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Contributo per l’incontro di psicodramma analitico del 9/09/23

“Scorgere l’orizzonte attraverso il buco della dimenticanza”

di Nicola Basile
(didatta della Società Italiana di Psicodramma Analitico)

“Quando ti sforzi di dimenticare qualcosa ottieni l'effetto opposto.
Invece di qualcosa diventa Quella Cosa.
Ci teniamo così tanto ai nostri sforzi che ci è impossibile dimenticarli.
Dovremmo invece incorniciare i momenti di riposo.”
Enzo Fileno (2022)

Premessa
Proporre un percorso che inizi con l’esperienza analitica in gruppo con lo Psicodramma analitico, richiede il fornire contributi che alimentino il desiderio di parteciparvi. Il 9 settembre 2023 il Centro Didattico Aletheia della SIPsA aprirà uno spazio dedicato allo Psicodramma Analitico con cadenza mensile. (La locandina è scaricabile in pdf). L'iniziativa, che si configura tra quelle approvate dalla SIPsA, vuole favorire chi non può recarsi settimanalmente in uno dei gruppi del Centro Didattico.
Tale desiderio può scaturire da una domanda che non trova risposte, da stimoli professionali o entrambi. Questa fase è definita nell’ambito della letteratura, partecipazione a un gruppo di base o esperienza analitica in gruppo di psicodramma.
In questo breve testo proverò a definire, anche se volutamente con molta approssimazione, come la dimenticanza possa divenire uno strumento di accesso a ciò che apparentemente è stato cancellato e come ciò che sembra essere stato cancellato dalla memoria, sia insieme limite e opportunità per l'essere umano.

La fonderia dei metalli oggi è narrata dalle pietre, con l'immaginazione possiamo ascoltare la storia. foto N. Basile

Dimenticare il nome nel sogno
Nella vita onirica notturna il nome che ci hanno consegnato, lo possiamo temporaneamente dimenticare affinché l’ombra della ragione possa vagare alla ricerca di segni di cui essa non sa tenere il conto. Il nome prima di divenire un simbolo è stato segno incomprensibile per ciascuno di noi, un “segno” che è stato dato affinché potesse essere ridefinito “con” la ricchezza dell’esperienza della vita. Tuttavia, l’uomo deve poter utilizzare la dimenticanza per non tenere il conto di tutti i processi che lo hanno reso soggetto al fine di trasformare i segni in nomi e i nomi in simboli. Così l’uomo costruisce la propria identità tra oblio e memoria.

Assumere il nome dell’altro

Così come alla nascita l’essere umano assume il nome dato dall’altro anche nel sogno accade che si assuma un nome alieno come il proprio. Accade anche di non provare tanto stupore nel rammentare di esser apparsi a noi stessi come sconosciuti a colui o colei a cui si racconta il sogno al risveglio. Nondimeno, al risveglio, senza il ricordo, alcuno saprebbe dichiarare all’altro il nome proprio che distingue anche dal personaggio o dagli attori del sogno. Quindi se non si potesse dimenticare il nome non si potrebbe ascoltare il nome dell’altro che palesando la sua presenza annuncia una richiesta. In altre parole: “se non potessi dimenticare, non potrei sognare”.

Così come alla nascita l’essere umano assume il nome dato dall’altro anche nel sogno accade che si assuma un nome alieno come il proprio. Accade anche di non provare tanto stupore nel rammentare di esser apparsi a noi stessi come sconosciuti a colui o colei a cui si racconta il sogno al risveglio. Nondimeno, al risveglio, senza il ricordo, alcuno saprebbe dichiarare all’altro il nome proprio che distingue anche dal personaggio o dagli attori del sogno. Quindi se non si potesse dimenticare il nome non si potrebbe ascoltare il nome dell’altro che palesando la sua presenza annuncia una richiesta. In altre parole: “se non potessi dimenticare, non potrei sognare”.
Nell'intrigante mostra a Aosta, in questo momento in corso, "L'autre portrait. Le jeu",  Miriam Colognesi mette in gioco il volto, i corpi, gli sguardi conservati e celati dagli archivi fin quando non sono messi in gioco. L'artista li fonde con le carte dei tarocchi, gioco e divinazione che attraversano i secoli. "Semplificando potremmo affermare che Miriam Colognesi compie una scelta molto precisa, quella di indagare attraverso un personale registro espressivo il tema della memoria individuale e collettiva. Decide di non occuparsi dei giocatori di carte, ma di ridisegnare le carte stesse, animandole dei volti e delle presenze di persone che riemergono dal passato in cui possiamo riconoscerci." scrive Daria Jorioz in "Gioco di carte, gioco del destino" per la presentazione delle opere dell'artista.

Raccontare il sogno
È necessario fare uno sforzo di memoria nel raccontare il sogno che finirebbe nell’oblio se non si trova un ascoltatore che rappresenti per noi, e per lui stesso, il confine tra lavoro del sogno nel sonno e quello che si svolge nella veglia. Il sogno infatti “non cessa di non scrivere” nel diurno come afferma, rispetto al sintomo, Lacan. E ciò che non viene scritto, divenendo illeggibile, si trasforma in “Quella Cosa” che non permette il riposo.

Il gioco del rocchetto
Scrivono G. e P. Lemoine (1972): “La matrice di ogni psicodramma, secondo noi, è il gioco del rocchetto o del Fort- da descritto da Freud (1920)”
Il gioco del rocchetto è ben conosciuto come la possibilità di far riapparire l’assente, potendolo governare attraverso il gioco e il linguaggio. Così è, affermano i Lemoine, anche per gli oggetti che incontriamo nella realtà, una volta usciti dalla esperienza del soggetto, possono esser sempre ricordati e immaginati come presenti. Un bel luogo che abbiamo visitato non lo possiamo portare con noi se non attraverso il contributo dell’immaginazione che lo può rendere presente, allietando un momento di stanchezza o favorendo l’alleggerimento di situazioni faticose.
L’immaginario è un elemento, o regime seguendo Lacan, del nostro pensiero, su cui poggia la metodica dello psicodramma analitico. Durante la rappresentazione di alcune parti del discorso dei partecipanti al gruppo, l’immaginario permette di rendere presente ciò che non lo è nella realtà di quel momento. D’altra parte, le mani di un mimo permettono ai nostri sguardi di cogliere ciò che non è e se il mimo è capace di far emergere emozioni che non hanno altro ancoraggio nell’immaginario dell’artista e di chi lo ha scelto.

Saper giocare
Nello psicodramma analitico non serve essere artisti mentre è necessario saper giocare seriamente come sanno fare i bambini e le bambine che sanno che non sono ciò che vorrebbero essere ma in quel momento lo impersonano con grande coerenza.
Il gioco ovviamente non può durare all’infinito e bambine e bambini si affidano all’adulto perché li possa far rientrare nella realtà. Anche nel gioco immaginario dello psicodramma il tempo è dato dal setting e dagli psicoanalisti e psicodrammatisti che conducono il setting in piccolo gruppo.
L’assenza della Cosa, della realtà, dell’oggetto che non è più nella sua concretezza e nel presente lascia una cornice vuota, un buco attraverso cui scorgere il riflesso dell’esperienza vissuta, ascoltare la sonorità coinvolgente che solo un brano musicale, una coreografia di danza sanno donare a chi decide di lasciarsi andare ai confini dell’immaginario per “incorniciare i momenti di riposo”.

Se questo è il tavolo
Scrivono i Lemoine … “se questo è il tavolo intorno al quale si riunisce per il pranzo tutta la mia famiglia, esso può diventare il simbolo del pranzo familiare, poi passando da una metafora all'altra, della famiglia stessa, quindi di altre famiglie come la mia; entra in gioco a questo punto la funzione simbolica”
Lemoine (1972)
Nell’esperienza di incontro con l’altro nel gruppo di Psicodramma Analitico, è possibile scorgere l’orizzonte attraverso un buco, come quello della fotografia per intenderci, rubato dallo scrivente a un cancello di legno di Aosta, permettendo a ciascun partecipante di dare infiniti significati alla vita vissuta, fin a ridisegnarne lo svolgimento. Ciò favorisce la memoria degli accaduti poiché essa diviene meno pressante o troppo coinvolgente, trasformandosi in racconto all’altro o in racconto dell’altro, colorando la vita con nuovi sentimenti e colori .
Lo psicodramma analitico è al servizio di chi desidera spostare “Quella Cosa” dal centro della vita affinché l’incessante rimirare la Cosa, venga sostituito dall’ “incorniciare i momenti di riposo”.

Piccola bibliografia

Colognesi Miriam - "L'autre portrait. Le jeu" Aosta, Chiesa di San Lorenzo - 27 maggio - 15 ottobre 2023

Fileno Enzo (2022) – Il giardino di Italo – Ponte alle Grazie

Freud S., (1920), Aldilà del principio di piacere, in Opere vol.9, Bollati Boringhieri, Torino, 2008.

Jorioz Daria in "Gioco di carte, gioco del destino"
"L'autre portrait. Le jeu" Aosta, Chiesa di San Lorenzo - 27 maggio - 15 ottobre 2023

Lemoine G. e P., (1972), tr.it. Lo Psicodramma, Feltrinelli editore, Milano, 1977

Dove e quando si svolgerà il primo incontro e i successivi?

Il 09/09/23 a Roma in via Nomentana 333 C, con orario ridotto, 9,00 – 12,05.

A seguire i primi tre incontri si svolgeranno nelle date del
21 ottobre 2023;
11 novembre 2023; 9 dicembre 2023 
secondo il seguente orario:

• 9,00 - apertura
• 9,15 - 10,30 - prima seduta
• 10,30 - 10,45 - break caffè
• 10,50 - 12,05 - seconda seduta
• 12,10 - 13,10 - pausa pranzo
• 13,15 - 14,40 - terza seduta
• 14,45 - 16,00 - - quarta seduta

 

Costo?

Il 09/09/23 è richiesto il desiderio di partecipare.

Da ottobre il costo sarà di € 100 mensili.

Informazioni e Iscrizioni

Nicola Basile

• cell. 3296322722 (lasciare messaggio su whatsapp per essere richiamati)

• mail: nibasile@libero.it

In un tempo di eterno presente

 

recensione di Nicola Basile

 

Una voce torna da un lontano passato, chi la esprimeva non è presente ma un corpo sonoro la rende viva. È l’intreccio che viviamo quando la tessitura della poesia, fa breccia nel rumore della vita e ottiene ascolto. Poesia e sogno richiedono entrambi tessitura, ascolto e silenzio, affinché possano essere creati e narrati. Essi vivono di continui rimandi: la poesia permette al lettore di avvicinare l’assente fino a sentirlo pelle della propria pelle; il secondo porta in dota l’assenza di un tempo distinto e sollecita il passato a farsi odierna esperienza e l’oggi a mescolarsi con il dimenticato.
Italo Calvino imparava le poesie a memoria affinché esse potessero riemergere dalla dimenticanza rendendo la realtà segno dell’onirico. (1) Rilke scrive "le storie del Buon Dio" (2) affinché esse potessero essere narrate ai bambini. Lo scrivente narra le fiabe che ha letto e che si sono sedimentate nella sua memoria per uscire mai uguali a se stesse affinché l’ascoltatore le renda vive nel suo desiderio.
Quando leggiamo un libro di poesie tradotte da un’altra lingua, chi ascoltiamo, il sogno del poeta o quello del traduttore? Se superiamo l’opposizione, possiamo affermare che la tessitura di un incontro tra soggetti desideranti, la reciproca assenza possano mescolandosi, diventare libro di poesie scritto tra due donne, Eleftherìa Sapountzì, poetessa scomparsa nel 2000 e Viviana Sebastio, traduttrice che immagino su una spiaggia dell’Egeo?
E il lettore di “In un tempo di eterno presente” (3) cosa cerca?
Nelle righe di brevi segni poetici cerco la poetessa come la traduttrice, in una sovrapposizione di figure simile al meccanismo del sogno definito da Sigmund Freud (Freud 1899) come condensazione (4).

“Ieri mi hanno vista
vagare insonni altrui.
chissà dove andavo ancora
e infilandomi tra vicoli
mi sono confusa e persa per ore
Vagavo qua e là. Come stai
Non avevo nulla con me
vagabondavano soltanto,
il mio cuscino al mattino era privo di prove”

Non c’è un titolo per strappare questi versi agli altri, solo un numero “14” e un numero poiché i versi appartengono tanto alla poetessa, tanto alla traduttrice, tanto a chi sogna il sogno e ritiene di rimanere nella veglia, altrimenti non potrebbe narrare di aver letto di poesia. Così da lettore veglio sull’assenza della poetessa e di colei dal greco ha traghettato il “sogno poesia” in italiano.

Al numero 23 vengo interrogato:

“I mesi nascondono parole
Che- dopotutto- chi
le capirebbe?”

Non so rispondere e non desidero rispondere poiché le parole della “poesia sogno” non si sottomettono alla comprensione poiché esse rendono servizio alla “libertà” dell’inconscio di vivere nella realtà del diurno.
Paul Eluard scrive:

“Sul mio cane ghiotto e tenero
Su le sue orecchie dritte
Su la sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome”

E' dove la cerco anche io, adolescente lettore di Paul Eluard, poiché libertà non cessa di nascondersi, sussurra Sapountzì (o a suggerire sono coloro che hanno tradotto per me?):

“ E soprattutto resto
nella sua zona d'infinito
lì dove cambiano senso
criminose e imploranti
lì dove si nascondono chiave e porta”

Ringrazio autori, traduttori, editori per continuare a farmi sognare e auguro a chi leggerà di poesia una buona attività onirica.

 

Note:
1 Carabba Enzo Fileno - Il giardino di Calvino - Ponte alle Grazie - 2023
2 - Rilke. R. M. - Le storie del buon Dio" - Rizzoli - 1978
3 - Sapountzì
Eleftherìa - In un tempo di eterno presente - edizioni Ensemble - 2022
4 - Freud S. - L'interpretazione dei sogni - Opere - Bollati Boringhieri

 

 

Formazione SIPsA allo psicodramma analitico – Laboratorio di I livello

Che cosa è lo psicodramma?

Lo psicodramma analitico ha origine negli anni ’60, grazie alla coppia di psicoanalisti francesi, Genie e Paul Lemoine.

Esso si presenta come originale elaborazione di teoria, metodo e setting freudiana sul funzionamento della mente.
Lo psicodramma è studiato e sviluppato, nella SIPsA, come un dispositivo psicanalitico. Si svolge tramite incontri in gruppo, di solito settimanali, della durata un’ora e mezza.

Come accedere al percorso formativo delle SIPsA?

La SIPsA è organizzata in Centri Didattici.

Il Centro Didattico Aletheia di Roma per l’anno 2023-2024 si è proposto di attivare il Laboratorio di psicodramma analitico di Primo Livello.
Coloro i quali, al termine di questo primo laboratorio, mostreranno interesse a proseguire, potranno portare avanti l’esperienza analitica in gruppo anche l’anno successivo. Coloro i quali hanno la qualifica professionale, potranno inoltre sperimentarsi nella posizione di animatore e di osservatore per mezzo della supervisione dei formatori SIPsA.

A chi è rivolto l’incontro mensile del laboratorio di I livello?

È aperto.

Quale è il suo obiettivo?

Ogni domanda cerca una soluzione la cui risposta richiede l’altro. Ciò implica la capacità di attingere alle proprie competenze umane che mutano nel corso del tempo. Poiché non tutte le domande trovano una definizione, né tutte le risposte sono esaurienti, si originano strati di interrogativi che vengono riposti e dimenticati, richiedendo un gravoso dispendio di energie emotive e cognitive solo per conservarle. Avere un luogo e un tempo per poter rappresentare i propri “incompresi” e a volte “incomprensibili” bisogni, personali o professionali rende meno energivoro il lavoro della psiche. Nel gruppo di Psicodramma analitico gli interrogativi sulla realtà del vivere e il vissuto del sogno vengono rivolti alla coppia di analisti, trovando un interlocutore in loro come nei partecipanti. Il gioco psicodrammatico conduce allo svelamento di ciò che nel tempo è stato accantonato e dimenticato, rendendolo materiale riutilizzabile. L’esperienza che si ripete, come la domanda che non ha soluzione perdono la qualità di ostacolo. Infine, grazie alla dimensione corale del setting, ciascuno individua nel tempo originali percorsi di ricerca personali e professionali, potendo utilizzare le risorse celate nell’inconscio.

Chi animerà gli incontri?

Nicola Basile, psicoanalista, didatta SIPsA, lavora a Roma, nello studio “Nuovi Percorsi” in via A. Borelli di Roma di cui è fondatore. Cura dal 2005 il sito https://www.nuovipercorsi.it/.

Alessandra Corridore, Psicoterapeuta, Psicologa Analista con funzione di docenza C.I.P.A.  (Centro Italiano   di   Psicologia   Analitica),   socio I.A.A.P.   (International   Association   for   Analytical   Psychology), associato   SIPsA   (Società   Italiana   di   Psicodramma   Analitico).   

Dove e quando si svolgerà il primo incontro e i successivi?

Il 09/09/23 a Roma in via Nomentana 333 C, con orario ridotto, 9,00 – 12,05.

A seguire i primi tre incontri si svolgeranno nelle date del
21 ottobre 2023;
11 novembre 2023; 9 dicembre 2023 
secondo il seguente orario:

• 9,00 - apertura
• 9,15 - 10,30 - prima seduta
• 10,30 - 10,45 - break caffè
• 10,50 - 12,05 - seconda seduta
• 12,10 - 13,10 - pausa pranzo
• 13,15 - 14,40 - terza seduta
• 14,45 - 16,00 - - quarta seduta

 

Costo?

Il 09/09/23 è richiesto il desiderio di partecipare.

Da ottobre il costo sarà di € 100 mensili.

Informazioni e Iscrizioni

Nicola Basile

• cell. 3296322722 (lasciare messaggio su whatsapp per essere richiamati)

• mail: nibasile@libero.it

Riflessioni per un nuovo cammino

Contributi per il
Seminario SIPsA di Polivisione
in setting di Psicodramma analitico
in presenza
del 24 giugno 2023

"Incontrare il mondo fuori dalle stanze di terapia"

di Stefania Falavolti
S.I.Ps.A - Centro Didattico Aletheia - Lazio

È stato detto che: “mettere su un gruppo è innanzitutto mettere in scena il desiderio dell’analista” … ma quale desiderio? Qual era, lontano nel tempo, quel desiderio che fece da levatrice ai primi gruppi di poli visione? Non è dato sapere davvero cosa sia accaduto, era forse per :“incontrare il mondo fuori dalle stanze di terapia?”
Curioso pensiero che il mondo non ci sia negli studi, dove entrano tante persone col loro bagaglio di sofferenze e problemi, chissà quale mai sarà la sostanza del mondo che sfugge e si vorrebbe trovare. Come se quegli essere umani non fossero fatti della stessa carne e dello stesso sangue di quelli di fuori, vittime di guerre e disastri, che ripetuti mille volte nelle cronache visive, finiscono per svaporare come personaggi di un incubo alla luce dell’alba.

"Misurare la distanza"

Occorre misurare la DISTANZA, quella giusta, tra l’uno e l’altro, tra gli altri e noi, così al riparo dei nostri saperi. Bisogna chiedersi se intervenire o astenersi, se rischiare di agire come un occupante che viola un territorio straniero o astenersi, lasciando che il tempo faccia il suo corso. Un dubbio turba il silenzio, se intervenire fosse invece lasciarsi andare ad un incontro ravvicinato con l’alieno che abita anche dentro di noi, e che urla il suo dolore, la sua rabbia fatta di paura e di impotenza. Non chiudere gli occhi allora ma aprirli su uno spazio di presenza e riuscire a vedere la morte che ci cammina accanto dal primo vagito. Non è un fantasma, è questo il reale che ci paralizza e ci affascina, che ci toglie la parola, cosa possiamo dire su di essa, innegabile padrona delle nostre vite?

"La grande bugia"

La pandemia irrompe come un tornado, ci fa ritirare da quel mondo che cerchiamo e che solo ora ci appare così ostile e così bello, nei suoi cieli purificati per qualche mese dalle nostre scorie, dagli animali tornati liberi nei mari e nelle città, ad essere in gabbia siamo noi ora, quelli che si credevano i padroni della terra. Nella distanza forzata anche da quelli che ci sono più cari, nell’esclusione dei corpi, ridotti a fotogrammi, riscopriamo l’invincibile desiderio di contatto, ci accorgiamo che è possibile fermarsi, guardare ed ascoltare. È esplosa la grande BUGIA che rincorrendo l’irraggiungibile eudemonia, si potesse sconfiggere Lei, la nera Signora.

“Casa di un altro mondo"

Sorge così la tentazione di costruirci una “casa di un altro mondo” dove incontrare una nuova versione di noi e delle nostre vite, riscriverle da capo, riscoprire forse quanto, lungo il nostro cammino sull’orlo dell’abisso, sia fondamentale e bellissimo cercare di incontrare l’altro, sia dentro che fuori di noi, anche se solo per un fugace attimo, anche se costerà dolore.

“Ecco! Incominciamo”

di Novella Basile
S.I.Ps.A. - Centro Didattico Neoarchè - Puglia
“Ecco! Incominciamo” come a dire “Ci siamo! Andiamo a vedere!”, con la promessa che alla fine ne sapremo di più.
È così che è incominciata per me l’esperienza con la Polivisione. Era giugno del 2020 e il mondo stava vivendo un momento di grande difficoltà. Un piccolo essere invisibile e perturbante insidiava i nostri corpi, ci costringeva a fare i conti con l’imprevedibilità e la precarietà della vita. Come lo specchio che, nella fiaba della Regina della Neve, va in frantumi e con le sue schegge manda il mondo sottosopra seminando il male, così l’invisibile Sars19 destabilizza, spaventa, rinchiude gli umani in un guscio protettivo. Ma proprio quando le porte sembrano tutte chiuse ecco che si aprono le finestrelle ed io intraprendo un bel viaggio che si chiama polivisione.

“Rete”

La rete ci aiuta e ci consente di comunicare dandoci la possibilità di nuovi incontri. Si accorciano le distanze e si avverte la vicinanza al di là dello spazio. Ci siamo, ci guardiamo, ci parliamo e iniziamo un percorso insieme. L’incontro con i miti e con le fiabe mi riporta all’immaginario dell’infanzia e mi permette di rileggere il nuovo senso di narrazioni tutt’altro che rassicuranti. Le fiabe ci conducono nel fitto bosco dei nostri fantasmi dove ci si può perdere, ci si può smarrire, si può inciampare nei rovi, ma si può anche ritrovare la strada del proprio desiderio. Strada non sempre lineare, spesso impervia e difficoltosa, ma che merita di essere percorsa.

“Si può vedere in tanti modi”

 Poli/visione, cioè si può vedere in tanti modi, scoprire più orizzonti della visione, si può cogliere in superficie, ma si può andare in profondità: ci sono sguardi che ci hanno turbato, sguardi che abbiamo temuto e sguardi che ci hanno accarezzato. E poi la voce, questa sconosciuta che sembra non appartenerci, che quando esce si perde, la voce è un oggetto perduto, ci sfugge, se ne va.  Voce di dentro e voce che se ne va, si perde nel momento della sua emissione, oggetto così intimo e così altro. Sguardi, voci ed ora il corpo che torna a farsi vedere per intero, a esigere la sua presenza, a incontrare l’altro senza schermi, che velano, che lasciano intravvedere, ma che nascondono. Ognuno di noi può essere Kai o Gerda espressione dell’assenza di emozioni, dell’indifferenza oppure della ricerca dettata dal desiderio dell’incontro con l’altro.

“L'ideale idoneità”

di Giuseppe Preziosi

S.I.Ps.A - Centro Didattica Apeiron - Lazio
“Gli analisti sono persone che hanno imparato a esercitare un'arte determinata e per il resto si deve concedere loro di essere uomini come gli altri[...] Che il futuro analista sia un uomo perfetto prima di iniziare a occuparsi di analisi e, cioè, che a questa professione (Beruf) si dedichino esclusivamente persone di tanto elevata e rara perfezione, chiaramente non si può pretendere. Ma dove e come il poveretto si può procurare l'ideale idoneità di cui abbisogna nella professione?”

Freud continua poi con altre parole ed altre riflessioni, io preferisco fermarmi qui, a questa domanda. E rispondermi  che il “poveretto” rinunciando ad un “ideale idoneità di professione” ritrova ogni volta il suo desiderio nella possibilità di concludere e riaprire, nel fondare e terminare. Nell' appassionarsi alla soglia, alla marginalità di un sempre inconcluso, insaturo sento spesso dire nei corridoi della Scuola. Un continuo rilancio che nutre e interroga dispositivo, teoria e prassi.

Crediti

Freud Sigmund - Analisi terminabile e interminabile_ Bollati Boringhieri 1977
Basile Nicola - S.I.Ps.A - Centro Didattico Aletheia - Lazio -  Fotografie di San Bruzio, Magliano in Toscana.
La principessa delle Nevi - fiaba russa

Contatti e informazioni

Il seminario del 24/06/2023, h 9,30-13,00, in presenza in via Nomentana 333/c è aperto a coloro che con noi desiderano interrogare attraverso il dispositivo dello Psicodramma analitico, i nodi che la relazione di cura pone alla società. Il seminario come sempre non è gratuito. La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere informazioni scrivere a Nicola Basile - nicolabasile.edu@gmail.com
nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono.
Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.
Altrimenti inviare un messaggio WhatsApp a Nicola Basile - 3296322722

POLIVISIONE

a cura di Nicola Basile

25 | MARZO  2023 | h 9,00 13,00
c/o Asilo Nido Per Fare Un Fiore via Nomentana 333/c Roma

POLIVISIONE SEMINARIO IN SETTING DI PSICODRAMMA ANALITICO

Il seminario del 25/03/2023 è aperto a coloro che con noi desiderano interrogare attraverso il dispositivo dello Psicodramma analitico, i nodi che la relazione di cura pone alla società. Il seminario come sempre non è gratuito. La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per informazioni scrivere a: nicolabasile.edu@gmail.com
indicando il proprio nome, professione, numero di telefono. Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.
Altrimenti inviare un messaggio WhatsApp a Nicola Basile - 3296322722

Riflessi di notte

“Intervenire o astenersi? Questo è il problema.”

elaborazione dell’esperienza di osservazione
seminario SIPsA on line di Polivisione
in setting di Psicodramma analitico
febbraio 2023
dott.ssa Stefania Falavolti

"Assenza di corpi”.

Si è partiti da qui nella seduta in assenza di corpi, ognuno chiuso nella propria finestrella. Facile assentarsi, dissimulare disagio o imbarazzo.
Fluttua una domanda: intervenire per aiutare, può significare una occupazione, quasi militare, dello spazio dell’altro, entrare nel suo territorio da nemico fingendosi amico; pensare di liberarlo e farlo stare bene per forza, dall’alto di chi sa cosa sia il suo bene?

"Fare finta di non vedere o non vedere davvero?"

All’opposto astenersi cosa può significare? Lasciare che l’altro si liberi, ne trovi le forze o tenersi fuori dalla relazione? Forse ritirarsi e trincerarsi nel proprio spazio sicuro, protetto da regole astratte, nell’illusione di proteggersi dal contagio. Fare finta di non vedere o non vedere davvero la carne lacerata ed il sangue di persone ferite, traumatizzate ed abbandonate, umiliate. Non tendere, non solo e non tanto una mano od un cibo, ma uno sguardo vero ed un ascolto attento che restituisca dignità di persona. Poter sopportare il dolore dell’altro scoprendo che non è poi così diverso dal nostro, di ieri e se non di oggi forse di domani, che anche la nostra carne sanguina, anche la nostra anima si lacera. Questa somiglianza consente di comunicare pur con linguaggi diversi. Anche astenersi allora può diventare qualcosa di ostile, se fatto per sentirsi superiori alle fragilità umane. Nessuna analisi, per quanto lunga ed accurata, potrà mai, per fortuna! Guarire tutti i mali e far scomparire tutti i buchi…Non esiste una soluzione certa e perfetta.

"Conservare la fiducia di poter risalire insieme"

Abbandonarsi un po' è lasciarsi cadere in una voragine oppure scendere, accompagnando l’altro negli Inferi, scoprirne i gironi, riconoscere volti e pene già noti, trovarne di inaspettati e terribili. Occorre conservare la fiducia di poter risalire insieme, provare a credere di poter volare come l’eterno bambino Peter ed i suoi amici che lui fa cospargere di polvere magica. Anche questo, però, rappresenta un rischio, quello di farsi catturare dalla fantasticheria di un mondo immaginario e restare prigionieri dell’Isola che non c’è. Tale pericolo può fare persino più paura del contagio del dolore e della morte.

“Colui che soffre è in perenne rivolta contro la realtà…"


Ad un grande baratro di fuoco si contrappone un empireo senza confini certi, in entrambi i casi ci si sente “sperduti”, bruciati o trasformati, direi fuori luogo. Il punto è che, come dice Ferenczi “colui che soffre è in perenne rivolta contro la realtà…è fuori di sé”[1] sempre più estraneo a sé stesso, ognuno perso in un proprio mondo infernale od estatico, dominato da leggi e linguaggi incomunicabili, più di quanto ciascuno di noi non lo sia già.

"Occorre una guida"

Per trovare la strada di casa e riuscire a ri-conoscersi spesso occorre una guida, almeno un poco più esperta, che abbia attraversato e superato lo stesso cammino e simili paure, ma sappia accettare di poter sbagliare e cadere di nuovo ma con la consapevolezza di sapersi, magari a fatica, rialzare. Guide e/o compagni di un viaggio difficile e pericoloso, questo il lavoro di un gruppo, soprattutto in presenza, corpi che incontrano altri viandanti, che possono riconoscersi fra naufraghi e fuggiaschi, anche se di vari colori e multipli idiomi. Ci si può guardare ed alzarsi dalla sedia, mettendo in comune il poco ed il molto che ogni essere umano reca con sé. Riuscire a scalare montagne e guardare negli abissi mantenendo i propri passi saldi sul sentiero, uno sguardo verso il cielo ed un altro alla meta lontana. Ritrovarsi alla fine, attraversato il mare in tempesta, intorno ad un fuoco che scalda ma non brucia, confrontando incubi e sogni, paure e speranze, rimpianti e progetti, scoprendo con stupore di essere riusciti a comunicarsi qualcosa.

Note:

[1] Sandor Ferenczi  “Diario Clinico” pag. 85-86, Raffaello Cortina ed., Milano 1988
[2] Fotografie di Nicola Basile

Contatti e informazioni

Il seminario del 25/03/2023, h 9,30-13,00, in presenza in via Nomentana 333/c è aperto a coloro che con noi desiderano interrogare attraverso il dispositivo dello Psicodramma analitico, i nodi che la relazione di cura pone alla società. Il seminario come sempre non è gratuito. La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere informazioni scrivere a Nicola Basile - nicolabasile.edu@gmail.com
nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono.
Riceverete una mail e messaggio WhatsApp di conferma.
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Lettera da un interpellante di mezza età

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera in merito al seminario di Polivisione di febbraio 2023 [1]

Phersu Tomba degli auguri Tarquinia [2]
Un commento avrei voluto farlo quasi subito, ma la cronaca, aggiungendo nuovi fatti ad alcune delle stesse emozioni che animavano l’incontro, ha rallentato il metabolismo: è sempre più complicato assimilare gli urti emotivi, chissà quali e quante le ragioni alla base di questa difficoltà.

Inizierei però dalle cose che non avevo capito: ad esempio, non avevo capito che il gruppo, questa volta, vedeva prevalere numericamente gli operatori professionali rispetto al numero di coloro che interpellano le conoscenze di tali professionalità.
E non avevo compreso se tutte le parti dell’introduzione al seminario, da ‘Interrogativi sospesi’ a ‘Concludo con una piccola storia clinica’ fossero state scritte da uno stesso autore; mi era sembrato anzi dover propendere per una scrittura a più mani, impressione comunque cambiata dopo la partecipazione: avrò infine interpretato correttamente?

E, per finire, non ero stato in grado di farmi un’idea di come gli argomenti dell’introduzione potessero – ove mai ciò fosse effettivamente previsto per quell’incontro – tendere ad inglobare anche il possibile riferimento ai termovalorizzatori (intesi come totem simbolico dello scarto, quantomeno); nella mia ricorrente ingenuità, mi era tornato in mente (ma che non sembri un riferimento irriverente, giammai, perché tale non vuole assolutamente essere) il titolo di uno dei film del compianto Massimo Troisi, ovvero ‘Pensavo fosse amore, invece era un calesse’. Perché mi era venuto in mente questo titolo? Solo ed esclusivamente per la apparente mancanza di affinità tra la parola calesse e la parola amore, un po’ come potrebbe sembrare sulle prime, a sprovveduti come me, nel confronto tra il concetto di termovalorizzatore e gli argomenti alla base della ricerca della cura dell’io.

E così possiamo passare alle emozioni.
Quella forte dei colori, quelli familiari che cercavano di avvolgere giovani che sono dovuti fuggire dai loro paesi e che speriamo riescano a sentirsi accolti qui, nonostante ora il nostro paese si dimostri, per analoghe situazioni, rudemente e muscolarmente incapace di accogliere. Mi sono trovato a sorprendermi (senza che nulla possa ovviamente giustificare tale sorpresa) di come, nel racconto della sua collega, l’emozione si manifestasse in modi così, come dire, ‘familiari’: una involontaria sorpresa la mia, una osservazione quasi bizzarra, come se le modalità reattive degli operatori professionali fossero destinate sempre a presentarsi diverse da quelle degli ‘interpellanti’ (mi lasci usare questo termine come sintesi, pur ingiustificabile, per ‘coloro che interpellano le conoscenze’ usato sopra).
Quella forte di tornare a incontrare una compagna del viaggio di tanti anni fa e di incontrarla ora in una vita tutta nuova e in una diversa città antica (antichità che sarebbe stata scossa qualche giorno dopo da una assurda tragedia moderna dei servizi di trasporto), di sentire che anche lei riconosceva subito l’altro viandante, invitandolo di nuovo a interpretare un ruolo a ciò chiamando in causa un ricordo di serietà (forse aveva usato un altro termine, non sono sicuro, io, di ricordare bene): un ricordo che ti fa bene all’anima e ti muove alle parole, nel gioco e non solo per il personaggio interpretato, la parola dignità.
E infine, l’emozione del contrasto tra le parole curare e prendersi cura: mi ha fatto tornare in mente quando dicevo che avrei forse scritto un giorno un libro su ciò che divora un ‘interpellante’, un libro che sono felice di non essere più capace di scrivere. Però credo di poter immaginare alcune delle sensazioni che potevano agitare chi ha posto all’operatore professionale il confronto tra i due termini.

Ne propongo a lei altri, prendendoli dall’ultimo brano dell’introduzione al seminario, dato che nel brano mi era, solo sulle prime, venuto di identificarmi, ‘dispiacendomi’ un po’, sempre e solo sulle prime, appunto per alcune parole che avrei sostituito:
- Uomo di mezza età: perché non solo ‘uomo’? Io, ad esempio, chiamo spesso in causa, ormai, la mia ‘veneranda’ età, ma, non so perché, se mi ripenso ‘interpellante’, quella descrizione mi suona male, forse perché da quel percorso si spera di uscire ricondotti, in un certo senso, all’indietro, a quando il male oscuro non ti aveva ancora reso improvvisamente ‘vecchio’; così la specificazione dell’età sembra assegnarti, invece, ad un percorso che va inevitabilmente solo in un senso, quello del tempo che passa senza consentirti mai di ritornare un poco anche all’indietro, di risentirti, appunto, di nuovo un po’ più solamente uomo e un poco meno vecchio;
- Lamentazioni sempre identiche, di racconti noiosi di lavoro e quotidianità: perché non solo ‘racconti sempre identici, di lavoro e quotidianità’? Quante volte io per primo, da ‘interpellante’, ho definito inutili lamentazioni noiose le cose che dovevo raccontare; io per primo non capivo dove, quando e perché la varietà della mia precedente narrazione quotidiana si fosse dovuta trasformare nell’asfissiante inutile ritornello del tentativo di dare un volto al mostro che ti corrode; ancora ora, però, a leggerle così (come comunque erano, certo), ti fanno tornare in mente la paura che il mostro possa tornare …

Ma arrivando invece alle conclusioni, senza per fortuna lasciarsi nuovamente agitare dalle ansie, che dire: un incontro davvero stimolante, nel quale riesco a identificare in via separata – ciò che mi appare una vera fortuna, ripensando ad anni fa – da una parte l’effetto delle emozioni, dall’altra una nuova interessante vista sul mondo della sua professione.
Grato per l’invito e curioso per i prossimi, se questi commenti non le sembreranno ingiustificabilmente irriverenti.

Un caro saluto e a presto.

[1] lettera firmata

[2] Nelle pitture etrusche di alcune tombe di Tarquinia, e forse anche di Chiusi, tra varie scene sportive e giochi funebri, è raffigurato uno strano personaggio mascherato denominato phersu. Phersu in etrusco voleva dire maschera (il nome si evince dalla chiara iscrizione apposta in due casi accanto al personaggio), da cui deriva l'italiano "persona", attraverso il latino persōna "maschera", nel senso di «apparato atto a far risuonare la voce». La paretimologia del latino persōna da per "attraverso" e sonare "suonare" è smentita dalla quantità breve della O del verbo latino sonare. https://it.wikipedia.org/wiki/Phersu

“Incespicare”

INCESPICARE

dalla polivisione del 24 /02/2023 alla polivisione del 25/03/2023
di Nicola Basile

 

 

Incipit

Come incipit della sessione aperta [2], Giuseppe Preziosi aveva rintracciato la richiesta di realizzazione della cura e il bisogno di poter toccare con un dito l’orizzonte dello stare bene, enunciati nel sacrosanto diritto di aspirare al guarire di chi soffre. In questi bisogni, diritti e desideri, Preziosi intravvedeva una logica commerciale che si esplicitava nella preghiera di tornare normali per essere riammessi da buoni consumatori, nella comunità da cui ci si sente esclusi.

 

Far di conto

Sappiamo che nella relazione di cura si deve fare i conti anche con il dare qualcosa in cambio, sofferenza contro benessere, pagare per ottenere qualcosa che non si sa dove andare a trovare, quando si rimane nell’etica in cui la vita umana è il primo valore da salvaguardare- Quando non c’è altro che passaggio di moneta per avere più moneta, come nelle truffe in cui si raggirano i deboli in nome di eventi millenaristici [3] si concretizza il rischio della speculazione economica. Il prendere cura di sé stessi tuttavia può scartare, interpreto così lo scritto di Preziosi, la questione del valore  nella nostra società, valore sempre alienato dal soggetto che ha perso la capacità produttiva e i mezzi per realizzarla se assieme al valore della vita umana si aggiunge quello della parola vera, quella che sfugge dal controllo, come nel sogno, nel lapsus, nelle metafore e metonimie interpretate dalle diverse forme artistiche.

Perdita di valore

Il valore si disperde, si volatilizza nei mercati azionari come nei sentimenti e nelle relazioni, se la parola diviene puro mezzo di propaganda politica, economica, ideologica, commerciale, rendendosi muta e inconoscibile. In effetti qualsiasi oggetto del nostro vivere quotidiano dopo un certo tempo perde il suo valore economico e con esso purtroppo il suo valore di uso, per andare nella direzione del rifiuto o dell’oggetto di antiquariato. Nel primo come nel secondo caso se non sappiamo come utilizzare la perdita delle caratteristiche di utilizzabilità di quell’oggetto, l’oggetto diverrà il problema di come smaltire qualcosa di inutilizzabile.

Il caso delle pile elettriche

È il caso delle semplici pile elettriche che una volta esaurito lo scambio di elettroni, divengono un dilemma per l’ecosistema, se qualcuno non le recupera e ne riutilizza i materiali. Le pile esaurite, quindi, vanno raccolte e non abbandonate come lo scarto dei nostri processi inconsci di pensiero che, se abbandonato e non riutilizzato, si fa materiale inquinante. Il desiderio può fare la stessa fine delle pile, inizialmente esso cerca degli spazi dove investire massivamente molte energie, lasciandone altri sprovvisti. La ricerca di amore può distrarre dall’affermazione negli studi come nel lavoro e viceversa creando disequilibri e spostamenti da una zona altra della vita emotiva e cognitiva dell’uomo, che andranno in seguito riequilibrati in un processo in cui tutto è continuamente mutevole ma che abbisogna di un equilibrio dinamico.[4]
Se l’equilibrio si fa statico, come nelle pile esauste, non c’è produzione di creatività ma una sorta di inutilità del desiderio stesso che lo fa sembrare irrecuperabile nonché superfluo, poiché viene sopraffatto dal bisogno di oggetti consumabili.

Vita sotto i rifiuti

Dal momento che il desiderio non può rassegnarsi all’inutilità, esso, pur di vivere, si nasconde sotto strati di rifiuti, difesa che anziché proteggerlo, lo immobilizza e alla lunga lo degrada. Il desiderio di vivere che vaga nei cassonetti delle nostre città, attrae coloro che vivevano di artigianato e migrazione fino a metà del ‘900, degradando abilità e tradizioni di una civiltà millenaria che sapeva ammaestrare i cavalli, riparare gli attrezzi agricoli, stagnare le pentole, creare musicalità struggenti che chiamiamo flamenco. E poiché nei cassonetti finisce il superfluo del superfluo, supermarket di ciò che per essere valorizzato richiede altro commercio, assistiamo a un’attribuzione di valore a una merce che chiamiamo rifiuti che rende rifiuti gli uomini e le donne che ne fanno merce.

Riutilizzo delle materie prime

Anche la parola, posta all’ascolto di qualcuno che non le chiede di rilucere ma la sottopone alla possibilità di non temere di essere catturata e esposta al commercio che l’ha svalutata, può accedere al riutilizzo delle sue materie prime, che nel caso dell’uomo e non delle pile, sono le relazioni con gli oggetti di amore della vita che altro non sono che i personaggi che hanno dato vita al dramma interno di ogni vita. Lo strumento parola, se viene disinvestito dal potere della fascinazione che accompagna la seduzione, permette il dire ciò che era stato scartato, rimosso, buttato, indifferenziato, liberando sonorità e colori sepolti sotto cumuli di sintomi.

Parole e parole

Avviene che, a febbraio di questo anno, il gruppo in setting di psicodramma analitico, trovi la parola di giovani uomini e donne che unendo le mani dipinte di giallo e blu, parlano dello strazio della carne viva della guerra da una scala di emergenza, palcoscenico coerente per lanciare simboli iconici e letterari che nutrano la vita e non confezionino bombe. Noi con loro affidiamo la preghiera alla voce di un megafono, affinché le onde sonore possano giungere all’altro. I portatori di queste parole e del gesto di solidarietà sono gli stessi giovani uomini e donne che parole come Pdp, curriculum, programmazione, valutazione, rendimento, rispetto mettono spesso all’angolo della vita stessa.

Il soggetto che non si rassegna

Chi è colei, chi è colui che li ricorda durante la sessione della Polivisione? È un uomo, è una donna, è il soggetto che non si rassegna a cercare la parola che può far uscire dall’emergenza, stratificazione di terre inquinate di difficile smaltimento soprattutto quando non ci sono strumenti culturali ma armi a risuonare nell’aria.  Il soggetto discorre riconoscendo la sua fragilità, poiché sa di non esistere se non  sa riconoscere il nucleo di desideri che lo ha originato, non importa né come né dove. In quella manciata di minuti in cui si svolge il seminario di Polivisione in setting di psicodramma analitico, si esplicita una frase interrogativa che si può scrivere approssimativamente così: “se non c’è il desiderio di dare origine alla vita e di afferrarla, la vita stessa non è data e il soggetto scompare”.

Il tragitto si interrompe

In una moderna e veloce metropolitana europea, il tragitto di una donna si interrompe davanti a un padre, una madre e una bambina, una famiglia che attende il turno per essere ammessi nell’Europa colta e progressista. Non chiedono, sono immoti eppure catturano il suo sguardo. Lei è straniera come loro in quelle gallerie, porta con sé un pacchetto, un piatto preparato per altri. Li supera, l’occhio forse non voleva farsi strappare il bene che le mani sorreggevano, ma la pietanza si fa inciampo, diviene offerta, baratto tra ciò che era e ciò che può essere. La pietanza si riempie di pietas. Durante il gioco drammatico, si ascolta un dialogo dove si incrocia la traduzione balbettante di almeno tre lingue, greco, inglese e italiano e un “Thank you” che risuona breve, acuto e grave a seconda di chi lo emette. Non c’è persecutore e perseguitato, uomini e donne, infans e simbolo si stringono per darsi una mano. Il giorno dopo quell’incontro, lo stesso luogo della stessa moderna metropolitana europea si fa cornice per l’assenza di corpi. I tre hanno forse ripreso il loro viaggio e la narratrice è alle prese con i resti di quel incontro: simbolo di tutti gli incontri possibili poiché l’incontro ora è in lei come nell’altro che è lontano.

Inciampo

Lo psicoanalista, di certo non nuovo alla conduzione del setting, inciampa anche lui, non ha parole a denominazione di origine controllata da offrire, poiché anche lui si riconosce nella staticità della pila esausta e ne soffre; ha memoria della fragranza di una pietanza il cui viaggio non troverà il porto sicuro perché intercettata dall’emersione della domanda silenziosa, evocata dalle traduzioni impossibili di continenti fratelli e terre sorelle nei sotterranei anonimi di una metropolitana.
Oggi siamo soltanto a 73, la conta che il mare di Cutro continua a scrivere sulla sabbia, pieno di rabbia per chi raggira i vivi con parole vuote, lui custode dei resti come della vita.
E la conta non sappiamo quando si fermerà.

note

[1] Conduzione del seminario di Polivisione, in setting di psicodramma analitico, febbraio 2023.
[2] Aperta a coloro che interrogano il desiderio della psicoanalisi nei gangli della società, essendo o non essendo psicoanalisti, invitati per aver lasciato scorrere parole che non chiedono e non chiedevano il brillio del futile e del consumo, svoltasi il 24/02/23.
[3] Vedi quanto sta accadendo nel comune di Roma a Trevignano, dove il terzo giorno di ogni mese folle attendono le lacrime di sangue da una statuina della Madonna acquistata a Medjugorje.
[4] I fatti che ci hanno indotto a credere nell'egemonia del principio di piacere nella vita psichica trovano espressione anche nell'ipotesi che l'apparato psichico si sforzi di mantenere più bassa possibile, o quantomeno costante, la quantità di eccitamento presente nell'apparato stesso. Quest'ipotesi non è che una diversa formulazione del principio di piacere, poiché se il lavoro dell'apparato psichico mira a tenere bassa la quantità di eccitamento, tutto ciò che ha invece la proprietà di aumentare tale quantità deve essere necessariamente avvertito come contrario al buon funzionamento dell'apparato, e cioè come spiacevole. Il principio di piacere consegue dal principio di costanza, invero il principio di costanza è stato infierito dai fatti che ci hanno obbligati ad adottare il principio di piacere … eppure dobbiamo ammettere che a rigore non è esatto parlare di un'egemonia del principio di piacere sul flusso dei processi psichici la legge demonia esistesse la stragrande maggioranza dei nostri processi psichici sarebbe accompagnata da piacere o porterebbe al piacere, mentre l'universale esperienza si oppone energicamente a questa conclusione punto dobbiamo dunque limitarci a dire che nella psiche esiste una forte tendenza al principio di piacere virgola che però è contrastata da altre forze o circostanze, talché il risultato finale non può essere sempre in in accordo con la tendenza al piacere. Freud, S. (1920) Al di là del principio di piacere, OSF IX
[5] tutte le fotografie sono state scattate da Nicola Basile

Contatti e informazioni

Il seminario del 25/03/2023, h 9,30-13,00, in presenza in via Nomentana 333/c è aperto a coloro che con noi desiderano interrogare attraverso il dispositivo dello Psicodramma analitico, i nodi che la relazione di cura pone alla società. Il seminario come sempre non è gratuito. La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere informazioni scrivere a Nicola Basile - nicolabasile.edu@gmail.com
nuovipercorsiviaborelli@gmail.com, indicando il proprio nome, professione, numero di telefono.
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La Signora degli scarafaggi

Riceviamo da Cristina Frioni e volentieri pubblichiamo

a cura di Nicola Basile

LA SIGNORA DEGLI SCARAFAGGI di Fabrizio Ansaldo

1969 Una donna americana si trasferisce a New York per cercare lavoro. La città è in fermento per i moti di protesta giovanili, il raduno musicale di Woodstock e la guerra del Vietnam. I vicini sono giovani hippie e a causa di un buco nel muro comunicante con la loro cucina, la donna si ritrova la casa invasa dagli scarafaggi…

Con Cristina Frioni e Luana Baroni al piano.

TEATRO FURIO CAMILLO - SAB 11 h 21 e DOM 12 h 18
Indirizzo: Via Camilla, 44, 00181 Roma RM
Telefono: 06 9761 6026

 

Esame radiologico presso il dipartimento di Radiologia del dr Maxime Menard presso l’Ospedale “Cochin” di Parigi.

“Vorrei che i miei pazienti stessero tutti bene”


Introduzione al seminario di Polivisione SIPsA
di Giuseppe Preziosi
Seminario aperto a coloro che interpellano la psicoanalisi.
24 febbraio 2023 h 19,30-21,00 su piattaforma Meet

L'educazione più aberrante non ha mai avuto altro motivo che il bene del soggetto

Jacques Lacan

 

“Interrogativi sospesi” 

Esame radiologico presso il dipartimento di Radiologia del dr Maxime Menard presso l’Ospedale “Cochin” di Parigi.Quanto chi è coinvolto in una relazione di cura deve augurarsi il bene di chi ha di fronte, che sia individuo, gruppo, classe, istituzione? Quando questo supposto bene è indizio di un respiro di desiderio o invece di un bisogno soddisfatto? E poi del desiderio di chi? Del bisogno di chi?

“Poi sono nate le differenze…”, viene detto nel gruppo

 

 

Esame radiologico
presso il dipartimento di Radiologia
del dr Maxime Menard
presso l’Ospedale “Cochin” di Parigi.

“Un tragitto non lineare”

Per un incontro definito aperto, decido di percorrere un tragitto non lineare per provare a sostare in queste domande, anzi meglio, un percorso parallelo, parallelo alla storia della psicanalisi, molto più antico, per molti un precursore stesso di questa. Decido di interrogare la Letteratura e la traccia è un testo di Walter Siti del 2021, “Contro l’impegno, riflessioni sul Bene in letteratura”, Rizzoli editore.

Vincenzo de Lucia
brevetto di un bigliardino a labirinto,
Afragola 1961

“Letteratura, brava infermiera”

Di Sconosciuto - http://www.san.beniculturali.it/web/san/dettaglio-oggetto-digitale?pid=san.dl.SAN:IMG-00002959, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=66638594“Letteratura, brava infermiera”        
Siti da acuto lettore e “osservatore” dell’oggetto letteratura si trova a constatare il ruolo che questa sembra essere forzata a interpretare nella nostra contemporaneità così preoccupata di offendere, ferire, patologizzare: il ruolo di difesa dei fragili, dei marginali, di coloro i quali sono “senza voce”. “L’idea sottostante è che il mondo sia malato e che alla letteratura tocchi come a una brava infermiera, di contribuire a risanarlo […] il valore terapeutico o ricostruttivo della letteratura si è esteso dalla psicologia individuale al dovere sociale; alla presentazione di un mio libro c’è sempre, ormai, chi mi chiede quale sia il messaggio positivo che voglio veicolare” (pag. 20). Questa idea della letteratura parte da una serie di dogmi intoccabili e impossibili da mettere in discussione. Siti ne elenca un po’: l’amore non può avere a che fare con la brutalità; il valore dei “sogni”, basta sognarlo per poterlo ottenere; la bellezza è verità e i bambini sono innocenti e tendenzialmente, aggiungo io, hanno sempre ragione. Ciò che si perde, aggiunge, con l’uso solo “benefico” della parola è la possibilità dell’avventura della parola, del suo valore di ricerca dell’inaspettato.

“Perdersi l’inconscio”  

 

https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3588120

In uno dei saggi del suo libro, si citano i quattro fondamenti della letteratura proposti in un notissimo blog statunitense (Brainpicking di Maria Popova oggi The marginalia): economizzare il tempo, renderci più gentili, guarire dalla solitudine, prepararci a superare i fallimenti. Non sembra l’auspicio condiviso di una buona psicoterapia (anche se analiticamente fondata)?

Sorprendentemente (o forse no) si scrive più avanti nel testo che ciò che rischia di perdersi è l’inconscio. “essendo figlio della profondità, l’inconscio non gode di buona stampa nel mondo della velocità orizzontale, anche perché è fulmineo nel rivelarsi in quanto sintomo ma ha bisogno di tempo perché l’io possa (in parte) riappropriarsene”.

“Concludo con una piccola storia clinica”

“Concludo con una piccola storia clinica

Un uomo di mezza età torna in stanza d’analisi dopo una interruzione di diversi mesi. Prima di questa “pausa” erano stati diversi gli anni trascorsi ad una seduta a settimana. Anni di lamentazioni sempre identiche, di racconti noiosi di lavoro e quotidianità. E per anni mi sono chiesto il senso di questo “incontro” sollecitato anche da una sua non sempre celata insoddisfazione per la mia posizione a-parte. Poco prima di una ricorrenza festiva arriva in ritardo in seduta e appena si siede, con aria grave e seria mi racconta senza un attimo di esitazione di un remoto ricordo del passato che coinvolge una figura genitoriale. Un ricordo banale, ma che solo in quel momento i gangli della rimozione avevano deciso di far riaffiorare. Dove ciò avrebbe condotto, non sapevo nel presente della seduta e forse non lo so ancora adesso, ma a seduta terminata mi sono chiesto se essere in presenza per tutti quegli anni, sforzandomi di mettere a tacere consigli, indicazioni, suggerimenti, affettività che pur questa persona suscita in me, fosse l’unica cosa che davvero potessi fare. Quanto invece, propendendo per un miglioramento della qualità della sua vita, appoggiandomi semplicemente al buon senso, al mio “supposto sapere”, all’onnipresente empatia avrei reso più difficile o forse impossibile, l’emersione di quel frammento, l’incontro con l’inaspettato?

Contatti e informazioni

Il seminario del 24/02/2023, h 19,30-21,00, è aperto a coloro che hanno desiderio di interrogare e interrogarsi sulla clinica del vivere, come sempre non è gratuito. La partecipazione richiede la fatica del proprio esserci e il desiderio della psicoanalisi.
Per per poter ricevere informazioni scrivere a Nicola Basile - nicolabasile.edu@gmail.com
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