associati a tre età della vita. Edipo non è uno, è diviso, divide fin nella sua discendenza”[1] 

Ci incontreremo per dare presentazione al caso famiglia, a cui tutti noi apparteniamo, avanzando con le mani avanti nel buio, per trovare non l’individuo, uno tra tanti che confondendosi diviene moltitudine, ma il soggetto che, come Edipo, soffre e vive.

Ne parleremo attraverso frammenti di riflessione, scritti per essere messi in gioco con il dispositivo dello psicodramma, la cui regola di base è il principio della libera associazione.

Cominciamo per dire, e non finire, cosa ho raccolto in questi due mesi, dall’ultimo incontro di Polivisione,

[1] Il lavoro dell'inconscio in tre spazi della realtà psichica. Un modello della complessità.  Rivista di Psicoanalisi – n. 3 – 2010 – S.P.I-  René Kaës

 

Frammenti di famiglia

 

Non si incontra mai una famiglia sola, la famiglia si declina in famiglia di origine, famiglia di nuova costituzione, famiglie legate che legano, per mezzo di articoli di legge e ami, legami, parole che sanno di legge e eros.

La famiglia propone un nome senza microfono, nome inventato che sa di gioia, nome che descrive come gli altri lo descrivono, nome che fa soffrire, perché non è scelto dal soggetto, senza il quale anche il cane non sa come essere chiamato.
Il nome non è mai originale, è sempre usato. È evidente che il nome è già stato detto tante volte, il nome della famiglia è appartenuto e appartiene all'altro, che non risponde alla richiesta di essere chiaro, esplicito.
Il nome nasconde l’utilizzatore primigenio, così bene che per saperne qualcosa di più, si deve ricorrere al mondo cellullare, quella strana cosa che sa di questioni di cellule e di mito mondiale e di nuove forme di comunicazione.

È sempre stata regolare la sua crescita, si dice della figlia come del figlio davanti il pediatra. Ultimamente meno e così si scioglie la gioia e la letizia del parlare del figlio. Altre volte l’argomento si chiude: a parlare del figlio l'argomento diviene la famiglia e la famiglia, come un fastidioso sintomo, non si apre al discorso.

Non si può vomitare in famiglia, anche quando non se ne può più di tenersele dentro quelle parole che ostruiscono il canale digerente dei pensieri di generazioni mutaciche. Eccesso di calore e mancanza di buona alimentazione richiedono diete in equilibrio tra affetti troppo proteici e scelte anoressizzanti. A casa la dieta è difficile da seguire perché in nome della famiglia, viene offerto cibo o troppo grasso o troppo acido. Buon cibo la dispensa non lo vede da tempo. Mancanza di appetiti fanno spizzicare e ciò toglie l’appetito.
La questione alimentare coinvolge tutti: la madre non si siede più a tavola, il padre soffre di disturbi gastrointestinali perché mangia con il figlio merendine e patatine di nascosto, che vengono anche rubate.
La domanda della figlia è se lei non debba scomparire con il nome del padre. Questa domanda non si riesce a decifrare sulle porte del borgo di Celleno, a Celleno ci si arriva seguendo le indicazioni: “borgo fantasma”.

 

Perché ne parlo?

Perché penso che non sia vista, la famiglia.
La madre non la vede come desidererebbe. il padre sta sempre in competizione per l'affetto dei figli in quanto non è il preferito tra i genitori, essendo molto impegnato, il poveretto.

Molti giudizi, tanti dovrei, tanti potrei girano in famiglia, interrompendo l’essere l’uno utile all’altro.
Nessuno è servo di un padrone, l’altro per servire in qualcosa è solo un racconto di libri polverosi di scuola, in cui ob servare rendeva il servo più utile del padrone. Il padre potrebbe farsi servo del figlio, la figlia servirebbe alla madre, il figlio servirà alla sorella e la figlia osserverà il fratello. Le interruzioni di dialogo animano il sospetto che qualcuno serva più dell’altro.

È una questione di autorizzazioni date e di autorizzazioni non dichiarate, di non detti, di assenze durante pandemie e mancanza di incontro, difficili da scrivere che determinano cause e conseguenze, impossibili da punteggiare nella storia familiare. Il figlio non scrive più epistole alla madre che si preoccuperebbe per la sua salute, la madre non scrive al padre dei suoi figli, fa scrivere da un avvocato, fratelli e sorelle non scrivono, registrano vocali accelerati perché così l’altro non tronchi l’ascolto, tra un semaforo e l’altro.

"Chi incontra la famiglia, cioè tutti noi, non ha dimestichezza con la scrittura.....!

..... che si cela dietro segni corporei, tic sociali, riti e memorie digitali che alcuno, sfoglia. Accade però che, a differenza di altre volte, la scrittura si renda necessaria perché si avverte qualcosa attorno cui si sta girando che non si riesce a raccontare. La famiglia può ritrovare così di essere destinataria di un indirizzo e il postino può recapitare il messaggio, a un soggetto che porta il nome degli altri.

C’è anche la possibilità che venga a mancare la storia della famiglia e possa esistere una domanda, impossibile da leggere. In quel borgo non più abitato, ci sono tracce di uomini e donne che lo hanno vissuto, di figli e figlie nati che hanno dato la loro vita perché donne e uomini potessero dire di appartenere a una famiglia. Ma in quei borghi non possiamo scrivere ad alcuno, il postino non recapita più lettere da tempo, i nomi delle famiglie sono divenuti fantasma. Il borgo, a visitarlo, sa di attrazione turistica.

Il primo, il fondatore ha una sua storia particolare che lascia con più domande che risposte. È sua la responsabilità di aver fondato la famiglia. Senza di lui non si parlerebbe di una madre e di un padre figlio, la seconda, più piccola è quella di mezzo. In mezzo a cosa, a chi?
Dopo il primo si sta sempre in un ordine assegnato, inamovibile. Sta a ciascuno dei figli sovvertirlo ma proprio questo essere scelti e, questo non poter scegliere, diventa insopportabile se il figlio non riesce a modellare questo ordine applicando un certo equilibrato caos.

"Plasmare, vestire la figlia che cresce, è il premio che la madre dà a sé stessa"

Il padre si accontenta di veder scrivere il suo nome sul corpo dell’altro, così da non temere troppo la morte. È evidente che il nome materno si offusca e non sa più cosa sia nutriente per lei. Nei registri ecclesiastici i nomi sono stati scritti per far entrare in battaglia il piccolo essere umano. Ma non vi è più alcuno che li vada a leggere. Non stanno su internet. Sarà ancora la luna di miele se la madre sognerà ancora con il padre una nascita, frutto del grembo di lei, seminato da lui, anche quando saranno vecchi. Tale previsione richiede uno spazio protetto perché se ne possa parlare.

"Per non finire....

Per non finire, quando la parola è attaccata dalla occupazione nazi fascista, il corpo nasconde esso e la parola per non perire, uniti nella sopravvivenza. Corpo e parola restano in attesa di un buon transfert, della sapienza di un ascoltatore accogliente, che possa donare al borgo indirizzi, voci e corpi. L’antitesi è, morte elaborabile soltanto con una lotta partigiana e repubblicana. L’attesa regola sia il flusso mestruale femminile, sia l’alternarsi delle stagioni in cui vi è libertà e in cui si soggiace all’occupazione, mito di Proserpina rivisto e non corretto. Oggi ci porremo altri quesiti su come interiorizzare processi che portino alla consapevolezza della libertà e della ripetizione.

"Nota finale per iniziare"

Il testo è stato elaborato utilizzando, anche e non solo, la mia osservazione dell’incontro di Polivisione con il dispositivo dello psicodramma analitico del  03/12/2021, condotto dal dott. Giuseppe Preziosi con l’osservazione della dott.ssa Annalisa Pascucci

Il seminario non è gratuito; si richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi. Per partecipare scrivere a nuovipercorsiviaborelli@gmail.com indicando il proprio nome, professione, numero di telefono per poter ricevere il link di accesso a meet.

“Sul saperne-venir-fuori e saper-entrare”

Introduzione al seminario di Polivisione del 3/12/2021 - h 20,00 - 21,30
a cura di Nicola Basile - socio S.I.Ps.A.

“Allora il sapere dell’esperienza psicoanalitica è forse soltanto il sapere che
serve a non farsi raggirare dalla fanfara?
Ma a che pro se a ciò non si accompagna un saperne-venir-fuori?
O anche, più precisamente, un sapere introitivo,
un saper-entrare in ciò che è in questione per quanto riguarda il lampo
che può scaturirne sull’inevitabile fallimento di qualcosa
che forse non è la prerogativa dell’atto sessuale.”

Lacan J.- libro XVI “Da un altro, all’altro” pag. 205 – Einaudi editore

“Di fauci aperte e del salvare il pianeta”

Fauci aperte, media televisivi, vomitano significanti ambigui.
Salvare la terra suona come una bugia, detta per calmare l’ansia della generazione che deve ancora mettere i piedi sulla terra senza poter dire la sua.

Chi afferma di operare in nome del potere e della potenza, lascia attonita una popolazione che non sa se avrà discendenti. L’ascia che separava e ordinava è corrotta e inutilizzabile, il suo potere non appare generativo ma fallace e fallato.
In sogno il padre ordina e ingiunge che sia il figlio a farlo al suo posto ma rischia di appiccicare così una patacca. Il simbolo rischia di cadere durante la liturgia della cerimonia, trasformandosi in luccicante medaglia, materia morta. Il padre recita la parte di chi proprio non può più fare figli affinché il figlio si decida a prendere la sua responsabilità ma non sembra convincente. Il caso vuole che faccia da testimone la psicoterapeuta che ascolta il sogno e lo fa risuonare nel gruppo di polivisione. I testimoni si moltiplicano, creando una catena di trasmissione del significante ordine che genera altri ordini. La bocca si accorge di non essere solo cavità fognaria ma buon antro dove spezzettare, mischiare, ingerire affinché si trasformino alchemicamente. Dalla bocca della porta la figlia può uscire e non essere divorata dal niente che distrugge il pensiero e il figlio evita la patacca.

In fondo chi pensa di avere cura dell’altro è iscritto in modo ordinato in albi, ordini, corpi speciali per azioni impossibili, per non essere divorati e non divorare con le loro teorie e dispositivi. Dare un ordine alle pulsioni dionisiache, serve a ciò. Lasciare esse vagare troppo a lungo, potrebbero disordinare l’esistente. L’ordinare lo si sa è del femminile nell’armadio della vita ma è del nome del padre assegnare la trasmissione e un posto.

 

“Urlo qualcosa a Chronos e Zeus, distratti”

Urla il suo dolore la bambina poiché ha scoperto di essere ancora un altro corpo uscito dal grembo materno per soddisfare il rito che dalla semina porta il grano a essere pane sul tavolo del Cristo.

Si accorge che nella stanza accanto, il lessico adulto balbetta, si deforma, non accenna a offrire forme simboliche. La bambina avverte nausea, chiude la bocca e pensa sia meglio rinunciare al cibo. Cristo però non rinuncia a distribuire il pane del corpo del figlio ai fratelli.
Lo offre anche a lei e lei mastica, lo riduce a bolo, lo digerisce. Quel corpo si fa metafora del corpo e la metafora è pensabile in quanto c’è un corpo che è stato sacrificato e messo in croce, divenendo un corpo con il segno negativo davanti che permette che tutti gli altri corpi esistano, direbbe J. Lacan.
Il corpo di Chronos è stato ucciso dopo che lui ha ingerito i figli e dopo che i figli hanno dato una modernizzazione all’Olimpo grazie a Zeus che si congratula con Chronos per l’ottimo lavoro svolto.
Se i due fossero in Inghilterra, li troveremmo davanti un tavolino da tè alle cinque e sempre alle cinque con il Cappellaio Matto e la Lepre di Marzo, mai seduti allo stesso posto così da evitare di essere consumati dal tempo.

La madre genera, genera, genera ancora, ancorata a una femminilità che cattura l’altro dentro di sé per quel tempo che la renderà il fallo lei stessa. Calcisticamente parlando lei è ammonita a farlo, poiché si tratterebbe di un fallaccio. Pertanto, anch’essa deve tornare a farsi parte, a essere vuoto contenitore per ambigue parole. Meglio così riempirsi di nuovo illudendo l’espulso di essere tornato in auge. Ma il fallo porta rapidamente a pensare alla punizione. Si sa che a ripetere un fallo, ci si trova in faccia un cartellino rosso e non si può più giocare.
A questo pensa il dispositivo dello psicodramma che cerca la vitalità del simbolico anche quando essa sembra andata perduta, impedendo l’espulsione e la retrocessione.

 

“Quanto costa adottare una morte”

Bisognerebbe sempre fare i conti con il costo dell’adozione di una morte anche quando Chronos e Zeus banchettano assieme ai corpi dei figli non digeriti dal primo e al corpo del padre ucciso dal secondo, zombies originari.

“Ci sarebbe un maschile che potrebbe prendere l’ordine paterno” se venisse ordinato altrimenti la madre potrebbe mangiarsi anche il padre, se riuscisse a screditarlo. Grazie alla terapia, una ragazza cerca di ricostruire il padre morto. Altrimenti rimarrebbe in giro un fallo, fallato, che cerca riconoscimenti ma non offre riconoscenza, in quanto quello che lo identifica, è perdita economica e non distinzione tra consumo e desiderio. Si legge di lui che lo vogliano ritirare dal mercato in nome di una possibile class action che giace sotto quintali di faldoni illeggibili nella stanza di un giudice irreperibile.

“Di Chronos e Zeus come del Cappellaio Matto e la Lepre di Marzo”

Forse Chrono ingoia i figli e Zeus lo fa fuori per non esser messo in panchina, evitando la furia delle baccanti. I due nello stesso tempo sono morti e vivi, sono nemici e generatori dell’universo, sono ordine e disordine ma mai uno come la madre con il figlio, corpo unico che non deve crescere. La madre allucina un corpo a corpo con il figlio per non farlo divorare dalla violenza del padre, immutabile e pertanto non vivo.

Se così fosse l’uno non sarebbe mancanza dell’altro, insufficienza che ha dato origine alla cifra separandola dall’universo dell’indistinto. Preso atto di ciò, l’insieme -1 si è nascosto nell’ombra dell’uno, durante una sera di clinica del vivere, il dì 5 novembre 2021. La pausa allora non troverebbe la semicroma a darle il suo posto, la battuta calerebbe come colpo di maglio, l’archetto del violino si contorcerebbe lasciando ogni chiave girare a vuoto. La bacchetta che doveva dirigere l’orchestra, stende, colpisce e non attende al compito creativo dell’attesa.
Se non c’è separazione non c’è desiderio., non c’è presenza o assenza, non c’è passaggio di una chiave che offra simbolicamente l’appartenenza per chi Lavora nel CSM.
Le storie degli operatori si intrecciano con quelle dei pazienti, o li accompagniamo alla morte o ci vedono andare via. Il legame non crea ricordo se non possiamo giocare la rimozione della separazione, dato dal dare un ordine a nascita, crescita, morte e alla storia narrata dai testimoni e dagli scritti.

Le istituzioni sono delle madri che vanno via ma dovrebbero essere anche dei padri che passano il testimone autorizzando i figli a divenire orfani in senso simbolico: diventando madri e padri di sé stessi.

“Quando la notte si fa sempre buia”

Chiedi pertanto anche questo, mi volto per scoprire a chi tu l’abbia chiesto, lo chiedi a me, avvolti come siamo nell’ombra della notte che è sempre buia, narra la luna dei fratelli Grimm, tu lo chiedi a me e io lo chiedo a te.

In quella eternità non si possiede ombra e si disattende alla scissione originaria che proietta verso l’indeterminatezza, chiedendo di transitare nella incompletezza.

Senza ombra si manifesta il delirio di essere ricomposti, quindi ufficialmente morti, e non ci si accorge che sulle strisce è passato sopra di me o dell’altro un tir. Mentre passava, l’autista ha potuto solo vedere delle linee chiare e scure poiché colui che era stato chiamato ad uscire dal buio era cosa.
L’autista è stato assolto perché il fatto non sussiste poiché il buio è così reale che non c’è codice legislativo che lo contempli. Se lo facesse, taglierebbe con una luce l’indistinto, proponendo la fatica del sintomo.

In realtà qualcuno afferma che ogni codice, clinico, legislativo, musicale, letterario, psicoanalitico, pedagogico altro non faccia che venerare la divinità. E la divinità muta e cieca, non si fa legge, se non sostiene l’impercettibile oscillazione della sua bilancia che non può restare ferma, come non sarà mai fermo il rivoluzionare pendolo di Galileo.

Galileo rischia ancora di essere condannato per aver reso visibile l’invisibile ingordigia del sapere che non poteva vedere la miserrima piccolezza della cosa terra come la clinica non vede la sua pochezza quando è posta davanti all’ingordigia delle sue sentenze. Il sintomo bulimico si fa relazione con la madre onnipotente che non concede distanza né al figlio, né alla figlia, in quanto corpi indistinti senza ombra.

Nell’ombra, infine, il buco della serratura è difficile da trovare, la chiave tocca soltanto superfici dure e le graffia.

Il signor Celestine Freinet (1986-1966) consigliava, di chiudere gli occhi e avanzare con le mani avanti, delicatamente, sfiorando ciò che non si riconosce, lo definì il “tatonnement”. Ma appena ebbe definito un rivoluzionario metodi di conoscenza per non inimicarsi il buio, qualcuno cercò di trasformarlo in codice. Pare che non ci sia ancora una scuola “Freinettiana” a riportare nel buio la felice luce che ha proiettato quel piccolo uomo socialista sul futuro della trasmissibilità della ricerca. E ci auguriamo che non ci sia mai!

Nota finale

Il testo è stato elaborato sulle osservazioni delle dott.sse Annalisa Pascucci e Sarah Salvatore, realizzate il 05/11/2021 durante l’incontro di Polivisione con il dispositivo dello psicodramma analitico.

Il seminario non è gratuito; si richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi. Per partecipare scrivere a nuovipercorsiviaborelli@gmail.com indicando il proprio nome, professione, numero di telefono per poter ricevere il link di accesso a meet.

occhi che osservano con dolcezza

INCONTRO CON L’OSSERVAZIONE DIRETTA

L’OSSERVAZIONE DIRETTA
E LA SUA APPLICAZIONE IN CAMPO EDUCATIVO
NELLO STUDIO REALIZZATO A BARCELLONA

organizzato in collaborazione con Studio Multidisciplinare Nuovi Percorsi, via Borelli 5 Roma
28 maggio 2021 h 19 – 20,30,  piattaforma meet

occhi che osservano con dolcezzaQuesto incontro presenterà come si è svolta un’esperienza di ricerca in ambito educativo e formativo in cui è stata utilizzata la metodica dell’osservazione diretta. Verrà illustrato ciò ha portato alla definizione di un modello di apprendimento che ha aiutato ad ampliare e modificare lo sguardo dell’adulto sull’infanzia.

Introduce il webinair: Nicola Basile – psicoanalista, membro didatta della SIPsA, che ha collaborato alla costruzione della Metodica dell’Osservazione Diretta.
L’esperienza verrà presentata dall’antropologa dott.ssa Pau Farras Ribas che ha svolto la ricerca.
Seguirà conversazione su esperienze di osservazione in ambiti educativi e formativi-

Per ricevere il link contattare i seguenti recapiti:
mail_nuovipercorsiviaborelli@gmail.com
Nicola Basile – 3296322722