Mese: <span>Maggio 2021</span>

occhi che osservano con dolcezza

INCONTRO CON L’OSSERVAZIONE DIRETTA

L’OSSERVAZIONE DIRETTA
E LA SUA APPLICAZIONE IN CAMPO EDUCATIVO
NELLO STUDIO REALIZZATO A BARCELLONA

organizzato in collaborazione con Studio Multidisciplinare Nuovi Percorsi, via Borelli 5 Roma
28 maggio 2021 h 19 – 20,30,  piattaforma meet

occhi che osservano con dolcezzaQuesto incontro presenterà come si è svolta un’esperienza di ricerca in ambito educativo e formativo in cui è stata utilizzata la metodica dell’osservazione diretta. Verrà illustrato ciò ha portato alla definizione di un modello di apprendimento che ha aiutato ad ampliare e modificare lo sguardo dell’adulto sull’infanzia.

Introduce il webinair: Nicola Basile – psicoanalista, membro didatta della SIPsA, che ha collaborato alla costruzione della Metodica dell’Osservazione Diretta.
L’esperienza verrà presentata dall’antropologa dott.ssa Pau Farras Ribas che ha svolto la ricerca.
Seguirà conversazione su esperienze di osservazione in ambiti educativi e formativi-

Per ricevere il link contattare i seguenti recapiti:
mail_nuovipercorsiviaborelli@gmail.com
Nicola Basile – 3296322722

Polivisione

14 maggio 2021

h 19,00 – 20,30

Testo di preparazione al seminario mensile

Lo scorso incontro di Polivisione, svoltosi il 23 aprile 2021, ci ha messo in contatto con un mondo adulto sordo e cieco che espone la bambina ad un trauma senza parole. Il contenuto del trauma, celato dall’inganno e serbato nel segreto, fa cadere nel buco dell’invisibile, l’incomprensibile che si scrive però sulla pelle dell’infanzia femminile e diventa sintomo impossibile da leggere. La bambina, divenuta adulta, cerca le parole che possano essere ascoltate, che producano un suono riconoscibile per trasformare il dolore e l’angoscia in uno spazio di vita.

Di una stanza si dice che è sorda quando le pareti assorbono bene il suono. Ciò che assorbe non permette di sentire? Se qualcosa arriva all’orecchio lo fa perché non ha posti in cui sparire. Il suono è un’energia che non si crea e non si distrugge, può solo cambiare forma. Assorbire vuol dire non sentire. Ma si può ascoltare? Serve un mezzo, come l’aria, perché il suono si mantenga e venga udito ma se questo mezzo manca, il suono si affievolisce fino a scomparire. L’aria è un elemento solo apparentemente vuoto, in realtà è uno spazio che sostiene e non fa cadere la parola, è senza il superfluo, non costringe ma veicola e accoglie.

Il terapeuta è forse un po’ come l’aria: non riempie lo spazio di cose proprie, non forza il paziente a dire ma resta pronto ad ascoltare e accogliere ciò che prende forma di seduta in seduta.  Durante l’incontro di Polivisione si è presentificato all’ascolto dei partecipanti un dialogo al femminile nel quale si cerca di articolare parole piene e scongelare emozioni bloccate dall’esposizione ad una oscenità che sporca sia chi la compie sia chi la subisce.

L’etimologia della parola osceno è dubbia ma le due più plausibili ipotesi etimologiche rimanda al verbo latino ob-scaervare (ob + scaervus = sinistro), cioè portare cattivo augurio, oppure al latino ob = a cagione di + coenum = fango, melma, sporco e, in senso lato, senza pudore, disonesto.
Se parlato tra due donne diventa denuncia, rimette distanza tra gli “oscenati” con l’introduzione di un terzo, la legge.

Il poter dare parole all’evento traumatico, permette di smascherarlo e portarlo fuori da sé attraverso il linguaggio; una “scrittura” che si fa esterna al corpo e per questo leggibile, pensabile.Quando le parole, prima di essere tali, sono segni incisi in profondità, masticati, nascosti, mistificati, esperiti senza poter essere compresi, di quale mezzo hanno bisogno per essere ascoltate? C’è bisogno di ordire quel dolore in una trama accettabile per poterne parlare, per dare aria al suono e farlo vibrare limitando l’onda d’urto su di sé. E se in questo incessante lavoro di traduzione, l’assorbimento è tale da non permettere al suono di essere udito? Le pareti assorbenti sono molteplici: quelle di chi parla tra paura, vergogna e senso di colpa, portando nel discorso tutto lo sforzo per essere altro dalla ferita, quelle di chi ascolta con le proprie orecchie e i propri discorsi che si accavallano al resto e poi la stanza, luogo sospeso che custodisce suoni, fantasmi, segni e sintomi. Di quanta aria c’è bisogno perché quattro orecchie, due bocche e due storie possano dare spazio e ascolto a ciò che viene detto o non detto?

Una rivoluzionaria street artist afghana, Shamsia Hassani, rappresenta volti di donna senza bocca e con gli occhi chiusi, per dare voce alle donne che non ne hanno per cultura, religione, politica.

La bambina, ora donna, non ha avuto modo di portare alla luce il suo grido, la sua narrazione perché non c’era qualcuno in grado di ascoltare il suo silenzio e ha iscritto in sé l’esperienza che porta oggi nella stanza di terapia. Esistono lingue diverse in cui ogni comunità si esprime ma il linguaggio può essere universale perché porta con sé un messaggio che può essere compreso oltre le parole. Bisogna, però, portarlo fuori e pulirlo dal fango e dalla malignità dell’oscenità per non identificarsi con esso.

dott.ssa Silvia Brunelli
dott.ssa Milena Ciano

Per partecipare:
recapito telefonico: dott. Nicola Basile 3296322722
mail: nuovipercorsiviaborelli5@gmail.com