Categoria: Terapia con il bambino

“Per essere vivi bisogna essere separati…”

Introduzione al seminario di Polivisione del 5/11/2021 - h 20,00 - 21,30


Cosa accade quando una donna viene relegata nel ruolo di madre?

di Sarah Salvatore - psicologa - psicoterapeuta - socio SIPsA

Il lavoro di Polivisione sul tema della cura ha portato a riflettere sulla complessità del desiderio materno, non sempre esente da ambivalenze.

Lacan si è discostato dal modello anglosassone che proponeva il desiderio materno in termini di holding e rêverie, per introdurre una versione di madre che anziché assumere funzione di riparo dall’ angoscia, può talvolta, provocarla. Nel “Seminario Libro VII. Il rovescio della psicoanalisi” (1969-1970) offre l’immagine di una bocca spalancata di un coccodrillo per descrivere la spinta fagocitante di ogni madre, anche la più dedita ed amorevole.

 

Recalcati ne “Le mani della madre” (2015) sottolinea che quando il codice materno perdura oltre il periodo in cui è funzionale rischia di mettere in pericolo il processo di differenziazione tra il bambino e la madre.

 

Ma quando le cure materne possono degenerare in questo modo?

Recalcati, in linea con Lacan, individua l’origine di questa degradazione nella tendenza della madre ad annullarsi per il figlio, a vivere solo per lui e a dedicarsi senza alcun limite. L’esistenza di questo limite dovrebbe essere stabilita dal legame d’amore da cui la vita del figlio è scaturita, quel legame che separa l’esistenza della madre dall’ esistenza della donna. Senza questa distanza, madre e bambino si confondono dentro una simbiosi mortifera. In questi casi, non è solo il bambino ad essere divorato dalla madre, ma anche la donna viene fagocitata dalla madre, perché il suo desiderio viene assorbito da quello materno. Il mondo, allora, si contrae e non ammette la possibilità di tollerare nessuna separazione. Ma un legame senza possibilità di separazione non può che cancellare il desiderio.

Come è possibile liberare il soggetto dalla madre coccodrillo?

Per Lacan è la Legge del padre che salva dal rischio della divorazione materna. La Legge prevede una castrazione simbolica che rende impossibile il desiderio incestuoso e funge da interdizione dell’unione tra la madre e il bambino. Il Nome del padre proibisce la divorazione incestuosa preservando la differenza fondamentale tra “l’essere della madre” e “l’essere della donna”, affinché la libido della donna non venga sequestrata completamente e unicamente dal figlio. In questa ottica, il desiderio femminile è già una specie di Nome del Padre in quanto agente e garante della separazione.

BIBLIOGRAFIA

Lacan, J., Il seminario. Libro VII. Il rovescio della psicoanalisi. 1969-1970, Einaudi, Torino 2001.

Recalcati M. (2015). Le mani della madre. Milano. Feltrinelli.

Il seminario non è gratuito; si richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi. Per partecipare scrivere a nuovipercorsiviaborelli@gmail.com indicando il proprio nome, professione, numero di telefono per poter ricevere il link di accesso a meet.

https://goo.gl/maps/mwatyd5JZVJXvL9m6 1

“E il contratto che stipulo mi chiama alla cura di te”

di Sarah Salvatore - psicologa - psicoterapeuta - socio SIPsA

Introduzione al seminario di Polivisione del 1/10/2021
organizzato dallo Studio Nuovi Percorsi e dalla SIPsA

Il lavoro del gruppo di Polivisione induce a riflettere sulla questione del “prendersi cura” nella relazione con l’Altro. Il caregiving è un fenomeno fondamentale dell’essere umano, evidente già nelle primissime https://goo.gl/maps/mwatyd5JZVJXvL9m6 1interazioni madre-bambino, ma è anche un aspetto caratterizzante la relazione terapeutica. L’analista può essere pensato come “contenitore materno”. Bion (1962) sviluppò questa idea formulando una teoria del contenimento materno e terapeutico e usò il concetto di identificazione proiettiva per far luce sull’ interazione interpersonale. All’ interno di quest’ottica, il bambino, piangendo, attua una forma di comunicazione proiettiva, attraverso la quale la sofferenza è sentita ed introiettata dalla madre. Se la madre è in quel momento in grado di svolgere abbastanza bene le sue funzioni, può fare un lavoro psichico al proprio interno che le permette di definire il problema e ciò che serve per risolverlo. Essendo capace di comprendere ciò che non va, la madre può intraprendere le azioni opportune, provvedendo al bambino, in modo da alleviarne le sofferenze. Il processo di definizione del malessere e del modo in cui affrontarlo viene comunicato al bambino attraverso l’atto di occuparsi di lui, ad esempio, nutrendolo. Si tratta di una proiezione di ritorno della sofferenza, trasformata in un’azione di comprensione (rêverie materna). Il bambino, una volta che la madre ha iniziato a provvedere e a dare assistenza alla sua sofferenza, può riprendersi tale esperienza (reintroiettarla) ma in una forma modificata. Attraverso l’introiezione dell’esperienza che è stata compresa, il bambino può arrivare ad acquisire la stessa comprensione che ha la madre. Per esempio, se la madre è attenta, egli può comprendere, attraverso i suoi interventi, che una determinata esperienza significa fame (ovvero richiede che qualcosa sia accostata alle sue labbra per essere succhiata e dare nutrimento). L’accumularsi delle occasioni in cui le esperienze vengono capite inizia a creare un’acquisizione, interna al bambino stesso, di un oggetto interno che ha la capacità di comprendere le sue esperienze. La Segal (1975) descrisse questa interazione madre-bambino come modello dello sforzo terapeutico dell’analista.

Un altro contributo fondamentale al tema della cura è stato fornito da Winnicott, che ha individuato nel rapporto madre-bambino il nucleo da cui trae origine lo sviluppo psichico dell’individuo, la formazione del Sé, la costituzione dell’Io e il rapporto con il mondo esterno.
Winnicott ha coniato l’espressione di madre sufficientemente buona per definire quella figura di accudimento capace di riconoscere i bisogni, sia fisici che psichici, del bambino e di adattarsi attivamente ad essi. La madre sufficientemente buona possiede la preoccupazione materna primaria, ovvero uno stato della mente che le permette di offrire al bambino un ambiente di Holding: spazio fisico e psichico protetto, in cui il bambino può sperimentare l’onnipotenza soggettiva, ovvero la sensazione di essere lui, con i suoi desideri, a creare ogni cosa. I desideri del bambino fanno sì che le cose accadano: se il bambino ha fame compare il seno materno. La madre sufficientemente buona si occupa di disilludere gradualmente il bambino e di condurlo verso un’esperienza di realtà oggettiva: il bambino si accorge che l’appagamento del suo desiderio richiede una negoziazione adattiva con gli altri. Tra le due esperienze ne compare una terza, l’area transizionale. In questo stadio l’oggetto si trova nel mezzo: non è né creato dal bambino ma nemmeno separato. L’oggetto transizionale è un’estensione speciale del sé del bambino, a metà tra la madre che il bambino crea nell’ onnipotenza soggettiva e la madre che scopre agire di sua iniziativa nel mondo oggettivo. L’esperienza transizionale ammortizza il salto tra un mondo in cui i desideri rendono reali i propri oggetti in modo onnipotente e un mondo in cui, affinché i propri desideri siano appagati, è necessaria la collaborazione con gli altri.
Winnicott introdusse uno stile terapeutico in cui la situazione analitica veniva equiparata alla relazione madre-bambino e mise in risalto la capacità dell’analista di riconoscere i bisogni primari del paziente. In questo senso, attribuiva al setting un ruolo fondamentale tanto quanto l’interpretazione: avvicinava il setting all’ holding, cioè alla capacità della madre di fungere da contenitore. In altre parole, Winnicott considerava il processo analitico come una replica riparatrice del processo naturale di crescita. Pertanto, considerava che per poter accedere in analisi a situazioni di carenza primaria erano necessari dei lunghi tempi di attesa, insieme ad un setting-contenitore sufficientemente buono che consentisse al paziente di costruire una fiducia di base, elemento fondamentale per la regressione e la ricostruzione.

BIBLIOGRAFIA
Bion W. (1962). Apprendere dall’ esperienza. Armando Editore, Roma.
Segal, H . (1975). A psycho-analytic approach to the treatment of schizophrenia. In: Lader, M. (Ed.) Studies of Schizophrenia. Headley Bros, Ashford, pp.94-97.
Winnicott D. W. (1971). Gioco e realtà. Armando Editore, Roma.

Scrivere a nuovipercorsiviaborelli@gmail.com indicando il proprio nome, professione, numero di telefono per poter ricevere il link di accesso a meet.

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Polivisione 20 novembre 2020


Incontro di “Polivisione”
con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”…
affinché la parola della clinica, dell’incontro,
non resti privata del suo pubblico …
per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde. 
*20 Novembre 2020* h 19:00 – 20,30

Saremo sempre isole,
isolati dentro isole,
necessario isolamento.
Potete girare attorno
alla isola confine
non varcare.
È un confine che confina,
retaggio di quel confino,
marchio di Resistenza.

Questione che va dall’infanzia
alla terza e oltre età.
Pianto, lugere.
Vorresti riunirti a me?

Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Giuseppe Preziosi.
Osserverà il dott. Nicola Basile.

Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com;
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.

L’illustrazione: “L’isola dei giocattoli” di A. Savinio

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” 2020 – 2021

Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”… affinché la parola della clinica, dell’incontro, non resti privata del suo pubblico … per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde. (1)

Premessa

In questi ultimi mesi il nostro desiderio ha investito energie preziose e vitali per contrastare la pulsione di morte manifestatasi in modo esemplare attraverso la pandemia.
Il nostro compito, come quello che con entusiasmo portò alla scoperta della psicoanalisi di gruppo con Wilfred R. Bion (2), o che fece fare passi da giganti a Sandor Ferenczi (3) sulla pulsione di morte, non è quello di sostituire magicamente la psicoanalisi alla ricerca febbrile della medicina, alla corsa degli Stati per trovare leggi economiche che non calpestino la vita e che convivano con la democrazia, ma quello di rimodulare il conflitto che fa negare il limite, la negazione della morte, affinché la vita, la pulsione di vita possa affermare il suo carattere creativo.

Allo scopo di rendere visibile a un pubblico (4) accomunato dal piacere della psicoanalisi il vasto materiale prodotto nelle sessioni di polivisione, durante i mesi di lockdown, il gruppo di lavoro dello Studio Nuovi Percorsi di Roma, con sede in via A. Borelli 5, è all’opera per renderne possibile una lettura web. L’impegno editoriale è stato affidato al dott. Nicola Basile e alla nostra amica dott.ssa Viviana Sebastio (5). I curatori della pubblicazione si sono dati un tempo breve, dicembre 2020. I nostri auguri per il loro impegno.

Riprendiamo a partire da ottobre, il progetto di “Polivisione” della clinica, in stretta collaborazione con La Società Italiana Psicodramma Analitico (6) affinché la clinica sull’infanzia e l’adolescenza, arrechi pensiero alle attività umane che offrono crescita al soggetto uomo in sintonia con l’ambiente.

Calendario dei prossimi incontri in setting a distanza su piattaforma zoom

*23 Ottobre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, Terapisti della Neuro Psicomotricità dell’Età Evolutiva, logoterapisti, educatori di comunità, docenti.
Presenterà il caso clinico la dott.ssa Silvia Salerno.
Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.

*20 Novembre 2020* h 19:00
Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.

*11 Dicembre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, TNPEE, logoterapisti, educatori di comunità, docenti e a coloro degli invitati che siano interessati al pensiero psicoanalitico. Il dott. Giuseppe Preziosi e il dott. Nicola Basile presenteranno una rielaborazione clinica dei precedenti incontri, individuando alcuni nodi della teoria psicoanalitica che il lavoro ha fatto emergere. Condurrà il gruppo, prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, la dott.ssa Silvia Brunelli. Osserverà il dott. Nicola Basile.

Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.

Note

[1] Testo elaborato da N. Basile con l’editing di Viviana Sebastio su proposta del gruppo di lavoro sulla Polivisione dello Studio Nuovi Percorsi di via A. Borelli 5, Roma

[2] W. R. Bion – Esperienze nei gruppi – Armando editore

[3] https://www.spiweb.it/spipedia/ferenczi-miskolc-sandor/

[4] S. Gaudé – Sulla rappresentazione. Narrazione e gioco nello Psicodramma – Alpes Italia

[5] https://www.linkedin.com/in/vivianasebastiotraduzioni/

[6] https://sipsapsicodramma.org/

COME PASSA IL TEMPO…

L’ acquisizione del senso del tempo nei bambini è un percorso lento, complesso, articolato, che si costituisce a piccole tappe.

Già nel periodo prescolare molte attività che vengono proposte sono finalizzate alla conoscenza dei concetti di “tempo” per le molteplici valenze che questo argomento assume nella vita di ogni persona a partire dai primi anni di vita.

Per i bambini apprendere i concetti astratti non è affatto semplice, difatti per imparare la suddivisione del tempo nelle tre dimensioni, è fondamentale che si padroneggi prioritariamente il concetto di tempo, inteso come una variabile che denota le esperienze.

In merito allo sviluppo linguistico dei concetti temporali si può, a grandi linee, individuare una evoluzione progressiva che va da una fase in cui il parlare si situa nel qui ed ora (12-18 mesi) fino ad arrivare ad una padronanza linguistica del concetto di tempo (36-52 mesi), che si palesa con l’utilizzo del verbo al tempo adeguato (ad es. il bambino si serve del passato prossimo per connotare le azioni fatte il giorno precedente)

Queste abilità per essere stabilizzate e divenire cognitivamente fruibili dal bambino hanno bisogno di un periodo di tempo lungo; per cui il Tempo, inteso come operazione mentale, viene acquisito pienamente nel corso del periodo che Piaget definisce delle operazioni concrete, che va dai 7 – 8 anni fino agli 11 – 12 anni. In questo stadio, i bambini apprendono pienamente la cognizione del tempo e sono in grado di concettualizzare, mediante operazioni mentali, le peculiarità del passato, presente e futuro.

 

Il processo di acquisizione degli stadi temporali necessita quindi di un’evoluzione di costrutti mentali e linguistici specifici che noi adulti non possiamo in nessun modo accellerare ma al contrario possiamo sostenere e favorire.

Alla luce di questo, garantire ai nostri bambini una routine stabile permette loro di interiorizzare lo schema della giornata o dell’attività che si sta svolgendo, dandogli la possibilità di fare delle previsioni rispetto a quello che accadrà (il futuro), di ridurre l’ansia dell’ignoto (poiché l’ambiente è rassicurante e contenitivo) e di sperimentare l’attesa per soddisfare i propri bisogni (il bambino sa che il suo desiderio verrà appagato).

Le abitudini quindi, essendo ripetitive, prevedibili ed intellegibili permettono al bambino di acquisire la sicurezza necessaria per imparare a muoversi autonomamente.

 

In questo periodo storico particolare, in cui ci viene richiesto di rimanere in casa e stravolgere le nostre routine giornaliere ci rendiamo conto che i bambini, forse più che noi adulti, ne risentono negativamente. L’impossibilità di andare a  scuola (seppur spesso vista come impegno noioso), di poter frequentare lo sport abituale, di recarsi nel parco di quartiere rendono i piccoli nervosi ed irrequieti. Ci rivolgono spesso domande riguardo il giorno successivo, chiedono quando potranno di nuovo incontrare gli amici e così via. Le nostre risposte astratte (dobbiamo aspettare ancora un po’, vedremo tra qualche giorno se la situazione cambierà, lo capiremo più avanti) non aiutano i bambini a rassicurarsi anzi a volte li mettono ancora di più in uno stato di incertezza.

Quello che vogliamo condividere con voi è la possibilità di costruire in modo casalingo un calendario temporale. Pensiamo sia un modo divertente ed utile per poter trascorrere qualche ora con i vostri bambini, allenando la motricità fine e dando vita ad uno strumento utile a sostenere i nostri bambini in questi giorni difficili.

Ognuno è libero di creare un calendario personalizzato a seconda dei propri interessi e delle proprie specificità, dando libero sfogo alla fantasia.

Inseriamo qui in basso, se volete, alcune informazioni da cui prendere spunto e se ne avete piacere, a lavoro ultimato, potrete pubblicare una foto sulla pagina facebook dello studio (https://www.facebook.com/studioviaborelli/)

 

http://www.coccolesonore.it/lavoretti/calendario-routine-bambini_carta_tutorial/

 

Dott.ssa Francesca Piccari

Ascoltare il desiderio di cura con lo psicodramma analitico

Ascoltare il desiderio di cura con lo psicodramma analitico

Da ottobre 2014 il C. D. “Campo di ricerca sullo psicodramma analitico di Roma”, ha avviato in collaborazione con lo Studio Nuovi Percorsi di via Borelli 5, un ciclo di incontri di ascolto con lo Psicodramma analitico.

Come lo scorso anno il lavoro di Polivisione proseguirà anche nel 2020 con la gradita collaborazione del C. D. Apeiron. Gli incontri del 2020 saranno dedicati al lavoro di coloro che offrono formazione, diagnosi, terapia e riabilitazione nell’età evolutiva, neuropsicomotricisti e logoterapisti, docenti,  operatori del volontariato che hanno una relazione di cura con il minore richiedente aiuto.

Venerdì 31 gennaio 2020, dalle 19,00 alle 20,30, con i soli professionisti legati alla relazione di cura, interrogheremo  i nodi clinici e soggettivi che legano chi domanda a chi offre.
La discussione verrà animata attraverso il dispositivo dello psicodramma analitico,  dai dottori Nicola Basile; Silvia Brunelli e Giuseppe Preziosi soci S.I.Ps.A.

INCONTRO DI “POLIVISIONE” 3 MAGGIO 2019 h 19,00 – 20,30

Da ottobre 2018 lo studio Nuovi Percorsi di Roma, in collaborazione con i centri didattici “Apeiron” e “Campo di Ricerca sullo Psicodramma Analitico” della S0cietà Italiana di Psicodramma Analitico, ha deciso di estendere il proprio sguardo di riflessione clinico oltre l’età evolutiva. L’approccio che da oltre sei anni guida il nostro lavoro è rimasto il medesimo: sottoporre a un molteplice ascolto, i quesiti che genera l’incontro tra chi domanda cura e chi è deputato per legge ad offrirla. Per tale motivo abbiamo definito, e continuiamo a definirli, incontri di “polivisione” e non di supervisione clinica, termine sicuramente più noto.

La nuova struttura di 10 incontri, a cadenza mensile, prevede un’alternanza di settings con una costante: ogni incontro sarà concluso da un’osservazione che raccoglierà i nodi teorici, etici, deontologici che sono andati emergendo o che sono stati elusi.

Lo spazio di “polivisione” che si è tenuto a marzo è stato aperto soltanto a coloro che lavorano entro la relazione di cura, è stato dal dott. Nicola Basile con l'osservazione del dott. Giuseppe Preziosi dello studio, vi hanno partecipato tutti i professionisti dello studio assieme a altri colleghi.
In questa fase l’appartenenza a una figura sanitaria era indispensabile per motivi di segretezza del materiale trattato.
Nell’intervallo tra un incontro e l’altro, chi ha portato il caso e l’osservatore produrranno insieme
uno scritto che costituirà l’oggetto per l’ incontro successivo.

Il gruppo di “polivisione”, nell’incontro del 03 maggio 2019, si allargherà a ospiti scelti dallo studio per un loro interesse alla relazione di cura, senza esser necessariamente figure sanitarie. Gli ospiti, a cui verrà proposto un testo irriconoscibile nelle parti soggette a segreto professionale, saranno chiamati a interrogarsi sui nodi culturali, politici, economici, storici, che quel testo farà emergere assieme al gruppo.

L’ ospite è una figura che ci piace definire come colui che offre il suo ascolto e i suoi quesiti affinché sia possibile far emergere dal testo la  “cosa non vista”. Il dispositivo utilizzato in questo secondo incontro sarà lo psicodramma psicoanalitico con limitazione al role playing, per favorire l’incontro con l’oggetto nascosto in ciascuno dei partecipanti, senza che esso debba esser interpretato analiticamente. La conduzione e l’osservazione anche in questo secondo setting, sarà solamente di psicodrammatisti della SIPsA che hanno condotto una formazione psicoanalitica.

Da questo ciclo di incontri di polivisione ci attendiamo un contributo teorico alla ridefinizione della relazione di cura nell’attuale contesto storico, sociale e culturale oltre all’apertura di una ricerca che porti a “rendere leggibile” la contraddizione tra ciò che è privato, sintomo e  la relazione clinica, e ciò che è pubblico, il ruolo sociale.

Le prossime date sono pertanto le seguenti:
03/05 h 19,00-20,30 incontro aperto a chi ha già partecipato a marzo e a invitati;
24/05 h 19,00-20,30 incontro aperto a professionisti della relazione di cura;
21/06 h 19,00-20,30 incontro conclusivo aperto a chi ha già partecipato agli incontri precedenti e a invitati.

L'opera riprodotta è di Damon Hyldreth
url http://www.damonart.com/pop_public_knot21b.html

a cura di Nicola Basile e Sarah Salvatore

Appunti e riflessioni dall’incontro di polivisione di novembre 2017

“Monologo per l'altro” 
dalla polivisione del 17/11/2018
di Nicola Basile

“Nel parlare di matematica, o nel fare matematica, che comporta il parlare, magari solo con se stessi, o nell’esporre matematica si deve sempre trovare un delicato equilibrio, variabile a seconda del livello dell’argomento e delle competenze e maturità degli attori che dialogano, tra la lingua naturale e i linguaggi simbolici. Per chi non abbia vissuto l’esperienza della matematica non è facile capire e giustificare la necessità di tale mescolanza e di tale equilibrio. La matematica è una attività molto difficile, non da fare, ma da definire. Essa è sostanzialmente un discorso, un insieme di discorsi.”
Le parole nella matematica
Gabriele Lolli Scuola Normale Superiore di Pisa
https://reliefteachingideas.com/

Che dire di me a voi che vi domandate di me?
Voi tutti dovete pur valere qualcosa, siete nati per dare un nuovo valore a un uomo e a una donna. Vi succede mai di non averlo a volte questo gran valore? Il valore si calcola con la matematica e per farlo si deve essere bravi in matematica. Sapete calcolare, ordinare? In che senso? Immagino che appena vi si chiede di fare qualcosa per qualcuno come me, voi sappiate a chi rivolgervi. In un attimo ordinate chi io debba incontrare e chi no, quando e per quanto tempo. In un soffio mi ritrovo già preordinata da voi esseri piuttosto ordinati.
Sapete anche cosa io debba indossare per apparire più grande di quanto mi senta? E se volessi rimanere ancora e ancora in quell'età che la necessità può trascurare e che dell’accessorio può fare una scienza?
Tu che sei venuta a trovarmi sei proprio quella donna che spero di diventare anche se non ho ancora capito bene come.

Che dire ancora a voi che vi domandate di me.
Sapete contare tutti i numeri dell’universo. Mi sa però che tra quei numeri il mio non è uscito bene. Assomiglio a una cifra difficile da leggere. Ad esempio la mia età vorrebbe che io non fossi alla scuola con i più piccoli ma hanno detto che in quella dei miei coetanei era francamente inutile che io andassi. I numeri della mia età non corrispondono mai con le mie competenze. E questa storia dei numeri fa veramente arrabbiare papà, mamma e gli insegnanti. Ma non dite che l’ho detto.

Ricordate Alice nel paese delle meraviglie quando incontra il Cappellaio Matto e la Lepre di marzo?
Quei mattacchioni non facevano altro che girare intorno al tavolo in attesa delle cinque, per festeggiare una festa di non compleanno. Io devo essere una di quelle tazzine del loro tavolo che sono sempre piene di tea o un minuto del loro orologio che staziona sempre sulla stessa cifra, un calendario che non cambia mai pagina. Così non so mai se vado veramente bene.

http://sostegno.forumattivo.com/

A voi che vi domandate di me, sembrano sensate le mie domande?
Si i numeri si trasformano in mostri dentati che mi vogliono divorare, come d'altronde sono i denti, numeri che si contano e numeri che si curano e poi si perdono. Io perdo sempre qualche numero. Quando arrivo a casa mi dicono che li lascio sempre a scuola e quando sono a scuola mi dicono che li ho lasciati a casa. I numeri non stanno mai al loro posto.

Avete idea dove si nascondano i numeri?
Questa storia mi confonde e le mie mani cercano di afferrare numeri e letteri mulinando nell’aria per scacciare cifre senza senso, cifre mute, lettere spaiate. Tra di voi che siete riuniti a domandarvi di me c’è un qualcuno che mi ha chiesto di stabilire delle regole, altrimenti saremmo rimasti bloccati al tavolino da te di Lewis Carroll e la sua Alice. Non è un granché essere una copia sbiadita di una personaggio famoso che attraversa lo specchio.

E' difficile attraversare lo specchio? Io lo so fare benissimo ma al di là di quello ci si ritrova sempre gli stessi che non crescono e che non sanno contare le carte della Regina di Cuori. Da tale principio inoltre ne consegue un altro: per bere il tè non bisogna alzarsi, fin quando tè e pasticcini non sono che un ricordo. Quindi voi vorreste instaurare un prima e un dopo che non capisco mai come si leghino.

Vengo prima io o mamma per papà? E per mamma chi viene prima?
Una questione per me è chiara, a scrivere sul quaderno delle regole devo essere io. Io e le regole non possiamo che essere tutt’uno. Vi domanderete il perché di questa mia osservazione, voi che vi riunite per chiedere se non vi assomiglio almeno un poco. È semplice. Se la regola è estranea a me, io non la posso modificare, devo poterla leggere e chiedermi chi la possa cambiare.
Mamma e papà dovrebbero poter cambiare le regole ma non so mai quando e dove lo facciano. Così con voi mi conviene scrivere le mie regole sul mio quaderno affinché le regole siano mie e mie soltanto.
Mi viene il sospetto che se papà non dà qualche regola, io comincio a confondermi e a assomigliare a un nome che sta tra me e lui, come la linea di frazione che sta tra due numeri.

Non assomiglio alla linea di frazione tra due numeri che operano un significato? Se papà non mi assegna un altro posto, lo dovrete fare voi, volenti o meno. Sarete costretti ad utilizzare pedagogia, neuropsichiatria, psicoanalisi, psicoterapia, tanta buona volontà cosicché si possa diventare buoni amici e cominciare a scriverci.
E se ci scriviamo possiamo definire la nostra assenza come uno spazio topologico con meridiani e paralleli, dove l’incontro è possibile. Potremmo stabilire un giorno, un’ora, un luogo del nostro incontro. Il mio cuore imparerebbe a battere un poco più forte in attesa dell'arrivo. Tu non lo sai ma stai pensando anche tu a me anche se sei arrabbiato perché hai perso il bus e qualcuno che ti sta antipatico ti trattiene, con il tuo orologio sempre avanti rispetto alla tua posizione geografica distante dalla mia. Io imparerò che il giorno in cui tu arrivi devo predisporre il tavolo con il materiale e l’ordine di quel tavolo sarai anche un poco tu. Apparecchiare un tavolo lo si fa per gli ospiti e mi sa che è la prima volta che ospito un ospite.

Chissà se lascerò il materiale ancora a scuola?
Vorresti essere Tutor, il mio Tutor?
La legge 170 dice che un disabile può avere un Tutor. Vorresti essere tu il mio tutor per il quale apparecchierei il tavolo, non ci girerei intorno e mi comincerei a domandarmi quanti minuti restano tra l’adesso e il futuro prossimo in cui ci incontreremo?
Sto forse citando l’incontro tra la volpe e il Piccolo Principe inconsapevolmente ma mai la questione è stata così seria come tra me e te e quella volpe e l’ometto, come mi hanno detto che chiamava l'altro la volpe.

NOTE
Le definizioni sulle frazioni sono tratte da: http://www.youmath.it/scuola-primaria/matematica-scuola-primaria/quarta-elementare/2084-cosa-sono-le-frazioni-e-come-si-leggono.html
Le immagini sono tratte da url citate nelle didascalia 
BIBLIOGRAFIA
M. Klein – La psicoanalisi dei bambini – Giunti ed.
M. Klein Lo sviluppo libidico del bambino - Bollati Boringhieri, 2013
Saint Exupery – Il Piccolo Principe - Bompiani

CHI E’ IL TERAPISTA DELLA NEURO E PSICOMOTRICITA’ DELL’ETA’ EVOLUTIVA?

Attualmente il panorama italiano delle professioni sanitarie della riabilitazione è caratterizzato da molteplici operatori professionali; in particolare l’area relativa all’età evolutiva presenta numerose figure specialistiche. Se da una parte tale molteplicità di scelta determina la possibilità di poter intervenire tempestivamente su un ampio ventaglio di disturbi, dall’altra può rappresentare per il genitore del bambino in difficoltà un ostacolo nell’individuare la figura più adatta alle esigenze del piccolo.

Nelle righe che seguono verrà presentata la figura professionale riabilitativa del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE).

 Chi è, a chi si rivolge e di cosa si occupa il TNPEE.

lI Ministero della Salute riconosce all’interno dell’area Sanitaria della riabilitazione numerose figure professionali, tra queste è presente il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età evolutiva (TNPEE).

Il Decreto Ministeriale del 17.10.1997, n. 56 (G.U. 14.03.1997, n. 61) individua la figura del TNPEE come l’operatore sanitario che in possesso del diploma universitario abilitante, svolge, in collaborazione con l'equipe multiprofessionale di  neuropsichiatria  infantile  e  in  collaborazione  con le altre discipline dell'area  pediatrica,  gli  interventi  di  prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuro-psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.

Il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, in riferimento alle diagnosi e alle prescrizioni mediche, nell'ambito delle specifiche competenze:

  • adatta gli interventi terapeutici alle peculiari caratteristiche dei pazienti in età evolutiva con quadri clinici multiformi che si modificano nel tempo in relazione alle funzioni emergenti;
  • individua ed elabora, nell'equipe multiprofessionale, il programma di prevenzione, di terapia e riabilitazione volto al superamento del bisogno di salute del bambino con disabilità dello sviluppo;
  • attua interventi terapeutici e riabilitativi nei disturbi percettivo-motori, neurocognitivi e nei disturbi di simbolizzazione e di interazione del bambino fin dalla nascita;
  • attua procedure rivolte all'inserimento dei soggetti portatori di disabilità e di handicap neuro-psicomotorio e cognitivo; collabora all'interno dell'equipe multiprofessionale con gli operatori scolastici per l'attuazione della prevenzione, della diagnosi funzionale e del profilo dinamico-funzionale del piano educativo individualizzato;
  • svolge attività terapeutica per le disabilità neuropsicomotorie, psicomotorie e neuropsicologiche in eta' evolutiva utilizzando tecniche specifiche per fascia d'età e per singoli stadi di sviluppo;
  • attua procedure di valutazione dell'interrelazione tra funzioni affettive, funzioni cognitive e funzioni motorie per ogni singolo disturbo neurologico, neuropsicologico e psicopatologico dell'età evolutiva;
  • identifica il bisogno e realizza il bilancio diagnostico e terapeutico tra rappresentazione somatica e vissuto corporeo e tra potenzialità funzionali generali e relazione oggettuale;
  • elabora e realizza il programma terapeutico che utilizza schemi e progetti neuromotori come atti mentali e come strumenti cognitivi e meta-cognitivi; utilizza altresì la dinamica corporea come integrazione delle funzioni mentali e delle relazioni interpersonali;
  • verifica l'adozione di protesi e di ausili rispetto ai compensi neuropsicologici e al rischio psicopatologico;
  • partecipa alla riabilitazione funzionale in tutte le patologie acute e croniche dell'infanzia;
  • documenta le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata secondo gli obiettivi di recupero funzionale e le caratteristiche proprie delle patologie che si modificano in rapporto allo sviluppo.

Il TNPEE svolge attività di studio, di didattica e di ricerca specifica applicata, e di consulenza professionale, nei servizi sanitari e nei luoghi in cui si richiede la sua competenza, contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all'aggiornamento relativo al proprio profilo lavorativo. Svolge la sua attività in strutture pubbliche e private, in regime di dipendenza e libero professionale.

Il codice deontologico completo è consultabile nei siti delle Associazioni Professionali Rappresentative secondo la normativa vigente:

AITNE http://www.aitne.it/home-page/documenti/codice-deontologico

ANUPI http://www.anupieducazione.it/codice-deontologico-anupi-educazione.html

Nello specifico il TNPEE si occupa di intervenire sulle difficoltà che caratterizzano vari disturbi, come il Ritardo psicomotorio (nel bambino e nel neonato), Ritardo mentale di grado lieve-medio-grave, Disturbi minori del movimento (disprassie e maldestrezze), Disgrafia, Inibizione psicomotoria, ADHD (disturbo da deficit d’attenzione e iperattività),ASD (disturbi dello spettro autistico), Stati psicotici, Disturbi del temperamento e del comportamento, Difficoltà relazionali, Quadri sindromici, PCI (paralisi cerebrali infantili), Torcicollo miogeno (nel neonato), Stiramento del plesso brachiale (nel neonato), Plagiocefalia (nel neonato), Ipotonìa generalizzata (nel neonato), Distrofia muscolare, Miastenia.

Per un ulteriore approfondimento relativo alla figura del TNPEE si consiglia di consultare l’atlante delle professioni sanitarie ( www.atlantedelleprofessionisanitarie.it ) in cui è anche possibile visionare gli ambiti in cui opera e le procedure specifiche che attua negli interventi riabilitativi.

I Terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva che operano all’interno dello Studio Nuovi Percorsi, in Via A. Borelli n.5, Roma sono il Dott. Brandi Giacomo e la Dott.ssa Piccari Francesca.

Si ringrazia l'autrice di 6 anni per il contributo dato.

Francesca Piccari

 

Appunti per l’incontro di polivisione del 7 luglio 2017

Ora questo bravo bambino aveva l’abitudine — che talvolta disturbava le persone che lo circondavano di scaraventare lontano da sé in un angolo della stanza, sotto un letto o altrove, tutti i piccoli oggetti di cui riusciva a impadronirsi, tal ché cercare i suoi giocattoli e raccoglierli era talvolta un’impresa tutt’altro che facile. Nel fare questo emetteva un “o-o-o” forte e prolungato, accompagnato da un’espressione di interesse e soddisfazione; secondo il giudizio della madre, con il quale concordo, questo suono non era un’interiezione, ma significava “fort” [“via”]. Finalmente mi accorsi che questo era un giuoco, e che il bambino usava tutti i suoi giocattoli solo per giocare a “gettarli via”. (1)

Il testo di Sigmund Freud è stato presente durante tutta la sessione di lavoro del 23 maggio 2017 che segue quella già commentata del 28 aprile 2017 (2) . L’incontro di aprile si era svolto utilizzando le conoscenze e i modelli interpretativi della neuropsichiatria infantile, in un setting seminariale, centrato sulla fondazione di un gruppo di bambini e bambine con diagnosi di autismo ad alto funzionamento. (3).
Durante quel incontro era emersa la necessità di presentificare il gioco dei bambini affinché gli adulti ne sentissero gli aspetti creativi e quelli involutivi acora nascosti sotto il potere della rimozione.
Era apparso anche evidente che da quel gioco gli adulti sono esclusi per necessità, come nonno Freud che si fa osservatore partecipante ma astinente al “gioco” del nipote. Con la scrittura e la teorizzazione Freud si appropria del “gioco” osservato e lo trasforma nella psicoanalisi, indirizzando così il desiderio infantile di ricongiungimento con il corpo materno verso un orizzonte creativo.
Gli educatori, gli psicoterapeuti, gli educatori, i neuropsichiatri, i terapisti della neuro e psicomotricità, le insegnanti che il 23 maggio 2017 si sono incontrati nello studio Nuovi Percorsi di via Borelli 5 a Roma, sapevano che avrebbero ripercorso un tratto di strada che ciascuno aveva già percorso, sia nell’esperienza della sessione precedente, sia attraverso la propria e originale esperienza di separazione dal corpo materno, di cui ciascuno è originale testimone. Al fine di offrire opportunità espressive alla ricchezza simbolica che il lavoro in setting seminariale aveva suscitato, abbiamo ritenuto necessario quindi riunirci in un piccolo gruppo, secondo le regole del dispositivo dello psicodramma analitico, disposti a mettere in gioco la clinica del desiderio.
Mentre la dott.ssa Martina Balbo, psicoterapeuta, narrava alcune scene del gruppo di bambini e bambine che condivide con le professioniste del centro, scene che in parte avevamo già ascoltato, le parole assumevano altri colori, anzi hanno preso la dimensione della luce e del buio, antitesi che permettono la vita. Il silenzio fa da contenitore alla narrazione di Martina che si riempie di buio e della luce che lo interrompe, come di un buio che combatte la distinzione portata dalla luce stessa.
La fusione e la differenziazione è garantita da due logoterapiste, garanti della relazione di cura che, secondo il racconto di Martina, non sono sufficienti. Così proprio in lei, attraverso la sua presenza astinente, si palesa il terzo garante dell’alternanza del buio con la luce. 
Martina si rappresenta, e viene anche rappresentata, nel gioco psicodrammatico, come garante che il gioco fusionale, di incontro e scontro di corpi nel buio, abbia un limite.
Il limite permette l’andata e il ritorno, dalla non vita alla vita del gruppo di adulti e bambini e bambine. Nel gioco garantito dall’animatore del gruppo di psicodramma si sperimenta l’assenza del taglio, della vista, quando il buio rende l’uno e l’altro non distinguibili, come la frustrazione della luce che fende il buio, rendendo l’altro irraggiungibile in quanto distinto.
Il meccanismo teatrale è semplice: si accendono e spengono le luci della stanza e ci si protegge per il viaggio con un telo, sotto il quale l’altro non è più separato, in quanto il telo placenta riporta nell’unione con il materno. Nella rappresentazione degli adulti gli oggetti erano simbolici. Read more