Categoria: supervisione

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Polivisione 11 dicembre 2020

Una voce dalla caverna. Riflessioni per l’incontro di Polivisione del 11 dicembre 2020[1].

di Nicola Basile[2] e Giuseppe Preziosi[3]

 Nel pieno della seconda ondata, in un tempo in cui la luce di uscita dal tunnel sembra un timido luccicare in lontananza il gruppo recupera un immaginario da fiaba, di quelle favole classiche che fanno veramente paura, che non hanno le forme solo di principesse ed eroine ma di orchi, inciampi, divoramenti, cuori gelidi, abbandoni. L’immagine inaugurale della nostra riflessione forse può essere quella descritta da Silvia nel suo caso, di un bimbo gettato nel gruppo, senza nessuna mediazione, nessun accompagnamento, come un Pollicino, un Hansel senza Gretel, una Gerda senza Kay, un soldatino di stagno spinto in mare.
Il gruppo si affida alle favole, miti primordiali. Racconti che non eludono la questione della morte, dell’aggressività, della vendetta. A differenza dei videogiochi moderni per esempio, che mi sembra abbiano un diverso tipo di narrazione, che ha a che fare con l’obiettivo, il nemico, il successo e non si muore mai in fondo, si ricomincia sempre finché l’ostacolo non è superato, un diverso tipo di voce accompagna questa narrazione.

La seduta recupera un’altra voce, la possibilità di farne tana, caverna, nascondiglio, contenimento. È “appellarsi” forse a quella parte di corpo più intima che però più si avvicina ad una perdita: la voce sempre perduta appena si manifesta, elemento di alterità ma anche elemento unico, soggettivo, irripetibile. La voce scava una cavità, definisce un luogo, quando siamo all’interno della caverna originaria una voce ci avverte di altro che accade al di fuori, una voce che forse può iniziare a raccontarci come è la vita al di là della caverna. In questo passaggio al digitale, ridotti ad immagini, forse abbiamo più fiducia nelle voci, forse già abituati al telefono da decenni. Attraverso microfoni, cuffie, distorsioni, storture forse crediamo di recuperare qualcosa di autentico, e arcaico, del nostro rapporto con l’Altro nella voce.

Abbiamo interrogativi faticosi: perché, ad esempio, tanti giovani ragazze e ragazzi, detti hijkkimori, decidono di segregarsi nelle loro stanze e abbandonarsi all’incuria del corpo, perdersi nel degrado, come in postmoderne torri di un castello inespugnabile? Quale drago feroce li chiude dentro o tiene fuori gli altri? E noi, siamo immuni a questo fascino? perché poi, in fondo è stato così facile cedere alla nostra libertà e alle nostre vite, e chiuderci nelle nostre tane?

Un messaggio ci arriva da uno di questi rifugi, una voce:

Il mio cielo è in una stanza, tu mi racconti, mi racconti un racconto, che è caduto in un aldilà delle mura della mia stanza. Sono qui dal tempo del piacere senza fine, passando da video, in video. Il mio aldilà si trova in un tempo impreciso e in un luogo molto sicuro, una stanza.

In una stanza sa stare anche tutto il cielo, nella stanza si vive al di là di ogni relazione, al di là dell’odore dell’altro che puzza, al di là dell’altro che occupa lo spazio, immaginando l’altro che potrebbe offrirti una carezza e domani negarla.

Del domani non c’è certezza, non si sa, quindi perché attendere una carezza quando la posso immaginare, la posso addirittura allucinare?

Se la pelle del mio viso è una buona maschera per uno, non ci sarà necessità di te Altro, che potresti tra un istante non esserci più.

Io voto per tutti e per me stesso, non c’è mai conflitto nella mia stanza, Onu dei miei pensieri, che di ogni distinta nazione fa assemblea che deve votare all’unanimità, portando tutte le distinzioni a uno/1, cioè una perfetta totalità, senza incrinature.

La mia assemblea è tra un letto e un monitor, tra una cuffia e un film residente in un server in Alaska.

Sono uscito dalla parzialità di essere chiamato per decidere chi amare. Indosso un’unica maschera, quella che mi hanno assegnato senza che mi dicessero cosa farci. La porto da tempo ma non è mai stata mia, non sono riuscito a modellarla abbastanza affinché potessi riconoscere in lei anche una minima parte della mia manifattura.

Le mie mani non riescono a staccare la maschera dalla mia pelle.  Così prendo a prestito quelle maschere liquide che passano tra un sequel e l’altro di una serie infinita di ripetizioni.

Ma quelle maschere, bidimensionali non mi tolgono il senso di pienezza, di noia che avvolge tutto il cielo dentro la mia stanza.

Quotidianamente l’Onu mi invia i pacchi per rifugiati, piovono dal cielo senza che io li richieda, ci pensa l’Altro a soddisfare le mie richieste, non lo chiamo e non mi interroga, non richiedo e lui non chiede in cambio nulla.

L’uno è l’Onu, traslitterazione senza mancanza, e per entrambi sono solo una maschera lascito dell’altro di cui prendersi cura per dare un compito all’istituzione celeste.

Com’è avvincente l’irradiamento di quei di quei raggi bluastri che sanno di sottrazione del femminile, ottenuto per raffreddamenti dai toni caldi. Sono i colori che dominano nel mio cielo, colore che viene dal freddo, colore che io tengo per sottrazione dal femminicidio, dall’autismo. La mia lunghezza d’onda visibile è il colore del cielo, quello che naturalmente posso scorgere dalla mia finestra in led. Il colore blu lo ottengo miscelando e sottraendo il ciano e il magenta[4].

La maschera sotto le radiazioni s’irrigidisce e si trasforma, senza che io possa fare nulla perché non avvenga, in maschera mortuaria dell’eroe che giace tra il pianto dei suoi eredi che hanno chiuso il feretro.

Le radiazioni bluastre tingono il ricordo di freddo mentre intorno al feretro scorrono simboli dell’infanzia, dove il piombo fuso si fa soldatino in guerra, anzi impegnato nella guerriglia, con strane regole d’ingaggio che lo vuole eroe isolato tra isolati sempre sull’attenti.

A pensarci bene dentro il blu di una fiamma ritroverei il massimo di calore ma non posso accedere che a sorgenti fredde di luce.

C’era la mia vita una volta e in quel c’era io ci sono rimasto, immobile, immobilizzato in un arco di tempo che non scocca mai la sua freccia, un arco che non sa di nascita ma solo di continuità eterna, come quella filastrocca in cui “c’era una volta un re, che chiedeva alla sua schiava, raccontami una storia” senza che la storia non vada mai oltre la schiava che racconta di un re, che chiede alla sua schiava di raccontargli una storia.

Hansel, Gretel, il soldatino di piombo, stanno lì pronti a ripetere che la loro storia, dentro la caverna platonica, dentro l’utero materno, dentro e non fuori, si svolga in un video, di cui è stato perso la funzione stop e si riavvolge per riprendere instancabile.

C’erano una volta delle statue di cera fuse nel fuoco che raffreddate, hanno perso l’unità della materia e restano immobili nel museo in attesa di un visitatore, raro al tempo del covid.
C’era una volta uno zoppo soldatino di stagno, zoppo come Andersen, che per ritrovare la sua amata deve fondersi con lei nel fuoco magico donatogli da una fata, altrimenti sarebbe stato per sempre l’uno separato dall’altro.
La fata, forse la terapeuta, forse la terapia, li salva dall’invidia del diavolo giocattolo riunendoli in un’unica fusione amorosa che di loro lascia solo un piccolo emblema, una favola che va raccontata, in cui l’uno non è separato dall’altro.

A cercare l’invidioso diavolo della favola sul web, bisogna stare particolarmente attenti forse per un certo timore. Per fortuna il gioco infantile non teme il diavolo e c’è sempre un deus ex machina nella tragedia.

L’epilogo di Andersen è che ad amare il rischio è proprio quello di essere soldatini in guerra contro lo sguardo del video, video che entra nella stanza, video che fa luce nella caverna calda e accogliente della madre lingua, cavea in cui risuonano echi indistinti, da ripetere al di là del tempo, per non esser più parlati dal taglio paterno. Sempre Anderson ci avvisa che per amare è necessario stare attenti.

Adesso vi racconto un racconto accaduto al di là del tempo, in un video in cui c’era una storia sola, in cui una madre parla alla sua bambina, che sa di esser da lei parlata ma che non può tagliare la narrazione in alcun modo. Al soldatino di piombo è stata tagliata una gamba. Il racconto sa di ossa, ossa dure da separare. E così riprendiamo il 11 dicembre 2020.

Per iscriversi chiamare il 067020310 e lasciare un messaggio in segreteria con i propri dati o inviare mail a nuovipercorsiviaborelli@gmail.com.

[1] Il testo è la rielaborazione dell’incontro di Polivisione del 20/10/2020 organizzato in collaborazione con la SIPsA.

[2] Membro didatta della SIPsA, fondatore dello studio Nuovi Percorsi di Roma, nibasile@libero.it

[3] Membro titolare della SIPsA, facente parte dell’equipe dello studio Nuovi Percorsi di Roma, g.preziosi79@gmail.com.

[4]Nella codifica CMYK (ciano-magenta-giallo-nero), che si basa sulla miscelazione dei colori sottrattiva, il colore blu è rappresentato come il colore ottenuto dall’addizione del ciano e del magenta, ovvero dalla quadrupla (100; 100; 0; 0), dove le componenti del ciano e del magenta presentano il valore massimo (100) mentre i componenti del giallo e del nero presentano valori nulli (0). https://it.wikipedia.org/wiki/Blu

 

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Polivisione 20 novembre 2020


Incontro di “Polivisione”
con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”…
affinché la parola della clinica, dell’incontro,
non resti privata del suo pubblico …
per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde. 
*20 Novembre 2020* h 19:00 – 20,30

Saremo sempre isole,
isolati dentro isole,
necessario isolamento.
Potete girare attorno
alla isola confine
non varcare.
È un confine che confina,
retaggio di quel confino,
marchio di Resistenza.

Questione che va dall’infanzia
alla terza e oltre età.
Pianto, lugere.
Vorresti riunirti a me?

Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Giuseppe Preziosi.
Osserverà il dott. Nicola Basile.

Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com;
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.

L’illustrazione: “L’isola dei giocattoli” di A. Savinio

C'est Polyvision! vu par Abel Gance

Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” 2020 – 2021

Riprendiamo gli incontri di “Polivisione” con il dispositivo dello Psicodramma Analitico”… affinché la parola della clinica, dell’incontro, non resti privata del suo pubblico … per proseguire nella ricerca di ciò che si nasconde. (1)

Premessa

In questi ultimi mesi il nostro desiderio ha investito energie preziose e vitali per contrastare la pulsione di morte manifestatasi in modo esemplare attraverso la pandemia.
Il nostro compito, come quello che con entusiasmo portò alla scoperta della psicoanalisi di gruppo con Wilfred R. Bion (2), o che fece fare passi da giganti a Sandor Ferenczi (3) sulla pulsione di morte, non è quello di sostituire magicamente la psicoanalisi alla ricerca febbrile della medicina, alla corsa degli Stati per trovare leggi economiche che non calpestino la vita e che convivano con la democrazia, ma quello di rimodulare il conflitto che fa negare il limite, la negazione della morte, affinché la vita, la pulsione di vita possa affermare il suo carattere creativo.

Allo scopo di rendere visibile a un pubblico (4) accomunato dal piacere della psicoanalisi il vasto materiale prodotto nelle sessioni di polivisione, durante i mesi di lockdown, il gruppo di lavoro dello Studio Nuovi Percorsi di Roma, con sede in via A. Borelli 5, è all’opera per renderne possibile una lettura web. L’impegno editoriale è stato affidato al dott. Nicola Basile e alla nostra amica dott.ssa Viviana Sebastio (5). I curatori della pubblicazione si sono dati un tempo breve, dicembre 2020. I nostri auguri per il loro impegno.

Riprendiamo a partire da ottobre, il progetto di “Polivisione” della clinica, in stretta collaborazione con La Società Italiana Psicodramma Analitico (6) affinché la clinica sull’infanzia e l’adolescenza, arrechi pensiero alle attività umane che offrono crescita al soggetto uomo in sintonia con l’ambiente.

Calendario dei prossimi incontri in setting a distanza su piattaforma zoom

*23 Ottobre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, Terapisti della Neuro Psicomotricità dell’Età Evolutiva, logoterapisti, educatori di comunità, docenti.
Presenterà il caso clinico la dott.ssa Silvia Salerno.
Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.

*20 Novembre 2020* h 19:00
Polivisione aperta a tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 23 ottobre e a un certo numero di invitati da parte dello studio. Il lavoro verterà sullo scandagliare cosa fa emergere in ciascun partecipante, prima di tutto soggetto desiderante in relazione con la società, la rielaborazione del caso clinico a cura delle dott.sse Silvia Brunelli e Silvia Salerno. Condurrà il gruppo prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, il dott. Nicola Basile. Osserverà il dott. Giuseppe Preziosi.

*11 Dicembre 2020* h 19:00
Polivisione per psicologi, psicoterapeuti, TNPEE, logoterapisti, educatori di comunità, docenti e a coloro degli invitati che siano interessati al pensiero psicoanalitico. Il dott. Giuseppe Preziosi e il dott. Nicola Basile presenteranno una rielaborazione clinica dei precedenti incontri, individuando alcuni nodi della teoria psicoanalitica che il lavoro ha fatto emergere. Condurrà il gruppo, prima in setting di discussione del caso e poi in setting di gruppo di psicodramma analitico, la dott.ssa Silvia Brunelli. Osserverà il dott. Nicola Basile.

Le iscrizioni necessarie per ricevere il topic di accesso, si possono fare inviando una mail a:
• nuovipercorsiviaborelli@gmail.com
• lasciando un messaggio con nome, cognome e numero telefonico alla segreteria dello studio: tel. 067020310.
La partecipazione agli incontri non è gratuita: è richiesto il desiderio di mettersi in gioco e dare il proprio apporto culturale e professionale.

Note

[1] Testo elaborato da N. Basile con l’editing di Viviana Sebastio su proposta del gruppo di lavoro sulla Polivisione dello Studio Nuovi Percorsi di via A. Borelli 5, Roma

[2] W. R. Bion – Esperienze nei gruppi – Armando editore

[3] https://www.spiweb.it/spipedia/ferenczi-miskolc-sandor/

[4] S. Gaudé – Sulla rappresentazione. Narrazione e gioco nello Psicodramma – Alpes Italia

[5] https://www.linkedin.com/in/vivianasebastiotraduzioni/

[6] https://sipsapsicodramma.org/

INCONTRO DI “POLIVISIONE” 3 MAGGIO 2019 h 19,00 – 20,30

Da ottobre 2018 lo studio Nuovi Percorsi di Roma, in collaborazione con i centri didattici “Apeiron” e “Campo di Ricerca sullo Psicodramma Analitico” della S0cietà Italiana di Psicodramma Analitico, ha deciso di estendere il proprio sguardo di riflessione clinico oltre l’età evolutiva. L’approccio che da oltre sei anni guida il nostro lavoro è rimasto il medesimo: sottoporre a un molteplice ascolto, i quesiti che genera l’incontro tra chi domanda cura e chi è deputato per legge ad offrirla. Per tale motivo abbiamo definito, e continuiamo a definirli, incontri di “polivisione” e non di supervisione clinica, termine sicuramente più noto.

La nuova struttura di 10 incontri, a cadenza mensile, prevede un’alternanza di settings con una costante: ogni incontro sarà concluso da un’osservazione che raccoglierà i nodi teorici, etici, deontologici che sono andati emergendo o che sono stati elusi.

Lo spazio di “polivisione” che si è tenuto a marzo è stato aperto soltanto a coloro che lavorano entro la relazione di cura, è stato dal dott. Nicola Basile con l'osservazione del dott. Giuseppe Preziosi dello studio, vi hanno partecipato tutti i professionisti dello studio assieme a altri colleghi.
In questa fase l’appartenenza a una figura sanitaria era indispensabile per motivi di segretezza del materiale trattato.
Nell’intervallo tra un incontro e l’altro, chi ha portato il caso e l’osservatore produrranno insieme
uno scritto che costituirà l’oggetto per l’ incontro successivo.

Il gruppo di “polivisione”, nell’incontro del 03 maggio 2019, si allargherà a ospiti scelti dallo studio per un loro interesse alla relazione di cura, senza esser necessariamente figure sanitarie. Gli ospiti, a cui verrà proposto un testo irriconoscibile nelle parti soggette a segreto professionale, saranno chiamati a interrogarsi sui nodi culturali, politici, economici, storici, che quel testo farà emergere assieme al gruppo.

L’ ospite è una figura che ci piace definire come colui che offre il suo ascolto e i suoi quesiti affinché sia possibile far emergere dal testo la  “cosa non vista”. Il dispositivo utilizzato in questo secondo incontro sarà lo psicodramma psicoanalitico con limitazione al role playing, per favorire l’incontro con l’oggetto nascosto in ciascuno dei partecipanti, senza che esso debba esser interpretato analiticamente. La conduzione e l’osservazione anche in questo secondo setting, sarà solamente di psicodrammatisti della SIPsA che hanno condotto una formazione psicoanalitica.

Da questo ciclo di incontri di polivisione ci attendiamo un contributo teorico alla ridefinizione della relazione di cura nell’attuale contesto storico, sociale e culturale oltre all’apertura di una ricerca che porti a “rendere leggibile” la contraddizione tra ciò che è privato, sintomo e  la relazione clinica, e ciò che è pubblico, il ruolo sociale.

Le prossime date sono pertanto le seguenti:
03/05 h 19,00-20,30 incontro aperto a chi ha già partecipato a marzo e a invitati;
24/05 h 19,00-20,30 incontro aperto a professionisti della relazione di cura;
21/06 h 19,00-20,30 incontro conclusivo aperto a chi ha già partecipato agli incontri precedenti e a invitati.

L'opera riprodotta è di Damon Hyldreth
url http://www.damonart.com/pop_public_knot21b.html

a cura di Nicola Basile e Sarah Salvatore

Riflessioni e proposte per l’incontro di polivisione del 19 gennaio 2018 di Nicola Basile

Il 14 dicembre 2017 abbiamo deciso di approfondire il testo “Monologo per l’altro” per non lasciare in sospeso alcuni nodi clinici e teorici che non avevamo avuto il tempo di far emergere a novembre.

Li riporto in modo sintetico:

  • Chi parla durante le presentazioni cliniche? Il soggetto di cui ascoltiamo la domanda è il minore o chi è chiamato a svolgere un compito terapeutico o riabilitativo o di relazione di cura, quindi l’adulto?
  • C’è uno stretto rapporto tra poesia e matematica. Viene considerato nel trattamento dei disturbi quali la discalculia?
  • Quando ci interessiamo alle sorti del minore non stiamo forse volgendo l’attenzione a una sorta di sociologia del futuro in cui spesso i padri sono evanescenti? E’ necessario trovare un nuovo ancoraggio del lavoro al compito di chi interviene.
  • Nel lavoro di polivisione qual è il confine tra il ruolo del professionista e la sua soggettività? E qual è il limite oltre il quale non si deve andare durante la discussione del caso clinico?
  • Il “taglio” che viene dato dall’animatore al il gioco di ruolo si pone dalla parte della formazione di chi presenta la clinica o è orientato a far emergere la domanda di cura?

Il 19 gennaio 2018 alle ore 18,10 riprendiamo la serie di incontri di polivisione.

  • Note
    La fotografia è tratta da: “Tant que la tête est sur le coup” (1978) Conception, mise en scène et interprétation de Claire HEGGEN et Yves MARC, Théâtre du Mouvement. Festival Mimes et Clowns, 1980. Photographe : Fastome management. Archives TJP, Strasbourg.” e pubblicata su  Pinterest al seguente url: https://it.pinterest.com/pin/608830443348952504/

Appunti e riflessioni dall’incontro di polivisione di novembre 2017

“Monologo per l'altro” 
dalla polivisione del 17/11/2018
di Nicola Basile

“Nel parlare di matematica, o nel fare matematica, che comporta il parlare, magari solo con se stessi, o nell’esporre matematica si deve sempre trovare un delicato equilibrio, variabile a seconda del livello dell’argomento e delle competenze e maturità degli attori che dialogano, tra la lingua naturale e i linguaggi simbolici. Per chi non abbia vissuto l’esperienza della matematica non è facile capire e giustificare la necessità di tale mescolanza e di tale equilibrio. La matematica è una attività molto difficile, non da fare, ma da definire. Essa è sostanzialmente un discorso, un insieme di discorsi.”
Le parole nella matematica
Gabriele Lolli Scuola Normale Superiore di Pisa
https://reliefteachingideas.com/

Che dire di me a voi che vi domandate di me?
Voi tutti dovete pur valere qualcosa, siete nati per dare un nuovo valore a un uomo e a una donna. Vi succede mai di non averlo a volte questo gran valore? Il valore si calcola con la matematica e per farlo si deve essere bravi in matematica. Sapete calcolare, ordinare? In che senso? Immagino che appena vi si chiede di fare qualcosa per qualcuno come me, voi sappiate a chi rivolgervi. In un attimo ordinate chi io debba incontrare e chi no, quando e per quanto tempo. In un soffio mi ritrovo già preordinata da voi esseri piuttosto ordinati.
Sapete anche cosa io debba indossare per apparire più grande di quanto mi senta? E se volessi rimanere ancora e ancora in quell'età che la necessità può trascurare e che dell’accessorio può fare una scienza?
Tu che sei venuta a trovarmi sei proprio quella donna che spero di diventare anche se non ho ancora capito bene come.

Che dire ancora a voi che vi domandate di me.
Sapete contare tutti i numeri dell’universo. Mi sa però che tra quei numeri il mio non è uscito bene. Assomiglio a una cifra difficile da leggere. Ad esempio la mia età vorrebbe che io non fossi alla scuola con i più piccoli ma hanno detto che in quella dei miei coetanei era francamente inutile che io andassi. I numeri della mia età non corrispondono mai con le mie competenze. E questa storia dei numeri fa veramente arrabbiare papà, mamma e gli insegnanti. Ma non dite che l’ho detto.

Ricordate Alice nel paese delle meraviglie quando incontra il Cappellaio Matto e la Lepre di marzo?
Quei mattacchioni non facevano altro che girare intorno al tavolo in attesa delle cinque, per festeggiare una festa di non compleanno. Io devo essere una di quelle tazzine del loro tavolo che sono sempre piene di tea o un minuto del loro orologio che staziona sempre sulla stessa cifra, un calendario che non cambia mai pagina. Così non so mai se vado veramente bene.

http://sostegno.forumattivo.com/

A voi che vi domandate di me, sembrano sensate le mie domande?
Si i numeri si trasformano in mostri dentati che mi vogliono divorare, come d'altronde sono i denti, numeri che si contano e numeri che si curano e poi si perdono. Io perdo sempre qualche numero. Quando arrivo a casa mi dicono che li lascio sempre a scuola e quando sono a scuola mi dicono che li ho lasciati a casa. I numeri non stanno mai al loro posto.

Avete idea dove si nascondano i numeri?
Questa storia mi confonde e le mie mani cercano di afferrare numeri e letteri mulinando nell’aria per scacciare cifre senza senso, cifre mute, lettere spaiate. Tra di voi che siete riuniti a domandarvi di me c’è un qualcuno che mi ha chiesto di stabilire delle regole, altrimenti saremmo rimasti bloccati al tavolino da te di Lewis Carroll e la sua Alice. Non è un granché essere una copia sbiadita di una personaggio famoso che attraversa lo specchio.

E' difficile attraversare lo specchio? Io lo so fare benissimo ma al di là di quello ci si ritrova sempre gli stessi che non crescono e che non sanno contare le carte della Regina di Cuori. Da tale principio inoltre ne consegue un altro: per bere il tè non bisogna alzarsi, fin quando tè e pasticcini non sono che un ricordo. Quindi voi vorreste instaurare un prima e un dopo che non capisco mai come si leghino.

Vengo prima io o mamma per papà? E per mamma chi viene prima?
Una questione per me è chiara, a scrivere sul quaderno delle regole devo essere io. Io e le regole non possiamo che essere tutt’uno. Vi domanderete il perché di questa mia osservazione, voi che vi riunite per chiedere se non vi assomiglio almeno un poco. È semplice. Se la regola è estranea a me, io non la posso modificare, devo poterla leggere e chiedermi chi la possa cambiare.
Mamma e papà dovrebbero poter cambiare le regole ma non so mai quando e dove lo facciano. Così con voi mi conviene scrivere le mie regole sul mio quaderno affinché le regole siano mie e mie soltanto.
Mi viene il sospetto che se papà non dà qualche regola, io comincio a confondermi e a assomigliare a un nome che sta tra me e lui, come la linea di frazione che sta tra due numeri.

Non assomiglio alla linea di frazione tra due numeri che operano un significato? Se papà non mi assegna un altro posto, lo dovrete fare voi, volenti o meno. Sarete costretti ad utilizzare pedagogia, neuropsichiatria, psicoanalisi, psicoterapia, tanta buona volontà cosicché si possa diventare buoni amici e cominciare a scriverci.
E se ci scriviamo possiamo definire la nostra assenza come uno spazio topologico con meridiani e paralleli, dove l’incontro è possibile. Potremmo stabilire un giorno, un’ora, un luogo del nostro incontro. Il mio cuore imparerebbe a battere un poco più forte in attesa dell'arrivo. Tu non lo sai ma stai pensando anche tu a me anche se sei arrabbiato perché hai perso il bus e qualcuno che ti sta antipatico ti trattiene, con il tuo orologio sempre avanti rispetto alla tua posizione geografica distante dalla mia. Io imparerò che il giorno in cui tu arrivi devo predisporre il tavolo con il materiale e l’ordine di quel tavolo sarai anche un poco tu. Apparecchiare un tavolo lo si fa per gli ospiti e mi sa che è la prima volta che ospito un ospite.

Chissà se lascerò il materiale ancora a scuola?
Vorresti essere Tutor, il mio Tutor?
La legge 170 dice che un disabile può avere un Tutor. Vorresti essere tu il mio tutor per il quale apparecchierei il tavolo, non ci girerei intorno e mi comincerei a domandarmi quanti minuti restano tra l’adesso e il futuro prossimo in cui ci incontreremo?
Sto forse citando l’incontro tra la volpe e il Piccolo Principe inconsapevolmente ma mai la questione è stata così seria come tra me e te e quella volpe e l’ometto, come mi hanno detto che chiamava l'altro la volpe.

NOTE
Le definizioni sulle frazioni sono tratte da: http://www.youmath.it/scuola-primaria/matematica-scuola-primaria/quarta-elementare/2084-cosa-sono-le-frazioni-e-come-si-leggono.html
Le immagini sono tratte da url citate nelle didascalia 
BIBLIOGRAFIA
M. Klein – La psicoanalisi dei bambini – Giunti ed.
M. Klein Lo sviluppo libidico del bambino - Bollati Boringhieri, 2013
Saint Exupery – Il Piccolo Principe - Bompiani

SUPERVISIONE o POLIVISIONE?

Il lavoro che implica una relazione di cura con i minori, pone, ai professionisti coinvolti, una serie di questioni che portano a riflettere su ipotesi diagnostiche e di intervento. A sostegno della formulazione di un caso c’è la supervisione. Nel dizionario di psicologia di Umberto Galimberti alla voce “supervisione” compare un rimando ad un’ ulteriore voce che è l’analisi didattica, definita come trattamento psicoanalitico a cui si sottopongono coloro che vogliono svolgere la professione di psicoanalista. Dopo un’ esperienza di autoanalisi, Freud formulò la convinzione secondo la quale, siccome non si può praticare l’ attività analitica se non si accede alla conoscenza del proprio inconscio che deve disporsi “come il ricevitore del telefono rispetto al microfono trasmittente”, è necessario che chi si propone di diventare psicoanalista si sottoponga ad un’ analisi didattica. Secondo il padre della psicoanalisi la funzione dell’ analisi didattica è assolta se porta l’allievo al sicuro convincimento dell’ esistenza dell’ inconscio. Galimberti continua scrivendo che l’analisi didattica viene completata con l’analisi di controllo o SUPERVISIONE dove un’analista in formazione rende conto ad un’ analista più esperto del proprio modo di condurre i trattamenti; il supervisore, può, in tal modo, controllare il lavoro e soprattutto il controtransfert. Questa definizione di supervisione rimanda dunque ad un’idea di controllo che sembra giustificare la prospettiva dall’ alto: super-visione.

Gli incontri che lo studio “Nuovi Percorsi” ha proposto e propone, per una riflessione clinica sui casi dell’ età evolutiva, si articolano su due sessioni di lavoro: nella prima parte viene seguita la metodica neuropsichiatrica; nella seconda, viene interrogato il desiderio di chi ha il compito della cura, con il dispositivo dello psicodramma analitico. In tal modo è possibile fare un’ analisi della domanda di terapia, riformulare ipotesi diagnostiche, ridefinire setting, attraverso accorgimenti di set in corso, o pensando ad interventi di rete in grado di rispondere alla complessità delle domande di presa in carico. Attraverso lo psicodramma analitico è possibile ricercare i processi inconsci che si definiscono nella relazione tra professionista e minore, e, in questo modo, liberare la capacità di risonanza del professionista. Elena Croce (1990) scrive: “Il lavoro di supervisione sembra consistere nell’ analisi o scioglimento di quelle rappresentazioni e affetti reattivi che, come tali, sono suscitati dal paziente, nella vita psichica del terapeuta che lavora in una prospettiva analitica, mettendo momentaneamente in scacco il suo ascolto e la sua capacità di costruzione”, intendendo come tale l’atteggiamento di fondo che rende possibile l’analisi, che permette che la parola del paziente riceva la sua capacità di risonanza in analisi. Il gruppo di psicodramma ha il potere di svelare aspetti emotivi inconsci dei professionisti, che, se visti, rappresentano una chiave per comprendere il sintomo. E’ così possibile cambiare posizione nel gioco e, dunque, passare da un assetto di super-visione ad un altro di poli-visione.

                                                                                                                                                                             Sarah Salvatore