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Dare voce all’infans

Immaginare una città senza bambini è impresa da sceneggiatore di un cupo film di fantascienza, molto ben girato, “I figli degli uomini” del regista messicano Alfonso Cuaròn. La trama è semplice e shoccante, l’uomo non genera più bambini e sta per scomparire come specie sul pianeta. Tuttavia l’eros sosterrà la vita e i suoi rappresentanti lotteranno perché l’infans continui a manifestarsi su Gea.

Questa premessa sta alla base del lavoro che si svolge nello studio multidisciplinare “Nuovi Percorsi” nato per dare voce all’infans, presente tanto nell’adulto come nel più giovane degli umani.

Tradurre la parola infans permette di definire il perimetro di questo scritto.

Infans lo possiamo tradurre come infantile, in fasce, ma anche come muto. L’infans nella pratica psicoanalitica è ciò che è “senza parole” ma non per questo non comunica. Nella osservazione dello sviluppo post natale del bambino verifichiamo che l’infante vive una relazione simbiotica con la madre che gli offre l’illusione di esser tutt’uno con lei. Il bambino è parte del corpo della madre, il seno materno è anche il corpo dell’infante, immaginato come proprio. Più questa illusione è una illusione corredata di parole, musiche, prossemica accogliente della madre, più quella illusione nutrirà la crescita dell’infante verso la parola che lo distinguerà e separerà dall’illusione stessa che pur troverà un suo posto, nel sogno.

La relazione del bambino con il soddisfacimento dei suoi bisogni sarà dunque alla base del futuro rapporto con la vita di relazione, con la parola che esprime i sentimenti, con la conoscenza in cui il bambino è immerso fin dalle ultime fasi della vita intrauterina ma ne è anche necessariamente estraniato, essendo il conoscere altro dal conoscente. Read more

spighe di grano

“Negli ultimi anni mi sono molto appassionato al crescente”

Il dialogo tra Claudio Paluzzi e Riccardo Lombardi porta a enucleare alcuni temi preziosi per la psicoanalisi attuale. Evidenzio quelli che più hanno interessato lo scrivente affinché il lettore possa andare a leggerli nella loro interezza: “l’importanza del corpo nell’organizzazione dell’Io”; il “riconoscimento della morte come dato di realtà”; “psicoanalisi come artigianato” e infine l’arte come “possibilità di rappresentare e comunicare quelle che Bion avrebbe chiamato esperienze ineffabili”. Non ritengo utile un mio commento in quanto il dialogo tra i due permette di attingere pienamente al pensiero di Riccardo Lombardi.

Consiglio di leggere l’interessantissima intervista allo psichiatra e psicoanalista Riccardo Lombardi della S.P.I., realizzata da Claudio Paluzzi, psicoterapeuta dell’A.I.P.P.I.

Un sentito grazie a entrambi.
Nicola Basile

The Visible Over The Invisible - Annamaria Papalini

Visibile-invisibile

"Il visibile è una piccola parte del reale potenziale, che guardi ad espandersi verso gli orizzonti profondi dell’anima, in un atto di evoluzione e di amore, per la vita stessa" scrive l’autrice Annamaria Papalini di questa veramente intrigante opera.

Il visibile del sogno non è che esperienza per il sognatore che esce dalla sua solitudine solo narrando l’invisibile agli altri.

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Perché devo imparare

Perché un bambino deve imparare, è una domanda che dovremmo chiederci sempre ma la ricorrenza dell’apertura dell’anno scolastico ce lo impone oggi, più che ieri.

Perché dunque un bambino o una bambina stanno per varcare la soglia di un’istituzione scolastica, sia essa ancora determinata legislativamente dall’aggettivo di servizio come la scuola materna, che sembra svalutarne la sua funzione fondante o apparentemente qualificata come istituzione deputata alla formazione e all’apprendimento come la scuola primaria, la secondaria di primo grado ?
Mi fermo a considerare questi ordini di scuola perché sono quelli frequentati dai cittadini bambini, per gli altri ordini il discorso va articolato un poco diversamente da quello che tenterò di scrivere qui.

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