Categoria: polivisione

Incontro di Polivisione del 22 gennaio 2021 h 19,00

C'est Polyvision! vu par Abel GancePrima traccia per il nuovo incontro di Polivisione con lo Psicodramma analitico.
“Quel che è accaduto nel Game è che l’ego di miliardi di singoli umani è stato alimentato quotidianamente con delle super vitamine, in parte generate dai tool che moltiplicavano le sue abilità, in parte sviluppato dai ripetuti parricidi che commetteva liberandosi dalle élite. Una nuova consapevolezza di sé è salita in superficie nella coscienza di milioni di individui che non erano abituati a immaginarsi in quel modo […]Dunque, ipertrofia dell’ego. O meglio: ricostruzione dell’ego, perché alla fine quel che l’insurrezione digitale ha ottenuto di restituire alla gente è la robustezza dell’ego che in precedenza era riservata alle élite, e che le élite non hanno mai considerato un’ipertrofia, ma la equilibrata articolazione delle proprie capacità. Quindi: restituzione dell’ego, chiamiamola cosí. Fatta con tremenda abilità, dovete capire. Una caratteristica geniale dei tool digitali è che, oltre ad alimentare il nostro ego, hanno anche fornito a quell’ego una sorta di habitat protetto, un terreno soft dove poter crescere senza rischiare troppo” A.Baricco, The Game
C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Polivisione 11 dicembre 2020

Una voce dalla caverna. Riflessioni per l’incontro di Polivisione del 11 dicembre 2020[1].

di Nicola Basile[2] e Giuseppe Preziosi[3]

 Nel pieno della seconda ondata, in un tempo in cui la luce di uscita dal tunnel sembra un timido luccicare in lontananza il gruppo recupera un immaginario da fiaba, di quelle favole classiche che fanno veramente paura, che non hanno le forme solo di principesse ed eroine ma di orchi, inciampi, divoramenti, cuori gelidi, abbandoni. L’immagine inaugurale della nostra riflessione forse può essere quella descritta da Silvia nel suo caso, di un bimbo gettato nel gruppo, senza nessuna mediazione, nessun accompagnamento, come un Pollicino, un Hansel senza Gretel, una Gerda senza Kay, un soldatino di stagno spinto in mare.
Il gruppo si affida alle favole, miti primordiali. Racconti che non eludono la questione della morte, dell’aggressività, della vendetta. A differenza dei videogiochi moderni per esempio, che mi sembra abbiano un diverso tipo di narrazione, che ha a che fare con l’obiettivo, il nemico, il successo e non si muore mai in fondo, si ricomincia sempre finché l’ostacolo non è superato, un diverso tipo di voce accompagna questa narrazione.

La seduta recupera un’altra voce, la possibilità di farne tana, caverna, nascondiglio, contenimento. È “appellarsi” forse a quella parte di corpo più intima che però più si avvicina ad una perdita: la voce sempre perduta appena si manifesta, elemento di alterità ma anche elemento unico, soggettivo, irripetibile. La voce scava una cavità, definisce un luogo, quando siamo all’interno della caverna originaria una voce ci avverte di altro che accade al di fuori, una voce che forse può iniziare a raccontarci come è la vita al di là della caverna. In questo passaggio al digitale, ridotti ad immagini, forse abbiamo più fiducia nelle voci, forse già abituati al telefono da decenni. Attraverso microfoni, cuffie, distorsioni, storture forse crediamo di recuperare qualcosa di autentico, e arcaico, del nostro rapporto con l’Altro nella voce.

Abbiamo interrogativi faticosi: perché, ad esempio, tanti giovani ragazze e ragazzi, detti hijkkimori, decidono di segregarsi nelle loro stanze e abbandonarsi all’incuria del corpo, perdersi nel degrado, come in postmoderne torri di un castello inespugnabile? Quale drago feroce li chiude dentro o tiene fuori gli altri? E noi, siamo immuni a questo fascino? perché poi, in fondo è stato così facile cedere alla nostra libertà e alle nostre vite, e chiuderci nelle nostre tane?

Un messaggio ci arriva da uno di questi rifugi, una voce:

Il mio cielo è in una stanza, tu mi racconti, mi racconti un racconto, che è caduto in un aldilà delle mura della mia stanza. Sono qui dal tempo del piacere senza fine, passando da video, in video. Il mio aldilà si trova in un tempo impreciso e in un luogo molto sicuro, una stanza.

In una stanza sa stare anche tutto il cielo, nella stanza si vive al di là di ogni relazione, al di là dell’odore dell’altro che puzza, al di là dell’altro che occupa lo spazio, immaginando l’altro che potrebbe offrirti una carezza e domani negarla.

Del domani non c’è certezza, non si sa, quindi perché attendere una carezza quando la posso immaginare, la posso addirittura allucinare?

Se la pelle del mio viso è una buona maschera per uno, non ci sarà necessità di te Altro, che potresti tra un istante non esserci più.

Io voto per tutti e per me stesso, non c’è mai conflitto nella mia stanza, Onu dei miei pensieri, che di ogni distinta nazione fa assemblea che deve votare all’unanimità, portando tutte le distinzioni a uno/1, cioè una perfetta totalità, senza incrinature.

La mia assemblea è tra un letto e un monitor, tra una cuffia e un film residente in un server in Alaska.

Sono uscito dalla parzialità di essere chiamato per decidere chi amare. Indosso un’unica maschera, quella che mi hanno assegnato senza che mi dicessero cosa farci. La porto da tempo ma non è mai stata mia, non sono riuscito a modellarla abbastanza affinché potessi riconoscere in lei anche una minima parte della mia manifattura.

Le mie mani non riescono a staccare la maschera dalla mia pelle.  Così prendo a prestito quelle maschere liquide che passano tra un sequel e l’altro di una serie infinita di ripetizioni.

Ma quelle maschere, bidimensionali non mi tolgono il senso di pienezza, di noia che avvolge tutto il cielo dentro la mia stanza.

Quotidianamente l’Onu mi invia i pacchi per rifugiati, piovono dal cielo senza che io li richieda, ci pensa l’Altro a soddisfare le mie richieste, non lo chiamo e non mi interroga, non richiedo e lui non chiede in cambio nulla.

L’uno è l’Onu, traslitterazione senza mancanza, e per entrambi sono solo una maschera lascito dell’altro di cui prendersi cura per dare un compito all’istituzione celeste.

Com’è avvincente l’irradiamento di quei di quei raggi bluastri che sanno di sottrazione del femminile, ottenuto per raffreddamenti dai toni caldi. Sono i colori che dominano nel mio cielo, colore che viene dal freddo, colore che io tengo per sottrazione dal femminicidio, dall’autismo. La mia lunghezza d’onda visibile è il colore del cielo, quello che naturalmente posso scorgere dalla mia finestra in led. Il colore blu lo ottengo miscelando e sottraendo il ciano e il magenta[4].

La maschera sotto le radiazioni s’irrigidisce e si trasforma, senza che io possa fare nulla perché non avvenga, in maschera mortuaria dell’eroe che giace tra il pianto dei suoi eredi che hanno chiuso il feretro.

Le radiazioni bluastre tingono il ricordo di freddo mentre intorno al feretro scorrono simboli dell’infanzia, dove il piombo fuso si fa soldatino in guerra, anzi impegnato nella guerriglia, con strane regole d’ingaggio che lo vuole eroe isolato tra isolati sempre sull’attenti.

A pensarci bene dentro il blu di una fiamma ritroverei il massimo di calore ma non posso accedere che a sorgenti fredde di luce.

C’era la mia vita una volta e in quel c’era io ci sono rimasto, immobile, immobilizzato in un arco di tempo che non scocca mai la sua freccia, un arco che non sa di nascita ma solo di continuità eterna, come quella filastrocca in cui “c’era una volta un re, che chiedeva alla sua schiava, raccontami una storia” senza che la storia non vada mai oltre la schiava che racconta di un re, che chiede alla sua schiava di raccontargli una storia.

Hansel, Gretel, il soldatino di piombo, stanno lì pronti a ripetere che la loro storia, dentro la caverna platonica, dentro l’utero materno, dentro e non fuori, si svolga in un video, di cui è stato perso la funzione stop e si riavvolge per riprendere instancabile.

C’erano una volta delle statue di cera fuse nel fuoco che raffreddate, hanno perso l’unità della materia e restano immobili nel museo in attesa di un visitatore, raro al tempo del covid.
C’era una volta uno zoppo soldatino di stagno, zoppo come Andersen, che per ritrovare la sua amata deve fondersi con lei nel fuoco magico donatogli da una fata, altrimenti sarebbe stato per sempre l’uno separato dall’altro.
La fata, forse la terapeuta, forse la terapia, li salva dall’invidia del diavolo giocattolo riunendoli in un’unica fusione amorosa che di loro lascia solo un piccolo emblema, una favola che va raccontata, in cui l’uno non è separato dall’altro.

A cercare l’invidioso diavolo della favola sul web, bisogna stare particolarmente attenti forse per un certo timore. Per fortuna il gioco infantile non teme il diavolo e c’è sempre un deus ex machina nella tragedia.

L’epilogo di Andersen è che ad amare il rischio è proprio quello di essere soldatini in guerra contro lo sguardo del video, video che entra nella stanza, video che fa luce nella caverna calda e accogliente della madre lingua, cavea in cui risuonano echi indistinti, da ripetere al di là del tempo, per non esser più parlati dal taglio paterno. Sempre Anderson ci avvisa che per amare è necessario stare attenti.

Adesso vi racconto un racconto accaduto al di là del tempo, in un video in cui c’era una storia sola, in cui una madre parla alla sua bambina, che sa di esser da lei parlata ma che non può tagliare la narrazione in alcun modo. Al soldatino di piombo è stata tagliata una gamba. Il racconto sa di ossa, ossa dure da separare. E così riprendiamo il 11 dicembre 2020.

Per iscriversi chiamare il 067020310 e lasciare un messaggio in segreteria con i propri dati o inviare mail a nuovipercorsiviaborelli@gmail.com.

[1] Il testo è la rielaborazione dell’incontro di Polivisione del 20/10/2020 organizzato in collaborazione con la SIPsA.

[2] Membro didatta della SIPsA, fondatore dello studio Nuovi Percorsi di Roma, nibasile@libero.it

[3] Membro titolare della SIPsA, facente parte dell’equipe dello studio Nuovi Percorsi di Roma, g.preziosi79@gmail.com.

[4]Nella codifica CMYK (ciano-magenta-giallo-nero), che si basa sulla miscelazione dei colori sottrattiva, il colore blu è rappresentato come il colore ottenuto dall’addizione del ciano e del magenta, ovvero dalla quadrupla (100; 100; 0; 0), dove le componenti del ciano e del magenta presentano il valore massimo (100) mentre i componenti del giallo e del nero presentano valori nulli (0). https://it.wikipedia.org/wiki/Blu

 

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Polivisione 20 novembre 2020


Incontro di “Polivisione”
con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”…
affinché la parola della clinica, dell’incontro,
non resti privata del suo pubblico …
per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde. 
*20 Novembre 2020* h 19:00 – 20,30

Saremo sempre isole,
isolati dentro isole,
necessario isolamento.
Potete girare attorno
alla isola confine
non varcare.
È un confine che confina,
retaggio di quel confino,
marchio di Resistenza.

Questione che va dall’infanzia
alla terza e oltre età.
Pianto, lugere.
Vorresti riunirti a me?

Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Giuseppe Preziosi.
Osserverà il dott. Nicola Basile.

Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com;
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.

L’illustrazione: “L’isola dei giocattoli” di A. Savinio

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” 2020 – 2021

Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”… affinché la parola della clinica, dell’incontro, non resti privata del suo pubblico … per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde. (1)

Premessa

In questi ultimi mesi il nostro desiderio ha investito energie preziose e vitali per contrastare la pulsione di morte manifestatasi in modo esemplare attraverso la pandemia.
Il nostro compito, come quello che con entusiasmo portò alla scoperta della psicoanalisi di gruppo con Wilfred R. Bion (2), o che fece fare passi da giganti a Sandor Ferenczi (3) sulla pulsione di morte, non è quello di sostituire magicamente la psicoanalisi alla ricerca febbrile della medicina, alla corsa degli Stati per trovare leggi economiche che non calpestino la vita e che convivano con la democrazia, ma quello di rimodulare il conflitto che fa negare il limite, la negazione della morte, affinché la vita, la pulsione di vita possa affermare il suo carattere creativo.

Allo scopo di rendere visibile a un pubblico (4) accomunato dal piacere della psicoanalisi il vasto materiale prodotto nelle sessioni di polivisione, durante i mesi di lockdown, il gruppo di lavoro dello Studio Nuovi Percorsi di Roma, con sede in via A. Borelli 5, è all’opera per renderne possibile una lettura web. L’impegno editoriale è stato affidato al dott. Nicola Basile e alla nostra amica dott.ssa Viviana Sebastio (5). I curatori della pubblicazione si sono dati un tempo breve, dicembre 2020. I nostri auguri per il loro impegno.

Riprendiamo a partire da ottobre, il progetto di “Polivisione” della clinica, in stretta collaborazione con La Società Italiana Psicodramma Analitico (6) affinché la clinica sull’infanzia e l’adolescenza, arrechi pensiero alle attività umane che offrono crescita al soggetto uomo in sintonia con l’ambiente.

Calendario dei prossimi incontri in setting a distanza su piattaforma zoom

*23 Ottobre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, Terapisti della Neuro Psicomotricità dell’Età Evolutiva, logoterapisti, educatori di comunità, docenti.
Presenterà il caso clinico la dott.ssa Silvia Salerno.
Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.

*20 Novembre 2020* h 19:00
Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.

*11 Dicembre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, TNPEE, logoterapisti, educatori di comunità, docenti e a coloro degli invitati che siano interessati al pensiero psicoanalitico. Il dott. Giuseppe Preziosi e il dott. Nicola Basile presenteranno una rielaborazione clinica dei precedenti incontri, individuando alcuni nodi della teoria psicoanalitica che il lavoro ha fatto emergere. Condurrà il gruppo, prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, la dott.ssa Silvia Brunelli. Osserverà il dott. Nicola Basile.

Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.

Note

[1] Testo elaborato da N. Basile con l’editing di Viviana Sebastio su proposta del gruppo di lavoro sulla Polivisione dello Studio Nuovi Percorsi di via A. Borelli 5, Roma

[2] W. R. Bion – Esperienze nei gruppi – Armando editore

[3] https://www.spiweb.it/spipedia/ferenczi-miskolc-sandor/

[4] S. Gaudé – Sulla rappresentazione. Narrazione e gioco nello Psicodramma – Alpes Italia

[5] https://www.linkedin.com/in/vivianasebastiotraduzioni/

[6] https://sipsapsicodramma.org/

una dipensa in un bicchiere

Polivisione del 16 giugno 2020

"C'è qualcosa di strano nell'aria"

“C’è qualcosa di strano nell’aria. Lontano dal tono festoso che si muove nelle correnti sotterranee (…) Un po’ per via delle mascherine che non ti fanno ben capire chi ti stia salutando, un po’ per il corpo disabituato a salutare e la tua voce disabituata da chiacchiere abbozzate, un po’ per il tempo grigio che nuvoloso si sofferma sul tuo umore.” scrive il poeta Thomas Tsalapatis, tradotto da Viviana Sebastio.

Questa aria è penetrata nella dispensa che oggi si presenta non più come luogo del pieno, del necessario e del di più. La nostra dispensa richiede nuovi pensieri per essere utilizzata, per non disperdere la memoria di come essa ci ha servito in questi mesi.

una dipensa in un bicchiere
"Catalogo degli oggetti introvabili"

Ci incontriamo su piattaforma zoom martedì 16 giugno dalle 20,00 alle 21,30 in setting analitico con lo Psicodramma.

Il lavoro del gruppo verrà introdotto da un testo elaborato dall’equipe dello Studio Nuovi Percorsi.

Il gruppo verrà condotto dal dott. Nicola Basile, membro didatta della S.I.Ps.A. e l’osservazione sarà a cura del dott. Giuseppe Preziosi, membro titolare della S.I.Ps.A.

Per richiedere le credenziali:

Ascoltare il desiderio di cura con lo psicodramma analitico

Ascoltare il desiderio di cura con lo psicodramma analitico

Da ottobre 2014 il C. D. “Campo di ricerca sullo psicodramma analitico di Roma”, ha avviato in collaborazione con lo Studio Nuovi Percorsi di via Borelli 5, un ciclo di incontri di ascolto con lo Psicodramma analitico.

Come lo scorso anno il lavoro di Polivisione proseguirà anche nel 2020 con la gradita collaborazione del C. D. Apeiron. Gli incontri del 2020 saranno dedicati al lavoro di coloro che offrono formazione, diagnosi, terapia e riabilitazione nell’età evolutiva, neuropsicomotricisti e logoterapisti, docenti,  operatori del volontariato che hanno una relazione di cura con il minore richiedente aiuto.

Venerdì 31 gennaio 2020, dalle 19,00 alle 20,30, con i soli professionisti legati alla relazione di cura, interrogheremo  i nodi clinici e soggettivi che legano chi domanda a chi offre.
La discussione verrà animata attraverso il dispositivo dello psicodramma analitico,  dai dottori Nicola Basile; Silvia Brunelli e Giuseppe Preziosi soci S.I.Ps.A.