Categoria: gruppo

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Polivisione 11 dicembre 2020

Una voce dalla caverna. Riflessioni per l’incontro di Polivisione del 11 dicembre 2020[1].

di Nicola Basile[2] e Giuseppe Preziosi[3]

 Nel pieno della seconda ondata, in un tempo in cui la luce di uscita dal tunnel sembra un timido luccicare in lontananza il gruppo recupera un immaginario da fiaba, di quelle favole classiche che fanno veramente paura, che non hanno le forme solo di principesse ed eroine ma di orchi, inciampi, divoramenti, cuori gelidi, abbandoni. L’immagine inaugurale della nostra riflessione forse può essere quella descritta da Silvia nel suo caso, di un bimbo gettato nel gruppo, senza nessuna mediazione, nessun accompagnamento, come un Pollicino, un Hansel senza Gretel, una Gerda senza Kay, un soldatino di stagno spinto in mare.
Il gruppo si affida alle favole, miti primordiali. Racconti che non eludono la questione della morte, dell’aggressività, della vendetta. A differenza dei videogiochi moderni per esempio, che mi sembra abbiano un diverso tipo di narrazione, che ha a che fare con l’obiettivo, il nemico, il successo e non si muore mai in fondo, si ricomincia sempre finché l’ostacolo non è superato, un diverso tipo di voce accompagna questa narrazione.

La seduta recupera un’altra voce, la possibilità di farne tana, caverna, nascondiglio, contenimento. È “appellarsi” forse a quella parte di corpo più intima che però più si avvicina ad una perdita: la voce sempre perduta appena si manifesta, elemento di alterità ma anche elemento unico, soggettivo, irripetibile. La voce scava una cavità, definisce un luogo, quando siamo all’interno della caverna originaria una voce ci avverte di altro che accade al di fuori, una voce che forse può iniziare a raccontarci come è la vita al di là della caverna. In questo passaggio al digitale, ridotti ad immagini, forse abbiamo più fiducia nelle voci, forse già abituati al telefono da decenni. Attraverso microfoni, cuffie, distorsioni, storture forse crediamo di recuperare qualcosa di autentico, e arcaico, del nostro rapporto con l’Altro nella voce.

Abbiamo interrogativi faticosi: perché, ad esempio, tanti giovani ragazze e ragazzi, detti hijkkimori, decidono di segregarsi nelle loro stanze e abbandonarsi all’incuria del corpo, perdersi nel degrado, come in postmoderne torri di un castello inespugnabile? Quale drago feroce li chiude dentro o tiene fuori gli altri? E noi, siamo immuni a questo fascino? perché poi, in fondo è stato così facile cedere alla nostra libertà e alle nostre vite, e chiuderci nelle nostre tane?

Un messaggio ci arriva da uno di questi rifugi, una voce:

Il mio cielo è in una stanza, tu mi racconti, mi racconti un racconto, che è caduto in un aldilà delle mura della mia stanza. Sono qui dal tempo del piacere senza fine, passando da video, in video. Il mio aldilà si trova in un tempo impreciso e in un luogo molto sicuro, una stanza.

In una stanza sa stare anche tutto il cielo, nella stanza si vive al di là di ogni relazione, al di là dell’odore dell’altro che puzza, al di là dell’altro che occupa lo spazio, immaginando l’altro che potrebbe offrirti una carezza e domani negarla.

Del domani non c’è certezza, non si sa, quindi perché attendere una carezza quando la posso immaginare, la posso addirittura allucinare?

Se la pelle del mio viso è una buona maschera per uno, non ci sarà necessità di te Altro, che potresti tra un istante non esserci più.

Io voto per tutti e per me stesso, non c’è mai conflitto nella mia stanza, Onu dei miei pensieri, che di ogni distinta nazione fa assemblea che deve votare all’unanimità, portando tutte le distinzioni a uno/1, cioè una perfetta totalità, senza incrinature.

La mia assemblea è tra un letto e un monitor, tra una cuffia e un film residente in un server in Alaska.

Sono uscito dalla parzialità di essere chiamato per decidere chi amare. Indosso un’unica maschera, quella che mi hanno assegnato senza che mi dicessero cosa farci. La porto da tempo ma non è mai stata mia, non sono riuscito a modellarla abbastanza affinché potessi riconoscere in lei anche una minima parte della mia manifattura.

Le mie mani non riescono a staccare la maschera dalla mia pelle.  Così prendo a prestito quelle maschere liquide che passano tra un sequel e l’altro di una serie infinita di ripetizioni.

Ma quelle maschere, bidimensionali non mi tolgono il senso di pienezza, di noia che avvolge tutto il cielo dentro la mia stanza.

Quotidianamente l’Onu mi invia i pacchi per rifugiati, piovono dal cielo senza che io li richieda, ci pensa l’Altro a soddisfare le mie richieste, non lo chiamo e non mi interroga, non richiedo e lui non chiede in cambio nulla.

L’uno è l’Onu, traslitterazione senza mancanza, e per entrambi sono solo una maschera lascito dell’altro di cui prendersi cura per dare un compito all’istituzione celeste.

Com’è avvincente l’irradiamento di quei di quei raggi bluastri che sanno di sottrazione del femminile, ottenuto per raffreddamenti dai toni caldi. Sono i colori che dominano nel mio cielo, colore che viene dal freddo, colore che io tengo per sottrazione dal femminicidio, dall’autismo. La mia lunghezza d’onda visibile è il colore del cielo, quello che naturalmente posso scorgere dalla mia finestra in led. Il colore blu lo ottengo miscelando e sottraendo il ciano e il magenta[4].

La maschera sotto le radiazioni s’irrigidisce e si trasforma, senza che io possa fare nulla perché non avvenga, in maschera mortuaria dell’eroe che giace tra il pianto dei suoi eredi che hanno chiuso il feretro.

Le radiazioni bluastre tingono il ricordo di freddo mentre intorno al feretro scorrono simboli dell’infanzia, dove il piombo fuso si fa soldatino in guerra, anzi impegnato nella guerriglia, con strane regole d’ingaggio che lo vuole eroe isolato tra isolati sempre sull’attenti.

A pensarci bene dentro il blu di una fiamma ritroverei il massimo di calore ma non posso accedere che a sorgenti fredde di luce.

C’era la mia vita una volta e in quel c’era io ci sono rimasto, immobile, immobilizzato in un arco di tempo che non scocca mai la sua freccia, un arco che non sa di nascita ma solo di continuità eterna, come quella filastrocca in cui “c’era una volta un re, che chiedeva alla sua schiava, raccontami una storia” senza che la storia non vada mai oltre la schiava che racconta di un re, che chiede alla sua schiava di raccontargli una storia.

Hansel, Gretel, il soldatino di piombo, stanno lì pronti a ripetere che la loro storia, dentro la caverna platonica, dentro l’utero materno, dentro e non fuori, si svolga in un video, di cui è stato perso la funzione stop e si riavvolge per riprendere instancabile.

C’erano una volta delle statue di cera fuse nel fuoco che raffreddate, hanno perso l’unità della materia e restano immobili nel museo in attesa di un visitatore, raro al tempo del covid.
C’era una volta uno zoppo soldatino di stagno, zoppo come Andersen, che per ritrovare la sua amata deve fondersi con lei nel fuoco magico donatogli da una fata, altrimenti sarebbe stato per sempre l’uno separato dall’altro.
La fata, forse la terapeuta, forse la terapia, li salva dall’invidia del diavolo giocattolo riunendoli in un’unica fusione amorosa che di loro lascia solo un piccolo emblema, una favola che va raccontata, in cui l’uno non è separato dall’altro.

A cercare l’invidioso diavolo della favola sul web, bisogna stare particolarmente attenti forse per un certo timore. Per fortuna il gioco infantile non teme il diavolo e c’è sempre un deus ex machina nella tragedia.

L’epilogo di Andersen è che ad amare il rischio è proprio quello di essere soldatini in guerra contro lo sguardo del video, video che entra nella stanza, video che fa luce nella caverna calda e accogliente della madre lingua, cavea in cui risuonano echi indistinti, da ripetere al di là del tempo, per non esser più parlati dal taglio paterno. Sempre Anderson ci avvisa che per amare è necessario stare attenti.

Adesso vi racconto un racconto accaduto al di là del tempo, in un video in cui c’era una storia sola, in cui una madre parla alla sua bambina, che sa di esser da lei parlata ma che non può tagliare la narrazione in alcun modo. Al soldatino di piombo è stata tagliata una gamba. Il racconto sa di ossa, ossa dure da separare. E così riprendiamo il 11 dicembre 2020.

Per iscriversi chiamare il 067020310 e lasciare un messaggio in segreteria con i propri dati o inviare mail a nuovipercorsiviaborelli@gmail.com.

[1] Il testo è la rielaborazione dell’incontro di Polivisione del 20/10/2020 organizzato in collaborazione con la SIPsA.

[2] Membro didatta della SIPsA, fondatore dello studio Nuovi Percorsi di Roma, nibasile@libero.it

[3] Membro titolare della SIPsA, facente parte dell’equipe dello studio Nuovi Percorsi di Roma, g.preziosi79@gmail.com.

[4]Nella codifica CMYK (ciano-magenta-giallo-nero), che si basa sulla miscelazione dei colori sottrattiva, il colore blu è rappresentato come il colore ottenuto dall’addizione del ciano e del magenta, ovvero dalla quadrupla (100; 100; 0; 0), dove le componenti del ciano e del magenta presentano il valore massimo (100) mentre i componenti del giallo e del nero presentano valori nulli (0). https://it.wikipedia.org/wiki/Blu

 

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Polivisione 20 novembre 2020


Incontro di “Polivisione”
con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”…
affinché la parola della clinica, dell’incontro,
non resti privata del suo pubblico …
per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde. 
*20 Novembre 2020* h 19:00 – 20,30

Saremo sempre isole,
isolati dentro isole,
necessario isolamento.
Potete girare attorno
alla isola confine
non varcare.
È un confine che confina,
retaggio di quel confino,
marchio di Resistenza.

Questione che va dall’infanzia
alla terza e oltre età.
Pianto, lugere.
Vorresti riunirti a me?

Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Giuseppe Preziosi.
Osserverà il dott. Nicola Basile.

Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com;
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.

L’illustrazione: “L’isola dei giocattoli” di A. Savinio

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” 2020 – 2021

Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”… affinché la parola della clinica, dell’incontro, non resti privata del suo pubblico … per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde. (1)

Premessa

In questi ultimi mesi il nostro desiderio ha investito energie preziose e vitali per contrastare la pulsione di morte manifestatasi in modo esemplare attraverso la pandemia.
Il nostro compito, come quello che con entusiasmo portò alla scoperta della psicoanalisi di gruppo con Wilfred R. Bion (2), o che fece fare passi da giganti a Sandor Ferenczi (3) sulla pulsione di morte, non è quello di sostituire magicamente la psicoanalisi alla ricerca febbrile della medicina, alla corsa degli Stati per trovare leggi economiche che non calpestino la vita e che convivano con la democrazia, ma quello di rimodulare il conflitto che fa negare il limite, la negazione della morte, affinché la vita, la pulsione di vita possa affermare il suo carattere creativo.

Allo scopo di rendere visibile a un pubblico (4) accomunato dal piacere della psicoanalisi il vasto materiale prodotto nelle sessioni di polivisione, durante i mesi di lockdown, il gruppo di lavoro dello Studio Nuovi Percorsi di Roma, con sede in via A. Borelli 5, è all’opera per renderne possibile una lettura web. L’impegno editoriale è stato affidato al dott. Nicola Basile e alla nostra amica dott.ssa Viviana Sebastio (5). I curatori della pubblicazione si sono dati un tempo breve, dicembre 2020. I nostri auguri per il loro impegno.

Riprendiamo a partire da ottobre, il progetto di “Polivisione” della clinica, in stretta collaborazione con La Società Italiana Psicodramma Analitico (6) affinché la clinica sull’infanzia e l’adolescenza, arrechi pensiero alle attività umane che offrono crescita al soggetto uomo in sintonia con l’ambiente.

Calendario dei prossimi incontri in setting a distanza su piattaforma zoom

*23 Ottobre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, Terapisti della Neuro Psicomotricità dell’Età Evolutiva, logoterapisti, educatori di comunità, docenti.
Presenterà il caso clinico la dott.ssa Silvia Salerno.
Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.

*20 Novembre 2020* h 19:00
Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.

*11 Dicembre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, TNPEE, logoterapisti, educatori di comunità, docenti e a coloro degli invitati che siano interessati al pensiero psicoanalitico. Il dott. Giuseppe Preziosi e il dott. Nicola Basile presenteranno una rielaborazione clinica dei precedenti incontri, individuando alcuni nodi della teoria psicoanalitica che il lavoro ha fatto emergere. Condurrà il gruppo, prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, la dott.ssa Silvia Brunelli. Osserverà il dott. Nicola Basile.

Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.

Note

[1] Testo elaborato da N. Basile con l’editing di Viviana Sebastio su proposta del gruppo di lavoro sulla Polivisione dello Studio Nuovi Percorsi di via A. Borelli 5, Roma

[2] W. R. Bion – Esperienze nei gruppi – Armando editore

[3] https://www.spiweb.it/spipedia/ferenczi-miskolc-sandor/

[4] S. Gaudé – Sulla rappresentazione. Narrazione e gioco nello Psicodramma – Alpes Italia

[5] https://www.linkedin.com/in/vivianasebastiotraduzioni/

[6] https://sipsapsicodramma.org/

una dipensa in un bicchiere

Polivisione del 16 giugno 2020

"C'è qualcosa di strano nell'aria"

“C’è qualcosa di strano nell’aria. Lontano dal tono festoso che si muove nelle correnti sotterranee (…) Un po’ per via delle mascherine che non ti fanno ben capire chi ti stia salutando, un po’ per il corpo disabituato a salutare e la tua voce disabituata da chiacchiere abbozzate, un po’ per il tempo grigio che nuvoloso si sofferma sul tuo umore.” scrive il poeta Thomas Tsalapatis, tradotto da Viviana Sebastio.

Questa aria è penetrata nella dispensa che oggi si presenta non più come luogo del pieno, del necessario e del di più. La nostra dispensa richiede nuovi pensieri per essere utilizzata, per non disperdere la memoria di come essa ci ha servito in questi mesi.

una dipensa in un bicchiere
"Catalogo degli oggetti introvabili"

Ci incontriamo su piattaforma zoom martedì 16 giugno dalle 20,00 alle 21,30 in setting analitico con lo Psicodramma.

Il lavoro del gruppo verrà introdotto da un testo elaborato dall’equipe dello Studio Nuovi Percorsi.

Il gruppo verrà condotto dal dott. Nicola Basile, membro didatta della S.I.Ps.A. e l’osservazione sarà a cura del dott. Giuseppe Preziosi, membro titolare della S.I.Ps.A.

Per richiedere le credenziali:

Contagio dove si trova per te?

In questi giorni il gruppo di lavoro che fa vivere lo studio Nuovi Percorsi, in collaborazione con la SIPsA, sta preparando un incontro per condividere le domande e il sapere  sul sostantivo “Contagio”.
Si è scelto di non far precedere il sostantivo da alcun articolo per rendere più potente il suo potere evocativo e per poterlo cogliere sul fatto.

Il sostantivo senza articoli fa rotta verso epoche storiche diverse, qui penetra nelle vite degli uomini e donne come una maledizione divina, là si fa religione dell’altro che corrompe la società conosciuta, trova albergo nel capitolo XXXIV di quei Sposi Promessi del Manzoni

“in quanto alla maniera di penetrare in città, Renzo aveva sentito, così all’ingrosso, che c’eran ordini severissimi di non lasciar entrar nessuno, senza bulletta di sanità; ma che in vece ci s’entrava benissimo, chi appena sapesse un po’ aiutarsi e cogliere il momento. Era infatti così; e lasciando anche da parte le cause generali, per cui in que’ tempi ogni ordine era poco eseguito; lasciando da parte le speciali, che rendevano così malagevole la]rigorosa esecuzione di questo; Milano si trovava ormai in tale stato, da non veder cosa giovasse guardarlo, e da cosa; e chiunque ci venisse, poteva parer piuttosto noncurante della propria salute, che pericoloso a quella de’ cittadini; 

Contagio non disdegna la Cina del XXI secolo e le grandi navi da crociera che devono fermarsi e dare ospitalità e segregazione ai loro passeggeri detenuti, come si è trovato a suo agio nel maccartismo alla ricerca dell’intellettuale da bruciare o nelle leggi razziali italiane del 1938, atte a isolare il dilagare del sionismo tra le pure razze italiche.

Tuttavia contagio sa anche di festa, di moti popolari di liberazione, di idee libertarie che non trovano ostacoli per affermarsi, di arte che scrive sui palazzi per diffondere spore di nuovi segni che offrono respiro al sogno.

In estrema sintesi la domanda è quella del titolo di questo breve post: “Contagio dove si trova per te?”

L’incontro si terrà il 21/02/2020 a via A. Borelli, 5 Roma.

Per partecipare inviare un messaggio, whatsapp o sms, al numero 3296322722 o mail a  nuovipercorsiviaborelli@gmail.com o lasciare un messaggio in segreteria con nominativo e numero a cui essere richiamati al 067020310.

Ascoltare il desiderio di cura con lo psicodramma analitico

Ascoltare il desiderio di cura con lo psicodramma analitico

Da ottobre 2014 il C. D. “Campo di ricerca sullo psicodramma analitico di Roma”, ha avviato in collaborazione con lo Studio Nuovi Percorsi di via Borelli 5, un ciclo di incontri di ascolto con lo Psicodramma analitico.

Come lo scorso anno il lavoro di Polivisione proseguirà anche nel 2020 con la gradita collaborazione del C. D. Apeiron. Gli incontri del 2020 saranno dedicati al lavoro di coloro che offrono formazione, diagnosi, terapia e riabilitazione nell’età evolutiva, neuropsicomotricisti e logoterapisti, docenti,  operatori del volontariato che hanno una relazione di cura con il minore richiedente aiuto.

Venerdì 31 gennaio 2020, dalle 19,00 alle 20,30, con i soli professionisti legati alla relazione di cura, interrogheremo  i nodi clinici e soggettivi che legano chi domanda a chi offre.
La discussione verrà animata attraverso il dispositivo dello psicodramma analitico,  dai dottori Nicola Basile; Silvia Brunelli e Giuseppe Preziosi soci S.I.Ps.A.

Riflessioni e proposte per l’incontro di polivisione del 19 gennaio 2018 di Nicola Basile

Il 14 dicembre 2017 abbiamo deciso di approfondire il testo “Monologo per l’altro” per non lasciare in sospeso alcuni nodi clinici e teorici che non avevamo avuto il tempo di far emergere a novembre.

Li riporto in modo sintetico:

  • Chi parla durante le presentazioni cliniche? Il soggetto di cui ascoltiamo la domanda è il minore o chi è chiamato a svolgere un compito terapeutico o riabilitativo o di relazione di cura, quindi l’adulto?
  • C’è uno stretto rapporto tra poesia e matematica. Viene considerato nel trattamento dei disturbi quali la discalculia?
  • Quando ci interessiamo alle sorti del minore non stiamo forse volgendo l’attenzione a una sorta di sociologia del futuro in cui spesso i padri sono evanescenti? E’ necessario trovare un nuovo ancoraggio del lavoro al compito di chi interviene.
  • Nel lavoro di polivisione qual è il confine tra il ruolo del professionista e la sua soggettività? E qual è il limite oltre il quale non si deve andare durante la discussione del caso clinico?
  • Il “taglio” che viene dato dall’animatore al il gioco di ruolo si pone dalla parte della formazione di chi presenta la clinica o è orientato a far emergere la domanda di cura?

Il 19 gennaio 2018 alle ore 18,10 riprendiamo la serie di incontri di polivisione.

  • Note
    La fotografia è tratta da: “Tant que la tête est sur le coup” (1978) Conception, mise en scène et interprétation de Claire HEGGEN et Yves MARC, Théâtre du Mouvement. Festival Mimes et Clowns, 1980. Photographe : Fastome management. Archives TJP, Strasbourg.” e pubblicata su  Pinterest al seguente url: https://it.pinterest.com/pin/608830443348952504/

SUPERVISIONE o POLIVISIONE?

Il lavoro che implica una relazione di cura con i minori, pone, ai professionisti coinvolti, una serie di questioni che portano a riflettere su ipotesi diagnostiche e di intervento. A sostegno della formulazione di un caso c’è la supervisione. Nel dizionario di psicologia di Umberto Galimberti alla voce “supervisione” compare un rimando ad un’ ulteriore voce che è l’analisi didattica, definita come trattamento psicoanalitico a cui si sottopongono coloro che vogliono svolgere la professione di psicoanalista. Dopo un’ esperienza di autoanalisi, Freud formulò la convinzione secondo la quale, siccome non si può praticare l’ attività analitica se non si accede alla conoscenza del proprio inconscio che deve disporsi “come il ricevitore del telefono rispetto al microfono trasmittente”, è necessario che chi si propone di diventare psicoanalista si sottoponga ad un’ analisi didattica. Secondo il padre della psicoanalisi la funzione dell’ analisi didattica è assolta se porta l’allievo al sicuro convincimento dell’ esistenza dell’ inconscio. Galimberti continua scrivendo che l’analisi didattica viene completata con l’analisi di controllo o SUPERVISIONE dove un’analista in formazione rende conto ad un’ analista più esperto del proprio modo di condurre i trattamenti; il supervisore, può, in tal modo, controllare il lavoro e soprattutto il controtransfert. Questa definizione di supervisione rimanda dunque ad un’idea di controllo che sembra giustificare la prospettiva dall’ alto: super-visione.

Gli incontri che lo studio “Nuovi Percorsi” ha proposto e propone, per una riflessione clinica sui casi dell’ età evolutiva, si articolano su due sessioni di lavoro: nella prima parte viene seguita la metodica neuropsichiatrica; nella seconda, viene interrogato il desiderio di chi ha il compito della cura, con il dispositivo dello psicodramma analitico. In tal modo è possibile fare un’ analisi della domanda di terapia, riformulare ipotesi diagnostiche, ridefinire setting, attraverso accorgimenti di set in corso, o pensando ad interventi di rete in grado di rispondere alla complessità delle domande di presa in carico. Attraverso lo psicodramma analitico è possibile ricercare i processi inconsci che si definiscono nella relazione tra professionista e minore, e, in questo modo, liberare la capacità di risonanza del professionista. Elena Croce (1990) scrive: “Il lavoro di supervisione sembra consistere nell’ analisi o scioglimento di quelle rappresentazioni e affetti reattivi che, come tali, sono suscitati dal paziente, nella vita psichica del terapeuta che lavora in una prospettiva analitica, mettendo momentaneamente in scacco il suo ascolto e la sua capacità di costruzione”, intendendo come tale l’atteggiamento di fondo che rende possibile l’analisi, che permette che la parola del paziente riceva la sua capacità di risonanza in analisi. Il gruppo di psicodramma ha il potere di svelare aspetti emotivi inconsci dei professionisti, che, se visti, rappresentano una chiave per comprendere il sintomo. E’ così possibile cambiare posizione nel gioco e, dunque, passare da un assetto di super-visione ad un altro di poli-visione.

                                                                                                                                                                             Sarah Salvatore

Appunti per l’incontro di polivisione del 7 luglio 2017

Ora questo bravo bambino aveva l’abitudine — che talvolta disturbava le persone che lo circondavano di scaraventare lontano da sé in un angolo della stanza, sotto un letto o altrove, tutti i piccoli oggetti di cui riusciva a impadronirsi, tal ché cercare i suoi giocattoli e raccoglierli era talvolta un’impresa tutt’altro che facile. Nel fare questo emetteva un “o-o-o” forte e prolungato, accompagnato da un’espressione di interesse e soddisfazione; secondo il giudizio della madre, con il quale concordo, questo suono non era un’interiezione, ma significava “fort” [“via”]. Finalmente mi accorsi che questo era un giuoco, e che il bambino usava tutti i suoi giocattoli solo per giocare a “gettarli via”. (1)

Il testo di Sigmund Freud è stato presente durante tutta la sessione di lavoro del 23 maggio 2017 che segue quella già commentata del 28 aprile 2017 (2) . L’incontro di aprile si era svolto utilizzando le conoscenze e i modelli interpretativi della neuropsichiatria infantile, in un setting seminariale, centrato sulla fondazione di un gruppo di bambini e bambine con diagnosi di autismo ad alto funzionamento. (3).
Durante quel incontro era emersa la necessità di presentificare il gioco dei bambini affinché gli adulti ne sentissero gli aspetti creativi e quelli involutivi acora nascosti sotto il potere della rimozione.
Era apparso anche evidente che da quel gioco gli adulti sono esclusi per necessità, come nonno Freud che si fa osservatore partecipante ma astinente al “gioco” del nipote. Con la scrittura e la teorizzazione Freud si appropria del “gioco” osservato e lo trasforma nella psicoanalisi, indirizzando così il desiderio infantile di ricongiungimento con il corpo materno verso un orizzonte creativo.
Gli educatori, gli psicoterapeuti, gli educatori, i neuropsichiatri, i terapisti della neuro e psicomotricità, le insegnanti che il 23 maggio 2017 si sono incontrati nello studio Nuovi Percorsi di via Borelli 5 a Roma, sapevano che avrebbero ripercorso un tratto di strada che ciascuno aveva già percorso, sia nell’esperienza della sessione precedente, sia attraverso la propria e originale esperienza di separazione dal corpo materno, di cui ciascuno è originale testimone. Al fine di offrire opportunità espressive alla ricchezza simbolica che il lavoro in setting seminariale aveva suscitato, abbiamo ritenuto necessario quindi riunirci in un piccolo gruppo, secondo le regole del dispositivo dello psicodramma analitico, disposti a mettere in gioco la clinica del desiderio.
Mentre la dott.ssa Martina Balbo, psicoterapeuta, narrava alcune scene del gruppo di bambini e bambine che condivide con le professioniste del centro, scene che in parte avevamo già ascoltato, le parole assumevano altri colori, anzi hanno preso la dimensione della luce e del buio, antitesi che permettono la vita. Il silenzio fa da contenitore alla narrazione di Martina che si riempie di buio e della luce che lo interrompe, come di un buio che combatte la distinzione portata dalla luce stessa.
La fusione e la differenziazione è garantita da due logoterapiste, garanti della relazione di cura che, secondo il racconto di Martina, non sono sufficienti. Così proprio in lei, attraverso la sua presenza astinente, si palesa il terzo garante dell’alternanza del buio con la luce. 
Martina si rappresenta, e viene anche rappresentata, nel gioco psicodrammatico, come garante che il gioco fusionale, di incontro e scontro di corpi nel buio, abbia un limite.
Il limite permette l’andata e il ritorno, dalla non vita alla vita del gruppo di adulti e bambini e bambine. Nel gioco garantito dall’animatore del gruppo di psicodramma si sperimenta l’assenza del taglio, della vista, quando il buio rende l’uno e l’altro non distinguibili, come la frustrazione della luce che fende il buio, rendendo l’altro irraggiungibile in quanto distinto.
Il meccanismo teatrale è semplice: si accendono e spengono le luci della stanza e ci si protegge per il viaggio con un telo, sotto il quale l’altro non è più separato, in quanto il telo placenta riporta nell’unione con il materno. Nella rappresentazione degli adulti gli oggetti erano simbolici. Read more

Appunti per l’incontro di polivisione del 23 maggio 2017 alle ore 19,00

Inizio dalle righe che Giuseppe Preziosi ha letto al termine del suo lavoro di osservazione per raccontare l’incontro di polivisione del 28 aprile 2017 che sa di favola ma non lo è.

La zanzara che viene dalla periferia, inquieta cerca una strada alla conoscenza del contatto ma uno straniero, non sapendo come dirlo, per attirare la sua attenzione spacca il ponte. ” Non mi è mai capitato!” dice Fra e saluta disinibito “Devi essere gentile” aggiunge. Il gigante, che non manca mai, resta fermo per non far male a nessuno, giusto uno ” scusa”. ” Dite sempre le stesse cose” urla il drago, tentando di uscire dall’istantanea e provare a prender voce attraverso la drammatizzazione.

Un gruppo di adulti decide un giorno che se è in grado di costruire delle relazioni sociali indirizzate alla crescita di ogni componente, può ospitare un altro gruppo che conta sugli adulti per crescere con loro. Questo è solo l’incipit di una storia che comincia a essere scritta e di cui siamo lieti di essere anche noi dei testimoni.
Venerdì 28 aprile 2017 il seminario sulla polivisione di casi clinici dell’età evolutiva è stato pienamente chiamato a testimoniare degli avvenimenti di cui sopra.Qualche riga per descrivere, solo provvisoriamente e solo in modo approssimativo, che abbiamo ascoltato una comunicazione, piena di emozione, sulla fondazione di un gruppo di bambini e bambine con diagnosi di autismo ad alto funzionamento. La fondazione la si deve a psicologhe, a terapiste della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE), logoterapiste che vedendo esaurirsi le opportunità offerte dalle terapie individuali, ben riuscite, va detto, ideano e realizzano uno spazio sociale e di cura per i loro assistiti. Sappiamo che la tradizione di questa metodica ha un luogo di nascita: Neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli. A questa meravigliosa istituzione si deve anche lo sforzo di teorizzazione che ad oggi appare ancora incompleto come incompleto è il quadro normativo di riferimento per quanto concerne il rapporto di convenzione pubblico, privato sui costi della terapia riabilitativa in gruppo.

Come si intravvede da queste righe l’impresa è e sarà, nel futuro prossimo, gigantesca.
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