Categoria: Psicoanalisi

Piccole note sulla clinica nello psicodramma analitico

di Giuseppe Preziosi

Questo scritto nasce dall’ incontro tra la mia pratica clinica con lo psicodramma analitico e la lettura del testo “Mi vedevo riflessa nel suo specchio” di Luisella Brusa; non credo possa essere definito una recensione, né articolo, tuttalpiù come delle note che illustrano dell’ intrecciarsi fecondo tra la clinica, lo studio e la riflessione teorica per generare pensiero e riflessione.

Il punto di partenza del testo di Luisella Brusa è una domanda: quale posto occupa, nella costruzione di un soggetto femminile, la passione che divide e lega una donna con la madre?

Il mio pensiero va alla forza e alla graniticità delle lamentazioni di una paziente che incontro nel gruppo di psicodramma analitico.

Seconda dopo un fratello, Margherita è figlia, nei suoi racconti, di una donna gelida e severa, silenziosa e giudicante e di un padre estroso, dinamico ma distante, tutto chiuso nella sua attività di venditore ambulante e nelle scommesse sulle corse dei cavalli. Margherita ha passato molta della sua infanzia insieme al padre all’ippodromo o ad osservarlo mentre affabulava, spesso truffava, i suoi clienti. Di questi momenti ricorda il sorriso di lui, trionfante di condivisione e complicità con la figlia. Read more

“Il romanzo familiare” di Nicola Basile e Giuseppe Preziosi

N.Basile e G.Preziosi propongono nel nuovo numero dei Quaderni di Psicodramma Analitico una comune riflessione sul delicato tema del “Romanzo familiare” e di come si articoli il narrativo, cosciente e incosciente, di donne e bambini all’interno di un viaggio che teso a scoprire il loro volto e quello di coloro a cui hanno dato vita.

I due autori si orientano, nella comune esperienza, utilizzando gli strumenti dell’antropologia dell’immaginario di Gilbert Durand e  i concetti della psicoanalisi Freudiana che proprio sul romanzo familiare ha scritto forse le più belle pagine della sua inesausta ricerca.

Questo scritto nasce con l’intento di delineare il profilo di una istituzione, una casa famiglia per ragazze madri, il lavoro di tessitura del romanzo familiare di chi, per un tempo definito, la abita. Ogni strumento educativo, pedagogico, psicoterapico che l’istituzione ha elaborato nella sua lunga esperienza, ci sembra subordinato a un delicato lavoro di riscrittura che si incarna nell’architettura stessa del luogo, nell’organizzazione dei suoi spazi. Continua a leggere. Auguri di buone festività a tutti!

 

“L’occhio che mi guarda”

Introduzione di Nicola Basile

Si può interagire attraverso lo sguardo, lo hanno dimostrato le ricerche sulle relazioni neonatali tra madre e infante, lo hanno confermato le ricerche sui neuroni a specchio, lo troviamo scritto e descritto nelle ricerche della Esther Bick sulla relazione madre bambino, ne ha fatto una metodica osservativa il gruppo diretto da Franco Scotti che ha pubblicato i suoi lavori in quel bel libro intitolato “Osservare e Comprendere” (2002) che narra come l’incontro degli sguardi metta in moto progettualità nei diversi campi della relazione di cura. L’elenco tralascia ovviamente l’intera ricerca condotta dalla psicoanalisi nelle persone del suo fondatore Sigmund Freud, quella della Klein, che proprio intorno alla pulsione scopica scrive pagine memorabili, alle pagine di Winnicott che intreccia sguardo e segno con i suoi piccoli analizzandi per non terminare con Jacques Lacan e il concetto dello specchio, in cui si dà conto dell’origine dell’inconscio. L’elenco deve essere per forza incompleto per lasciare spazio alle righe che gentilmente Pau Farràs Ribas ha scritto e tradotto per noi dal catalano.  Con Pau da anni lavoriamo a intenso scambio proprio sull’esperienza di cosa possa produrre un osservatore in un campo educativo, osservatore partecipante ma astinente, allenato a sostenere per un tempo dato un ruolo di presenza senza parola e meno ingombrante possibile. L’articolo recentemente apparso su “El jardì de Sant Gervasi“, nello spazio nominato “L’arte di osservare”, Pau lo ha tradotto per noi e noi lo pubblichiamo nelle due lingue, catalano (raggiungibile con il link sulla pagina) e italiano perché i suoni si confrontino, si completino, suscitino domande. Ringraziamo ovviamente Dino Buzzati e il suo cane Galeone, (1968) , che ci hanno dato un’altra opportunità di incontro e che speriamo vengano nuovamente letti e apprezzati.
1) 2002 Borla editore
2) 1968 Arnoldo Mondadori Editore

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Dare voce all’infans

Immaginare una città senza bambini è impresa da sceneggiatore di un cupo film di fantascienza, molto ben girato, “I figli degli uomini” del regista messicano Alfonso Cuaròn. La trama è semplice e shoccante, l’uomo non genera più bambini e sta per scomparire come specie sul pianeta. Tuttavia l’eros sosterrà la vita e i suoi rappresentanti lotteranno perché l’infans continui a manifestarsi su Gea.

Questa premessa sta alla base del lavoro che si svolge nello studio multidisciplinare “Nuovi Percorsi” nato per dare voce all’infans, presente tanto nell’adulto come nel più giovane degli umani.

Tradurre la parola infans permette di definire il perimetro di questo scritto.

Infans lo possiamo tradurre come infantile, in fasce, ma anche come muto. L’infans nella pratica psicoanalitica è ciò che è “senza parole” ma non per questo non comunica. Nella osservazione dello sviluppo post natale del bambino verifichiamo che l’infante vive una relazione simbiotica con la madre che gli offre l’illusione di esser tutt’uno con lei. Il bambino è parte del corpo della madre, il seno materno è anche il corpo dell’infante, immaginato come proprio. Più questa illusione è una illusione corredata di parole, musiche, prossemica accogliente della madre, più quella illusione nutrirà la crescita dell’infante verso la parola che lo distinguerà e separerà dall’illusione stessa che pur troverà un suo posto, nel sogno.

La relazione del bambino con il soddisfacimento dei suoi bisogni sarà dunque alla base del futuro rapporto con la vita di relazione, con la parola che esprime i sentimenti, con la conoscenza in cui il bambino è immerso fin dalle ultime fasi della vita intrauterina ma ne è anche necessariamente estraniato, essendo il conoscere altro dal conoscente. Read more

spighe di grano

“Negli ultimi anni mi sono molto appassionato al crescente”

Il dialogo tra Claudio Paluzzi e Riccardo Lombardi porta a enucleare alcuni temi preziosi per la psicoanalisi attuale. Evidenzio quelli che più hanno interessato lo scrivente affinché il lettore possa andare a leggerli nella loro interezza: “l’importanza del corpo nell’organizzazione dell’Io”; il “riconoscimento della morte come dato di realtà”; “psicoanalisi come artigianato” e infine l’arte come “possibilità di rappresentare e comunicare quelle che Bion avrebbe chiamato esperienze ineffabili”. Non ritengo utile un mio commento in quanto il dialogo tra i due permette di attingere pienamente al pensiero di Riccardo Lombardi.

Consiglio di leggere l’interessantissima intervista allo psichiatra e psicoanalista Riccardo Lombardi della S.P.I., realizzata da Claudio Paluzzi, psicoterapeuta dell’A.I.P.P.I.

Un sentito grazie a entrambi.
Nicola Basile