Categoria: guerra

2025: il Quirinale chiama, 1915, risponde l’inquilino del 19 di Berggasse a Vienna

Un dialogo ideale tra epoche, istituzioni e pensiero

Immaginiamo un ponte ideale che collega il cuore delle istituzioni italiane del presente con la Vienna intellettuale degli inizi del Novecento. Nel 2025, il Quirinale si fa voce di una nuova Italia che guarda al futuro, ma non dimentica le domande, le inquietudini e le speranze che hanno attraversato l’Europa del 1914 - 1918. Dall’altra parte, l’inquilino di via Bergasse – celebre indirizzo viennese, simbolo di fervore culturale e riflessione – risponde con esperienza, saggezza e un tocco di umanità.

Questo scambio tra passato e presente non è solo un espediente letterario, ma un invito a riscoprire, con spirito costruttivo e dialogante, il valore dell’ascolto tra generazioni e tra contesti diversi. In un’epoca che impone sfide nuove e spesso impreviste, il confronto tra la voce istituzionale di oggi e le intuizioni di ieri può offrire spunti preziosi per interpretare il nostro tempo con maggiore consapevolezza e serenità.

Ritratto del Presidente Sergio Mattarella da Wikipedia

Non è poi così straniante pensare che il presente possa interrogare il passato, succede nei sogni, accade nel ricordo durante la veglia, è un meraviglioso strumento letterario e cinematografico. È perlomeno inusuale quando accade contemporaneamente nella vita quotidiana nei primi giorni di un settembre del 2025, per l’esattezza il 10/09/2025.
L’inquilino del Quirinale, Sergio Mattarella, si trova in visita ufficiale in Slovenia, è ospite della Presidente della Repubblica Slovena, Nataša Pirc Musar. La ringrazia per l’ospitalità, manifestando un forte sentimento di gratitudine a lei e alla Slovenia per questa seconda occasione di incontro.[1]

La dichiarazione di Sergio Mattarella si sofferma su “GO!2025”, in cui Gorizia e Nova Gorica, sono divenute un’unica capitale Europea della cultura, benché ancora divise da un confine che porta le croci di due insensate guerre mondiali; attraversa temi quali istruzione, diritti delle minoranze, in cui Slovenia e Italia si riconoscono essere all’avanguardia; sprona l’Europa ad accogliere le nuove richieste di adesione “fondamentali anche per la nostra autonomia strategica, per la nostra difesa, per la sicurezza economica e interna, per la lotta al terrorismo e ai trafficanti di esseri umani che lucrano in maniera ignobile sull’immigrazione irregolare” e arriva ai conflitti tanto a nord come a sud dei confini Europei.

1917 - 1919 Giorgio de Chirico "Le muse inquietanti"

I conflitti vengono descritti per quelli che sono: guerre.
“Dall’Ucraina giungono segnali tutt’altro che rassicuranti. Allarmanti sempre di più. Di fronte ai tentativi di dialogo per giungere a un ‘cessate il fuoco’, a negoziare una pace giusta, duratura, definitiva, si vedono bombardamenti quotidiani, diurni e notturni, sulla popolazione civile ucraina.”; a sud, prosegue la dichiarazione, “in Medio Oriente la condizione rimane drammatica. Dopo la pagina oscura, drammaticamente nera nella storia dell’umanità, del 7 di ottobre, con ostaggi ancora detenuti da Hamas in maniera davvero inammissibile, vi sono delle condizioni appalesate come sempre più inaccettabili e di dimensioni tragiche. Quello che avviene a Gaza non è accettabile: una popolazione intera ridotta alla fame è una condizione che la comunità internazionale e le coscienze individuali non possono accettare. Così come non è accettabile l’intenzione di espellere dal proprio territorio una popolazione. O quella di occupare territori dell’Autorità palestinese in Cisgiordania, rendendo impossibile una soluzione politica definitiva in quella regione, che è a vantaggio di tutti, anche della sicurezza di Israele.”

Gli aggettivi che segnano con forza questo testo sono forti, marcati: “condizione drammatica”, “pagina oscura, drammaticamente nera nella storia dell’umanità, del 7 di ottobre”, “popolazione ridotta alla fame”. I verbi non sono da meno: “espellere” genti, “occupare” spazi territoriali. Il Presidente richiama il ruolo delle Nazioni Unite come garante della pace. Poi rispondendo alle domande dei giornalisti, torna alla sua primigenia scoperta dello studio della storia con le seguenti parole: “Quando ero ragazzo ho letto uno dei primi libri di storia sullo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sul luglio 1914, che forse nessuno voleva far scoppiare, ma l’imprudenza dei comportamenti - come spesso è avvenuto nella storia - provoca conseguenze poi non scientemente volute, ma ugualmente provocate dai comportamenti che si mettono in campo. Per questo è di gravissima responsabilità quel che avviene.” E infine ammonisce “(…) il rischio estremamente alto è che, senza rendersene conto, si scivoli, non in un allargamento, in un conflitto di dimensioni inimmaginabili e incontrollato.[2]

19 di Berggasse a Vienna

Ma di chi è la responsabilità della Guerra? E non solo della Prima Guerra Mondiale? E quale ente può governare, contenere questo rovinare verso la catastrofe?
Sergio Mattarella, la cui famiglia ha pagato con la vita del fratello la lotta alla mafia, secondo chi scrive queste righe, oggi e idealmente, rivolge la domanda a un uomo che nel 1915, viveva al numero19 di Berggasse a Vienna, Sigmund Freud. E come nei migliori romanzi, Freud gli risponde, incurante dei 110 anni che separano l’uno dall’altro oltre alla discontinuità temporale di 365 giorni, quelli che basteranno a maturare tra gli 8,5 milioni e i 12,5 di militari morti tra il 1914 e il 1915, anni di maturazione del Primo conflitto mondiale.

 

Illustrated-Biography-Corrine-Maier

Freud in questo momento lo possiamo pensare intento a scrivere il suo saggio “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte” e rispondere così allo scritto di Mattarella:
““Egregio collega, sotto l’influsso di questa guerra mi permetto di rammentarLe due asserzioni che la psicoanalisi ha avanzato e che certamente hanno contribuito a renderla impopolare presso il pubblico. Dallo studio dei sogni e delle azioni mancate delle persone sane, oltreché dei sintomi nevrotici, la psicoanalisi ha tratto la conclusione che gli impulsi primitivi, selvaggi e malvagi dell’umanità non sono affatto scomparsi, ma continuano a vivere, seppure rimossi, nell’inconscio di ogni singolo individuo (così ci esprimiamo nel nostro gergo), aspettando l’occasione di potersi riattivare. La psicoanalisi ci ha inoltre insegnato che il nostro intelletto è qualcosa di fragile e dipendente, gingillo e strumento delle nostre pulsioni e dei nostri affetti, e che siamo costretti ad agire ora con intelligenza ora con stoltezza a seconda del volere dei nostri intimi atteggiamenti e delle nostre intime resistenze.
Ebbene, guardi cosa sta accadendo in questa guerra, guardi le crudeltà e le ingiustizie di cui si rendono responsabili le nazioni più civili, la malafede con cui si atteggiano di fronte alle proprie menzogne e iniquità a petto di quelle dei nemici; e guardi infine come tutti hanno perso la capacità di giudicare con rettitudine: dovrà ammettere che entrambe le asserzioni della psicoanalisi erano esatte. È probabile che esse non fossero del tutto originali: molti pensatori e conoscitori del genere umano hanno detto cose analoghe. Tuttavia la nostra scienza ha portato entrambe queste tesi fino alle loro estreme conseguenze e le ha utilizzate per chiarire numerosi enigmi di natura psicologica. Augurandomi di riincontrarLa in tempi migliori, La saluto con molta cordialità. Suo Sigmund Freud.”[3]
Fino a qualche mese prima lo stesso Freud era caduto nella trappola immaginaria del patriottismo, da cui si riavrà, scrivendo il “25 novembre 1914 a Lou Andreas-Salomé” e il giorno di Natale a  Ernst Jones, le sue attonite e angosciate riflessioni sui sentimenti degli uomini in relazione al devastante scenario bellico.
E’ quindi attendibile che l’inquilino del Quirinale, nel settembre 2025, possa ricevere conforto dal pensiero del fondatore della psicoanalisi che nel 1915 viveva ancora a Vienna.

Picasso - Massacre in Korea (1951)

Lo scenario bellico entra nel 2025 a quasi tutte le ore, in casa, in macchina, sull’autobus, reso innocuo per la mente, grazie all’assuefazione che i media hanno ingenerato nella nostra comprensione, ma i corpi sono in difesa e i sintomi relativi all’angoscia si risvegliano e rendono più difficile risolvere i conflitti quotidiani.
Ciò che Mattarella indica come “condizioni appalesate come sempre più inaccettabili e di dimensioni tragiche” si confondono con pubblicità e fake news, in quanto sono semplicemente scisse, nascoste, occultate alla coscienza individuale dal rumore di fondo che impedisce all’uno di provare passioni, emozioni, rivolte all’altro. L’altro, scrive mestamente Mattarella a Freud e Freud a Mattarella, è semplice obiettivo delle pulsioni aggressive che non sono rielaborate dalla cultura delle regole di convivenza. L’altro è un puntino nel mirino di un drone o di un missile lanciato da un bunker posto a migliaia di chilometri, guidato spesso da una IA che non possiede criteri morali ma algoritmi e parametri spazio-temporali. L’altro non ha nome, poiché il soggetto ha perso il suo, così da non poter più chiamare ne essere invocato.

“Punto Linea Superficie” di W. Kandinsky, ed. Biblioteca Adelphi 16.

L’infinito “chiamare” è una bellissima forma verbale che facilmente fa pensare alla domanda: “chi amare?”. Chi amare, se l’altro è indistinto da me e pertanto è impossibile da riconoscere nella sua soggettiva e preziosa limitatezza? Chi è possibile amare se l’altro è uno strumento di successo o di sconfitta? Infine, chi amare se, non potendoci distinguere, l’altro è solo una componente del mio potere, quindi più altri posseggo, più posso dimostrare la mia potenza?

Scrive ancora Mattarella idealmente a Freud e a noi che ci domandiamo sul “chi amare”, che  fanno bene la comunità di Colleferro e il suo Sindaco a non far cadere la smemoratezza sul nome e il sacrificio di Willy Monteiro Duarte, medaglia d’oro al valor civile:
“(…) A lui va il ricordo e il dolore di tutti gli italiani, feriti da tanto orrore. Non dimenticare vuol dire non essere indifferenti. L’indifferenza è negativa e spregevole come la violenza. L’indifferenza nasce dalla chiusura in sé stessi, dalla sfiducia, dalla rassegnazione. La violenza si sconfigge con la solidarietà, con le relazioni umane, con l’inclusione, con il dialogo, con la comprensione delle opinioni e delle esigenze degli altri. Ogni tempo, ogni civiltà è stata attraversata dalla violenza. Un peso, un freno sull’umanità. In ogni tempo la violenza si è manifestata in modi diversi. Dobbiamo guardare alla violenza del nostro tempo per contrastarla, per sconfiggerla.”[4]

Borgonzoni "Una parola contro la guerra" - anni '70

Ma quanto cinque anni fa è accaduto a Colleferro, non sta forse moltiplicandosi sul nostro continente e su quelli vicini  con “la diffusione di un clima di avversione, di rancore, di reciproco rifiuto che spesso - come si legge nei recenti fatti di cronaca - sfocia nella violenza e giunge all’omicidio”[5]. Forse Freud non sa dei social, anche se la narrazione bellica aveva i suoi canali anche nel 1915, ma vengono citati da Mattarella quando, da strumenti di comunicazione, essi divengono amplificatori di “parole di odio” e di  “narrazioni create per generare sfiducia, paura, risentimento, per provocare divisioni, conflitti, scontri.”[6] Questo processo produce elementi anti-umani, privi di speranza, riflette sempre Mattarella.

Freud non ha conosciuto Martin Luther King, ma il valore delle parole dei costruttori di pace può andare sia verso il passato che verso il futuro. Così Mattarella invia a Freud queste parole: “Un grande uomo di pace e di civiltà, come è stato Martin Luther King, ripeteva che “l’odio moltiplica l’odio e la violenza moltiplica la violenza”[7]. Colleferro è un piccolo centro vicino a Roma forse non più piccolo della Vienna del 1915. E da quella Vienna Freud, leggendo la immaginaria missiva Mattarella, risponde:
“Il singolo, se non è egli stesso un combattente e non è quindi diventato un semplice ingranaggio della gigantesca macchina bellica, ha smarrito ogni orientamento e si sente inibito nelle sue potenzialità. Penso perciò che accoglierà con favore ogni minima indicazione che lo aiuti a sentirsi a proprio agio, almeno nel suo intimo. Tra i fattori che sono responsabili della miseria spirituale in cui è piombato chi è rimasto a casa, e contro cui è tanto difficile lottare, ve ne sono due che vorrei mettere in rilievo e trattare in questa sede: la delusione provocata da questa guerra, e il mutamento impostoci da questa, come da ogni altra guerra, nel nostro atteggiamento verso la morte. Quando parlo di delusione, ognuno comprende immediatamente ciò che intendo dire. Anche senza alcun fanatismo pietistico, e pur comprendendo la necessità biologica e psicologica della sofferenza nell’economia della vita umana, non si può non condannare la guerra, nei suoi scopi e nei suoi mezzi, e non aspirare alla cessazione delle guerre.
Dicevamo sì a noi stessi che le guerre non possono scomparire fintanto che i popoli vivono in condizioni di esistenza così diverse, fintanto che il loro modo di valutare la vita individuale è così divergente e gli odi che li separano sono alimentati da forze motrici psichiche così potenti.  (…) Ma ci cullavamo anche in un’altra speranza. (…) "da questi popoli" (ndr), almeno, ci aspettavamo che giungessero a risolvere per altre vie i loro malintesi e i loro contrasti d’interesse. All’interno di ciascuna di queste nazioni erano state instaurate, per il singolo, norme morali elevate, e ad esse il singolo individuo doveva uniformare la sua condotta di vita se voleva partecipare ai beni comuni della civiltà. Queste prescrizioni, spesso troppo rigorose, esigevano molto da lui: una considerevole autolimitazione, una cospicua rinuncia al soddisfacimento pulsionale. Gli era soprattutto interdetto approfittare dei grandi vantaggi che si possono trarre, nella competizione con i propri simili, dall’uso della menzogna e della frode. Lo Stato civile considerava queste norme morali come il proprio stesso fondamento, interveniva inflessibilmente contro chi cercasse di attentarvi, dichiarava spesso illecito anche soltanto il sottoporle a verifica in sede critica. Si poteva perciò pensare che lo Stato intendesse rispettare per parte sua tali norme e che non le avrebbe mai violate, non foss’altro per non contraddire alle basi stesse della sua esistenza. (...)  Tuttavia, si poteva supporre che questi grandi popoli avessero acquisito tanta comprensione per ciò che fra loro vi è di comune, e tanta tolleranza per quanto vi è di diverso, da non poter più, come ancora avveniva nell’antichità classica, confondere in un unico concetto lo “straniero” e il “nemico” [10]

La guerra è arrivata, nel 1915 a Vienna come in tutta Europa, la guerra sta mietendo vittime e profitti tanto nell’Europa ricca, contradditoria, acculturata come nel Medio Oriente, colto, religioso e anch’esso pieno di ricchezza e povertà. Oggi come ieri, nel nostro immaginario Freud e Mattarella continueranno a scriversi, affinché i loro lettori possano costruire legami costruttivi, dirigendo eros e passioni verso la crescita di spazi dove l’intelligenza dell’uomo si metta al servizio dell’altro, altro esistente sia come umano, sia come vita diversa da sé.

[1] “Dichiarazioni alla stampa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine dell’incontro con la Presidente della Repubblica di Slovenia Nataša Pirc Musar”. Fonte: https://www.quirinale.it/elementi/139451

[2] idem

[3] 1962 - Ernest Jones - Vita e opere di Freud, Il Saggiatore, Milano in Opere di Sigmund Freud
Edizione diretta da Cesare L. Musatti - Boringhieri editore - 1977 - Nella realtà storica Freud sta scrivendo a Ernest Jones.

[4] 16/09/2025 - Colleferro (RM) - Intervento del Presidente Mattarella in occasione della cerimonia commemorativa del 5° annivarsario della morte di Willy Monteiro Duarte - https://www.quirinale.it/elementi/140564

[5] Fonte Quirinale - idem

[6] idem

[7] idem

[8] 1915 Freud Sigmund - Considerazioni attuali sulla guerra e morte in Opere di Sigmund Freud -Edizione diretta da Cesare L. Musatti - Boringhieri editore - 1977

[10] 1915 Freud Sigmund - Considerazioni attuali sulla guerra e morte in Opere di Sigmund Freud -Edizione diretta da Cesare L. Musatti - Boringhieri editore - 1977

“scuola di Ascolto, esperienze in Dialogo”

 

La SIPsA, Società Italiana di Psicodramma Analitico, con il patrocinio di COIRAG, Movimento di Cooperazione Educativa, Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia e Ordine Psicologi Piemonte, organizza per il giorno Sabato 04 Ottobre presso il Centro Congressi Cavour a Roma, una giornata di riflessione sulle relazioni che stanno alla base della riuscita o meno del modello scuola.

 

Questo progetto nasce da un lavoro di incontro e confronto del “Gruppo scuola” SIPsA coordinato dalla dott.ssa Silvia Brunelli e dalla partecipazione dei dott. Nicola Basile, Stefania Bocchio, Milena Ciano, Mariangela Cotella, Stefania di Leva.

Il confronto è stato motivato sin dall’inizio dal desiderio di portare il vertice psicoanalitico nelle istituzioni scolastiche dove quasi tutti i membri del gruppo, a vario titolo, lavorano o hanno lavorato. Nello specifico il nostro lavoro ha esplorato cosa favorisce la costruzione e la trasmissione del sapere, soffermandosi sull’analisi dei disturbi di apprendimento in età evolutiva che sempre di più stanno assumendo uno spazio importante nel processo educativo e scolastico, interrogando le famiglie e il mondo della scuola. Il contributo psicoanalitico comporta un vertice di osservazione differente nell’intendere lo sviluppo, la crescita e l’apprendimento dei bambini perché pone la relazione con il caregiver e con l’insegnante come spazio di incontro centrale di movimenti transferali e controtransferali che attraversano la mente e il corpo di entrambi, all’interno del quale può attivarsi o bloccarsi il processo di apprendimento medesimo. Partendo da questi stimoli ci siamo interrogati attraverso la condivisione di articoli, testi e casi clinici che ci hanno portato a proporre questa giornata di studio.

L’obiettivo della nostra proposta è creare un evento aperto a insegnanti, psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili, TNPEE in cui, dagli interventi dei relatori, si apra un dialogo e un confronto tra un vertice psicoanalitico e il mondo della scuola. Il desiderio è di generare, in un secondo momento, una collaborazione tra i centri didattici della SIPsA e il mondo dell’educazione e dell’apprendimento.
La giornata si svilupperà a partire dalla introduzione del Gruppo Scuola della SIPsA, in cui si ripercorreranno i temi, gli interrogativi emersi nella ricerca.

 

 

Successivamente verranno presentate le relazioni:
il Dott. Claudio Paluzzi, psicoanalista, tratterà il tema “L’ascolto psicoanalitico nelle problematiche dell’apprendimento”;
il Dott. Alessandro Paris, neuropsichiatra infantile, tratterà il tema “Abilità e disabilità nel neuro sviluppo: traiettorie, progetti e necessità”;
la Dott.ssa Diana Penso, pedagogista, tratterà il tema “Dalla pedagogia dell’ascolto alla pedagogia del progetto”

Agli interventi faranno seguito momenti di discussione e confronto dei partecipanti con i relatori e i partecipanti al Gruppo scuola della SIPsA che curerà la conclusione finale.

 

 

Sarà un evento misto (in presenza e online) nella mattinata di sabato 04/10/2025 (dalle 9 alle 13) presso il Centro Congressi Cavour a Roma. La partecipazione è gratuita con iscrizione obbligatoria al link: https://portale.convegnispazioiris.it/event/evento-sipsa-4-ottobre-2025/Iscriviti

Per informazioni: info@spazioiris.it

Informazioni

Nicola Basile

• cell. 3296322722 (lasciare messaggio su whatsapp per essere richiamati)

• mail: nibasile@libero.it

So stare nell’innominabile – Polivisione 17 – 09 – 22

 

 

Introduzione al seminario di Polivisione del 17/09/2022
a cura di
Giuseppe Preziosi

 

«L’Altro è il luogo ove si costituisce colui che parla con colui che ascolta […].
L’Altro dev’essere considerato anzitutto come un luogo,
il luogo in cui la parola si costituisce»

J. Lacan, Il seminario, Libro III,
Le psicosi, 1955-1956,
pp. 323-324

Il giorno 17 settembre 2022, dalle h 9,00 alle 18,00, svolgeremo l’incontro in presenza, nella bellissima Città dell'Aquila per riprendere il lavoro del seminario di Polivisione con lo Psicodramma Analitico, stagione settembre 2022 - giugno 2023.

Piacere di conoscerti, io sono....

 

“Piacere di conoscerti, io sono…” sono un nome a cui rispondo, che dice qualcosa di me, delle radici da cui sono nato e dice anche della tridimensionalità in cui mi riconosco che mi rende permeabile all’altro. I nostri nomi esprimono la generatività, un processo di esistenza che ci rende altro da. Ma è tutto così scontato? Progettare, portare e far nascere crea un figlio ma anche un genitore, nessuno dei due – dei tre – lo è prima. Generare e trasformarsi richiede di ristrutturare, la casa, quella fatta di mura e quella interna che si adatta e dove ognuno dovrebbe poter trovare il proprio spazio.

Cosa vuol dire attribuire un nome?

Dal gioco concreto delle parti nel quale si parteggia per l’uno o per l’altro contendente (pandemia, guerra), forse per sentire meno la solitudine di essere fuori dai giochi, senza nome, il gruppo di polivisione va alla ricerca di un nome, di una direzione, ma i nomi sfuggono… Cosa vuol dire attribuire un nome? Il soggetto si sente smarrito senza nome. Forse bisogna morire prima di rinascere, di uscire dalla casa originaria, dall’utero materno… e forse venire alla luce sembra tanto pericoloso se nessuno può aiutarci a dare un nome alle emozioni…

Il tempo della ricerca del nome

Il soggetto senza nome è smarrito alla sua nascita e quindi occorre una nominazione che lo faccia esistere nel mondo. Soggetto smarrito ed angosciato alla nascita con un corpo che viene gettato nel mondo e il bisogno di sentirsi accolto e rassicurato così come di essere nominato. Per quanto tempo si può rimanere senza nome alla nascita, forse il tempo per essere guardati, riconosciuti e considerati tanto da potersi poi riconoscere in quel nome che sarà unico e solo e rappresenterà l’identità del soggetto. L’individuo esce da un involucro nel quale può sentirsi a suo agio o può sentirsi schiacciato, al buio, solo e impaurito, ma quando viene fuori da quel tunnel buio e trova qualcosa di meccanico ad accoglierlo e non delle braccia umane ecco che l’angoscia di nascere si fa sentire in tutta la sua entità.

 

 

Attribuzione del nome

L’atto di attribuire un nome è avvertito dal gruppo come una grande responsabilità, va fatto con cura, guardando in faccia il bambino nel momento della nascita, magari aspettando un po’ prima di attribuirlo, per non sbagliare, prima di instaurare un legame. Perché forse il nome permette di instaurare legami, mentre lo “sconosciuto” può rappresentare una presenza inquietante.

La storia del nome


“Figlio, figlia voglio che il nome a cui risponderai, parli davvero di te, che ti renda unico, separato dal simile e dall’aspettativa della tradizione”. Un nome sembra non essere solo una convenzione, un suono di lettere e sillabe ma ha in sé una storia. Se può essere nominata, raccontata, apre alla possibilità di riscriverla, il legame con la radice che le ha dato vita non è un legaccio ma un filo che lascia liberi di muoversi e forse di smarrirsi ed errare sapendo che un luogo in cui ritrovarsi c’è.

 

Giona e la balena

 

Jung utilizza la metafora del racconto biblico relativo a Giona e la balena per rappresentare i processi interiori di cambiamento che necessariamente sono legati alla morte della condizione precedente ed alla rinascita. Giona, infatti, è chiamato da Dio a predicare la Sua parola nella città di Nìnive, dove regnano il peccato e la dissoluzione; fugge dal proprio compito finché in mare viene ingoiato da una balena, nel ventre della quale rimane per tre giorni, per poi rinascere e realizzare il suo destino.

 

“Regressus ad uterum”

Maria Lai _ Legarsi alla montagna

Gli alchimisti chiamano questo processo “Regressus ad uterum”, tappa necessaria per ogni rinascita trasformativa. Regressus ad uterum” di cui parla anche Ferenczi. “la nascita dell’uomo è contrassegnata dal trauma: una catastrofe e che i frammenti di questa storia perduta sono conservati come geroglifici nella psiche e nel corpo. Ferenczi propone di applicare ai grandi misteri della Genesi della specie il metodo di decifrazione psicoanalitico usato per comprendere i piccoli misteri della storia individuale[1]”.

[1] La nostalgia dell’oceano. Guglielmo Campione. Psychomedia.

 

cammino di (ri)nascita

E’ un cammino di (ri)nascita quello intrapreso dal gruppo, ormai più di due anni fa, un cammino che non è stato esente di paure e timori, ma che la passione per la psicoanalisi e il dispositivo dello psicodramma hanno permesso di fondare come luogo e spazio di pensiero ad arginare l’innominabile Reale sempre più opprimente. E dopo aver “lavorato” sulla questione del nome proprio, il gruppo si arrischia al desiderio di un incontro di corpi, dopo un biennio di incontri online, riemerge il desiderio di una presenza. Corpi Reali intessuti nell’immaginario e nel simbolico del legame.

Piacere di conoscerci

“Piacere di conoscerci, tu proprio tu con me, io proprio io con te non rinnegando le ombre e le luci che ci accompagnano”

Contatti

Il seminario  del 11/06/2022, come sempre non è gratuito.  La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere informazioni scrivere a Nicola Basile - nicolabasile.edu@gmail.com
nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono.
Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.
Altrimenti inviare un messaggio WhatsApp a Nicola Basile - 3296322722

So-g-getti s-ma-r-riti alla guerra! – 11-06-2022

"Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per mare, né per terra:
per esempio, la guerra.
"
Gianni Rodari

 

 

 

Introduzione al seminario di Polivisione del 11/06/2022
a cura di
Stefania Falavolti, Annalisa Pascucci, Giuseppe Preziosi

Il giorno 11 giugno 2022, dalle h 9,00 alle 13,30, svolgeremo l’incontro on line, su piattaforma "Meet" che porterà alla sospensione estiva del lavoro del seminario di Polivisione con lo Psicodramma Analitico.
Il seminario di Polivisione mensile riprenderà in autunno.

Alla guerra del virus!

Eva Pedroni "Quando i numeri contano"

Ci hanno detto: “Alla guerra del virus”. Spogliati per un po’ di alcune libertà e tratti individuali, armiamoci e partiamo, anzi stiamo fermi, tuttalpiù alla finestra ma meglio allo schermo dove è possibile traslocare tutto del nostro essere. “Alla guerra” ci hanno detto, alla guerra contro il virus, per giorni, mesi, anni. E come analisti abbiamo derogato a tutte le regole di setting che, forse anche pigramente, c’eravamo dati come eredità neanche troppo pensata del padre/maestro. Alla chiamata alle armi abbiamo esitato, noi analisti/psicologi/psicoterapeuti, solo un secondo. Analisti come cittadini, come appartenenti alla polis, abbiamo quindi fatto la nostra parte e ci siamo presi anche i nostri ristori. Già qui qualche cosa della soggettività si è persa, forse.
Ristorare.
È di questo poi che ci siamo occupati nei nostri collegamenti online? Ristorare?

Dagli schermi alla chiamata

Dagli schermi di tutti i dispositivi, perennemente connessi, ci assale quotidianamente la contrapposizione di pretese verità di una moltitudine di improvvisati esperti. In questo caso non funziona il mantra della pandemia.  “Andrà tutto bene … Ne usciremo migliori … Siamo tutti sulla stessa barca …Vinceremo insieme”, inizia invece da subito la riscoperta e riattivazione di vecchi schemi e vecchie divisioni, riscopriamo improvvisamente che il nostro mondo non era in pace ma sempre attraversato da varie forme di guerra e di violenza, che avevamo solo imparato a non vedere o a dimenticare. Sotto la pressione di uno Stato Grande Altro abbiamo fatto il nostro “dovere” ma che fine avrà fatto la parola errante dei nostri pazienti, che possibilità c’è di errare quando non è possibile deviare da una norma se non al costo di mettere in pericolo l’intera società? Che posto c’è per il dissenso? Anzi meglio, quale ascolto è possibile al dissenso in un tempo di chiamata generale alle armi, che da metafora si è trasformata in una realtà di bombardamenti, fucili, eserciti?

 

Per un soggetto del dissenso, errante.

C’è un posto ancora per un soggetto del dissenso, errante ma non per questo smarrito? Così come nell’ultima seduta di polivisione, ci troviamo dinanzi al reale ineluttabile della morte fisica e psichica che ha rallentato anche il tempo della seduta, in una sorta di paralisi legata all’orrore della fascinazione che essa da sempre esercita in ogni essere umano. Il destino crudele ed allo stesso tempo meraviglioso dell’uomo è quello di essere, più o meno precocemente, consapevole della propria e altrui finitudine. Questa inspiegabile ingiustizia di fronte alla bellezza del mondo è ciò che da molti secoli genera le molteplici forme d’arte, musica e poesia, per sublimare l’angoscia e catturare, in una illusione di eternità, frammenti di ciò che si vede e di ciò che si ama.

 

 

Numeri, elementi isolati e numerabili.

Alighiero Boetti - da Uno a dieci, 1980

Di fronte all’ineluttabile scorrere del tempo che corrode imperi e monumenti millenari, di fronte alla natura, che con un suo sussulto può scatenare catastrofi in grado di cancellare milioni di vite ed estinguere intere specie, qualche piccolo uomo si ribella con rabbia e fa dilagare la sua furia distruttrice in una nuova assurda guerra, sostenendo di farlo “per liberare” una parte di un popolo amico. Contemporaneamente precipitiamo in uno stato non di soggetti ma di numeri, elementi isolati e numerabili, che costruiscono una massa e una moltitudine, eserciti contrapposti.

Alla guerra! Alla guerra!

Massacro in Corea 1951 Pablo Picasso
Pablo Picasso Massacro in Corea 1951


Quale “clinica” è possibile per un mondo concentrato sul godimento e l’eccitazione, disinteressato a qualsiasi forma di perdita di piacere? Che posto ha il gioco psicodrammatico che dovrebbe ricavare un guadagno di piacere sotto forma del lavoro e non dell’eccitazione, dove anche la guerra sembra un gioco tecnologico da adulti in cui basta premere un pulsante e si ottiene un godimento immediato a prescindere dall’impegno del “giocatore”.

 

Dall'angoscia alla dimensione simbolica.

Federica Reale

Esattamente come Freud sottolinea nel gioco del rocchetto del nipotino che riesce a trasformare un avvenimento spiacevole, sul quale non ha alcuna presa (la scomparsa della mamma), in una rappresentazione simbolica che gli genera un guadagno di piacere. Sappiamo che ciascun bambino impara, sia che giochi da solo che con gli altri, che deve tenere conto delle regole che gli consentono il processo di costruzione, evitando che si trasformi in eccitazione e quindi il gioco finisca. C’è ancora qualcuno che insegna queste regole?
Come dice Renato Gerbaudo[1]: “…. La dimensione simbolica del gioco richiede il mantenimento di un limite, inerente non solo al rispetto delle regole, ma a ridurre un godimento personale, in attesa di un risultato finale, che non si conosce in anticipo. Ogni gioco ha un inizio ed una fine, comporta un rischio…. Anche il superare gli altri …. Naturalmente il bambino può essere deluso … ma è una esperienza necessaria per occupare il posto di soggetto e non solo di oggetto del discorso dell’adulto.     Castrazione infantile e gioco sono intimamente legati in questo processo di crescita ...”

[1] Gerbaudo R. - Il bambino reale – F. Angeli ed.

 

Legame/discorso

Maria Lai _ Legarsi alla montagna

Freud “scopre” con l’inconscio la scena interna del soggetto, il mondo interno e mentale, lasciando al conscio l’esterno e il sociale. Ma certo questa linearità (inconscio-interno-mentale e conscio-esterno-reale) da subito non appare sufficiente alla condizione umana. Quando Lacan rilegge Freud e inserisce la nozione di discorso, inteso come legame sociale, la clinica psicoanalitica tratta il soggetto nella complessità dei suoi legami, ci mostra dei punti nodali per andare al di là di una clinica intrapsichica. Attraverso la psicoanalisi che è un si può accedere ad altri discorsi/legami, imparando anche a leggerli, affrontarli, farci i conti. Ciascuno, anche attraverso l’esperienza con lo psicodramma analitico, può rioccupare o occupare per la prima volta, la posizione di soggetto con una doppia accezione; soggetto alle determinanti simboliche, familiari e sociali, e soggetto che le interroga. Lo psicodramma analitico quindi come strumento valido per trasformare la questione del godimento, che non vuole sapere del legame sociale, in un sintomo soggettivo, che apre alla dimensione del desiderio anche dell’altro. L’esempio dei bambini riesce ad esplicitare meglio questo aspetto

Dall’essere soggetti smarriti alla diversità del soggetto errante.

La domanda di aiuto per i bambini origina sempre da una istituzione famiglia, scuola, bisognerebbe lavorare prima di tutto per il passaggio dalla richiesta per il bambino che si presenta nella forma di disturbo, alla richiesta del bambino che è una questione soggettiva. Questo ovviamente esige una complessità di interventi, lenti, adeguati, rispettosi di un’identità che non è mai un dato stabilito a priori. Ci incontriamo per cercare il passaggio dall’essere soggetti smarriti alla diversità del soggetto errante.

Il seminario  del 11/06/2022, come sempre non è gratuito.  La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere il link di accesso a Meet, scrivere a Nicola Basile - nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono. Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.