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So stare nell’innominabile – Polivisione 17 – 09 – 22

 

 

Introduzione al seminario di Polivisione del 17/09/2022
a cura di
Giuseppe Preziosi

 

«L’Altro è il luogo ove si costituisce colui che parla con colui che ascolta […].
L’Altro dev’essere considerato anzitutto come un luogo,
il luogo in cui la parola si costituisce»

J. Lacan, Il seminario, Libro III,
Le psicosi, 1955-1956,
pp. 323-324

Il giorno 17 settembre 2022, dalle h 9,00 alle 18,00, svolgeremo l’incontro in presenza, nella bellissima Città dell'Aquila per riprendere il lavoro del seminario di Polivisione con lo Psicodramma Analitico, stagione settembre 2022 - giugno 2023.

Piacere di conoscerti, io sono....

 

“Piacere di conoscerti, io sono…” sono un nome a cui rispondo, che dice qualcosa di me, delle radici da cui sono nato e dice anche della tridimensionalità in cui mi riconosco che mi rende permeabile all’altro. I nostri nomi esprimono la generatività, un processo di esistenza che ci rende altro da. Ma è tutto così scontato? Progettare, portare e far nascere crea un figlio ma anche un genitore, nessuno dei due – dei tre – lo è prima. Generare e trasformarsi richiede di ristrutturare, la casa, quella fatta di mura e quella interna che si adatta e dove ognuno dovrebbe poter trovare il proprio spazio.

Cosa vuol dire attribuire un nome?

Dal gioco concreto delle parti nel quale si parteggia per l’uno o per l’altro contendente (pandemia, guerra), forse per sentire meno la solitudine di essere fuori dai giochi, senza nome, il gruppo di polivisione va alla ricerca di un nome, di una direzione, ma i nomi sfuggono… Cosa vuol dire attribuire un nome? Il soggetto si sente smarrito senza nome. Forse bisogna morire prima di rinascere, di uscire dalla casa originaria, dall’utero materno… e forse venire alla luce sembra tanto pericoloso se nessuno può aiutarci a dare un nome alle emozioni…

Il tempo della ricerca del nome

Il soggetto senza nome è smarrito alla sua nascita e quindi occorre una nominazione che lo faccia esistere nel mondo. Soggetto smarrito ed angosciato alla nascita con un corpo che viene gettato nel mondo e il bisogno di sentirsi accolto e rassicurato così come di essere nominato. Per quanto tempo si può rimanere senza nome alla nascita, forse il tempo per essere guardati, riconosciuti e considerati tanto da potersi poi riconoscere in quel nome che sarà unico e solo e rappresenterà l’identità del soggetto. L’individuo esce da un involucro nel quale può sentirsi a suo agio o può sentirsi schiacciato, al buio, solo e impaurito, ma quando viene fuori da quel tunnel buio e trova qualcosa di meccanico ad accoglierlo e non delle braccia umane ecco che l’angoscia di nascere si fa sentire in tutta la sua entità.

 

 

Attribuzione del nome

L’atto di attribuire un nome è avvertito dal gruppo come una grande responsabilità, va fatto con cura, guardando in faccia il bambino nel momento della nascita, magari aspettando un po’ prima di attribuirlo, per non sbagliare, prima di instaurare un legame. Perché forse il nome permette di instaurare legami, mentre lo “sconosciuto” può rappresentare una presenza inquietante.

La storia del nome


“Figlio, figlia voglio che il nome a cui risponderai, parli davvero di te, che ti renda unico, separato dal simile e dall’aspettativa della tradizione”. Un nome sembra non essere solo una convenzione, un suono di lettere e sillabe ma ha in sé una storia. Se può essere nominata, raccontata, apre alla possibilità di riscriverla, il legame con la radice che le ha dato vita non è un legaccio ma un filo che lascia liberi di muoversi e forse di smarrirsi ed errare sapendo che un luogo in cui ritrovarsi c’è.

 

Giona e la balena

 

Jung utilizza la metafora del racconto biblico relativo a Giona e la balena per rappresentare i processi interiori di cambiamento che necessariamente sono legati alla morte della condizione precedente ed alla rinascita. Giona, infatti, è chiamato da Dio a predicare la Sua parola nella città di Nìnive, dove regnano il peccato e la dissoluzione; fugge dal proprio compito finché in mare viene ingoiato da una balena, nel ventre della quale rimane per tre giorni, per poi rinascere e realizzare il suo destino.

 

“Regressus ad uterum”

Maria Lai _ Legarsi alla montagna

Gli alchimisti chiamano questo processo “Regressus ad uterum”, tappa necessaria per ogni rinascita trasformativa. Regressus ad uterum” di cui parla anche Ferenczi. “la nascita dell’uomo è contrassegnata dal trauma: una catastrofe e che i frammenti di questa storia perduta sono conservati come geroglifici nella psiche e nel corpo. Ferenczi propone di applicare ai grandi misteri della Genesi della specie il metodo di decifrazione psicoanalitico usato per comprendere i piccoli misteri della storia individuale[1]”.

[1] La nostalgia dell’oceano. Guglielmo Campione. Psychomedia.

 

cammino di (ri)nascita

E’ un cammino di (ri)nascita quello intrapreso dal gruppo, ormai più di due anni fa, un cammino che non è stato esente di paure e timori, ma che la passione per la psicoanalisi e il dispositivo dello psicodramma hanno permesso di fondare come luogo e spazio di pensiero ad arginare l’innominabile Reale sempre più opprimente. E dopo aver “lavorato” sulla questione del nome proprio, il gruppo si arrischia al desiderio di un incontro di corpi, dopo un biennio di incontri online, riemerge il desiderio di una presenza. Corpi Reali intessuti nell’immaginario e nel simbolico del legame.

Piacere di conoscerci

“Piacere di conoscerci, tu proprio tu con me, io proprio io con te non rinnegando le ombre e le luci che ci accompagnano”

Contatti

Il seminario  del 11/06/2022, come sempre non è gratuito.  La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere informazioni scrivere a Nicola Basile - nicolabasile.edu@gmail.com
nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono.
Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.
Altrimenti inviare un messaggio WhatsApp a Nicola Basile - 3296322722

So-g-getti s-ma-r-riti alla guerra! – 11-06-2022

"Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per mare, né per terra:
per esempio, la guerra.
"
Gianni Rodari

 

 

 

Introduzione al seminario di Polivisione del 11/06/2022
a cura di
Stefania Falavolti, Annalisa Pascucci, Giuseppe Preziosi

Il giorno 11 giugno 2022, dalle h 9,00 alle 13,30, svolgeremo l’incontro on line, su piattaforma "Meet" che porterà alla sospensione estiva del lavoro del seminario di Polivisione con lo Psicodramma Analitico.
Il seminario di Polivisione mensile riprenderà in autunno.

Alla guerra del virus!

Eva Pedroni "Quando i numeri contano"

Ci hanno detto: “Alla guerra del virus”. Spogliati per un po’ di alcune libertà e tratti individuali, armiamoci e partiamo, anzi stiamo fermi, tuttalpiù alla finestra ma meglio allo schermo dove è possibile traslocare tutto del nostro essere. “Alla guerra” ci hanno detto, alla guerra contro il virus, per giorni, mesi, anni. E come analisti abbiamo derogato a tutte le regole di setting che, forse anche pigramente, c’eravamo dati come eredità neanche troppo pensata del padre/maestro. Alla chiamata alle armi abbiamo esitato, noi analisti/psicologi/psicoterapeuti, solo un secondo. Analisti come cittadini, come appartenenti alla polis, abbiamo quindi fatto la nostra parte e ci siamo presi anche i nostri ristori. Già qui qualche cosa della soggettività si è persa, forse.
Ristorare.
È di questo poi che ci siamo occupati nei nostri collegamenti online? Ristorare?

Dagli schermi alla chiamata

Dagli schermi di tutti i dispositivi, perennemente connessi, ci assale quotidianamente la contrapposizione di pretese verità di una moltitudine di improvvisati esperti. In questo caso non funziona il mantra della pandemia.  “Andrà tutto bene … Ne usciremo migliori … Siamo tutti sulla stessa barca …Vinceremo insieme”, inizia invece da subito la riscoperta e riattivazione di vecchi schemi e vecchie divisioni, riscopriamo improvvisamente che il nostro mondo non era in pace ma sempre attraversato da varie forme di guerra e di violenza, che avevamo solo imparato a non vedere o a dimenticare. Sotto la pressione di uno Stato Grande Altro abbiamo fatto il nostro “dovere” ma che fine avrà fatto la parola errante dei nostri pazienti, che possibilità c’è di errare quando non è possibile deviare da una norma se non al costo di mettere in pericolo l’intera società? Che posto c’è per il dissenso? Anzi meglio, quale ascolto è possibile al dissenso in un tempo di chiamata generale alle armi, che da metafora si è trasformata in una realtà di bombardamenti, fucili, eserciti?

 

Per un soggetto del dissenso, errante.

C’è un posto ancora per un soggetto del dissenso, errante ma non per questo smarrito? Così come nell’ultima seduta di polivisione, ci troviamo dinanzi al reale ineluttabile della morte fisica e psichica che ha rallentato anche il tempo della seduta, in una sorta di paralisi legata all’orrore della fascinazione che essa da sempre esercita in ogni essere umano. Il destino crudele ed allo stesso tempo meraviglioso dell’uomo è quello di essere, più o meno precocemente, consapevole della propria e altrui finitudine. Questa inspiegabile ingiustizia di fronte alla bellezza del mondo è ciò che da molti secoli genera le molteplici forme d’arte, musica e poesia, per sublimare l’angoscia e catturare, in una illusione di eternità, frammenti di ciò che si vede e di ciò che si ama.

 

 

Numeri, elementi isolati e numerabili.

Alighiero Boetti - da Uno a dieci, 1980

Di fronte all’ineluttabile scorrere del tempo che corrode imperi e monumenti millenari, di fronte alla natura, che con un suo sussulto può scatenare catastrofi in grado di cancellare milioni di vite ed estinguere intere specie, qualche piccolo uomo si ribella con rabbia e fa dilagare la sua furia distruttrice in una nuova assurda guerra, sostenendo di farlo “per liberare” una parte di un popolo amico. Contemporaneamente precipitiamo in uno stato non di soggetti ma di numeri, elementi isolati e numerabili, che costruiscono una massa e una moltitudine, eserciti contrapposti.

Alla guerra! Alla guerra!

Massacro in Corea 1951 Pablo Picasso
Pablo Picasso Massacro in Corea 1951


Quale “clinica” è possibile per un mondo concentrato sul godimento e l’eccitazione, disinteressato a qualsiasi forma di perdita di piacere? Che posto ha il gioco psicodrammatico che dovrebbe ricavare un guadagno di piacere sotto forma del lavoro e non dell’eccitazione, dove anche la guerra sembra un gioco tecnologico da adulti in cui basta premere un pulsante e si ottiene un godimento immediato a prescindere dall’impegno del “giocatore”.

 

Dall'angoscia alla dimensione simbolica.

Federica Reale

Esattamente come Freud sottolinea nel gioco del rocchetto del nipotino che riesce a trasformare un avvenimento spiacevole, sul quale non ha alcuna presa (la scomparsa della mamma), in una rappresentazione simbolica che gli genera un guadagno di piacere. Sappiamo che ciascun bambino impara, sia che giochi da solo che con gli altri, che deve tenere conto delle regole che gli consentono il processo di costruzione, evitando che si trasformi in eccitazione e quindi il gioco finisca. C’è ancora qualcuno che insegna queste regole?
Come dice Renato Gerbaudo[1]: “…. La dimensione simbolica del gioco richiede il mantenimento di un limite, inerente non solo al rispetto delle regole, ma a ridurre un godimento personale, in attesa di un risultato finale, che non si conosce in anticipo. Ogni gioco ha un inizio ed una fine, comporta un rischio…. Anche il superare gli altri …. Naturalmente il bambino può essere deluso … ma è una esperienza necessaria per occupare il posto di soggetto e non solo di oggetto del discorso dell’adulto.     Castrazione infantile e gioco sono intimamente legati in questo processo di crescita ...”

[1] Gerbaudo R. - Il bambino reale – F. Angeli ed.

 

Legame/discorso

Maria Lai _ Legarsi alla montagna

Freud “scopre” con l’inconscio la scena interna del soggetto, il mondo interno e mentale, lasciando al conscio l’esterno e il sociale. Ma certo questa linearità (inconscio-interno-mentale e conscio-esterno-reale) da subito non appare sufficiente alla condizione umana. Quando Lacan rilegge Freud e inserisce la nozione di discorso, inteso come legame sociale, la clinica psicoanalitica tratta il soggetto nella complessità dei suoi legami, ci mostra dei punti nodali per andare al di là di una clinica intrapsichica. Attraverso la psicoanalisi che è un si può accedere ad altri discorsi/legami, imparando anche a leggerli, affrontarli, farci i conti. Ciascuno, anche attraverso l’esperienza con lo psicodramma analitico, può rioccupare o occupare per la prima volta, la posizione di soggetto con una doppia accezione; soggetto alle determinanti simboliche, familiari e sociali, e soggetto che le interroga. Lo psicodramma analitico quindi come strumento valido per trasformare la questione del godimento, che non vuole sapere del legame sociale, in un sintomo soggettivo, che apre alla dimensione del desiderio anche dell’altro. L’esempio dei bambini riesce ad esplicitare meglio questo aspetto

Dall’essere soggetti smarriti alla diversità del soggetto errante.

La domanda di aiuto per i bambini origina sempre da una istituzione famiglia, scuola, bisognerebbe lavorare prima di tutto per il passaggio dalla richiesta per il bambino che si presenta nella forma di disturbo, alla richiesta del bambino che è una questione soggettiva. Questo ovviamente esige una complessità di interventi, lenti, adeguati, rispettosi di un’identità che non è mai un dato stabilito a priori. Ci incontriamo per cercare il passaggio dall’essere soggetti smarriti alla diversità del soggetto errante.

Il seminario  del 11/06/2022, come sempre non è gratuito.  La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere il link di accesso a Meet, scrivere a Nicola Basile - nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono. Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.